Mobilità

Ncc, pressing sulla riforma: «Liberalizzare il trasporto in città»

Mercoledì 12 febbraio, alla Camera, la proposta di legge popolare. Serve «modernizzare le norme»

Roma, tassisti in piazza a Roma contro gli Ncc: "Fanno il nostro lavoro"

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Si ispira all’articolo 16 della Costituzione e da questo prende il nome l’iniziativa degli Ncc di Muoversì, l’associazione guidata da Andrea Romano, insieme ai Radicali che oggi alla Camera presenteranno una proposta di legge di iniziativa popolare per liberalizzazione il trasporto pubblico non di linea nelle città italiane.

«Oggi l’Italia merita una normativa moderna, che superi la legge 21/1992 basata su regolamenti degli anni Trenta del 900, per rispondere ai nuovi bisogni di mobilità di cittadini, turisti, imprese», spiega Romano.

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Il contenuto della proposta

La riforma è basata sulla libera offerta in risposta alla domanda reale, in base al principio per cui «è il cittadino a scegliere il mezzo di trasporto più idoneo ai propri spostamenti, non lo Stato a limitarne l’accesso», recita una nota. Di qui l’idea di una riforma che vada sotto il segno di «trasporto al pubblico» agevolando la circolazione delle persone «attraverso qualsiasi modalità disponibile». Questo, secondo “Articolo 16”, faciliterà la concorrenza, l’occupazione e abbatterà l’inquinamento. Il servizio sarà regolato attraverso un’autorizzazione regionale «subordinata all’iscrizione del richiedente, se persona fisica, o, se persona giuridica, di almeno un soggetto a essa legato da rapporto di servizio, alla qualifica di direttore tecnico al servizio di trasporto al pubblico di cui all’articolo 1, e alla dimostrazione della disponibilità di mezzi rispondenti alle caratteristiche di sicurezza, di agibilità anche per soggetti portatori di handicap fisici e di compatibilità ambientale», come recita l’articolo 2 della bozza.

La raccolta firme

Ma il cuore del provvedimento è racchiuso nei commi successivi dove è fatto divieto di limitare il rilascio delle autorizzazioni fatte salve le condizioni fissate dalla legge, mentre per garantire servizi minimi di trasporto le Regioni «verificano ogni due anni che il numero di autorizzazioni sia sufficiente a soddisfare la domanda di servizio». La sfida, per “Articolo 16”, è ora la raccolta delle firme: per presentare l’iniziativa legislativa ne servono 50mila.


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