Nasce Gaia-X. L’Europa del cloud sfida Amazon, Microsoft e Alibaba
Il governo tedesco svela il 29 ottobre «Gaia X», una infrastruttura cloud europea pensata per competere con lo strapotere dei colossi tech statunitensi e cinesi. Ma anche la Francia si prepara a lanciare un suo modello in Europa
di Alberto Magnani e Luca Tremolada
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Un’infrastruttura cloud tedesca, ed europea, per smarcarsi dal controllo di giganti statunitensi e cinesi come Amazon, Microsoft, Google e Alibaba. Il governo tedesco alzerà il sipario il 29 ottobre su Gaia-x, il progetto di un sistema cloud made in Ue che dovrebbe offrirsi come alternativa ai maxi data center (centri dati) sul modello degli Stati Uniti. Il ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier, aveva parlato dell’urgenza di recuperare la «sovranità digitale» della Germania, con un progetto che consentisse a privati, aziende ed enti pubblici di depositare i propri dati in infrastrutture sotto la giurisdizione Ue.
I dettagli saranno rivelati al «Summit digitale» del governo tedesco Dortmund, anche se i primi aspetti stanno emergendo dai documenti visionati da media tedeschi. Il progetto, che coinvolge pesi massimi come Sap, Deutsche Telekom e Deutsche Bank, non dovrebbe configurarsi come un data center unico ma una rete fra servizi cloud diversi. In teoria su scala nazionale, anche se l’ambizione dichiarata è espanderlo fino a una dimensione europea.
Chi sono i giganti sulle nuvole
Quello del cloud è una partita muscolare. Contano i numeri, i server, la tecnologia e anche le distanze. Secondo la società di consulenza Gartner, a livello globale Amazon è leader del public cloud nella declinazione Iaas (Infrastructure as a Service) con il 51 % contro il 13% di Microsoft e il 4 di Alibaba e il 3 di Google. Proprio nei giorni scorsi Microsoft ha fatto un dispetto da 10 miliardi di dollari ad Amazon , accaparrandosi una commessa miliardaria direttamente dal Pentagono.
Ma il Gruppo di Jeff Bezos resta la Juventus di questo campionato, che è rischia però di riguardare pochissimi attori. Secondo Synergy Research Group la crescita dei ricavi di Microsoft, Google e Alibaba ha superato di gran lunga il tasso di crescita del mercato. Se guardiamo agli ultimi dati le prime quattro nuvole stanno crescendo sempre di più a svantaggio dei fornitori di piccole e medie dimensione. Per il cloud made in Europe non sarà semplice. La presenza su territorio Ue è sicuramente un vantaggio. Ma oggi anche i big californiani hanno ormai i loro data center dislocati sul Vecchio continente. Addirittura, Ibm e Amazon sono presenti in Italia. Più tattica sarà la vicinanza culturale alla Gdpr, la normativa che disciplina tutti quei soggetti che gestiscono dati. Tra cui naturalment i grandi fornitori di nuvola.
La guerra (giuridica) del cloud
Il mercato del cloud ha scatenato una corsa al primato fra giganti privati come Amazon Web Service e Microsoft, solo per citare i due colossi più ingombranti in termini dimensionali. Ma le tensioni si sono manifestate anche sul fronte politico e, soprattutto, legislativo fra Stati Uniti e la Unione europea. I rapporti fra i due blocchi si sono surriscaldati con una certa frequenza negli anni dell’amministrazione Trump, ma in questo caso è stato anche il tempismo a giocare a sfavore. Nel 2018 è diventato applicativo il General data protection regulation, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati, un impianto di 99 articoli teso a difendere la privacy di cittadini e imprese Ue rispetto all’uso di informazioni sensibili a loro riguardo.


