Non c’è una leadership possibile senza cura delle persone
La capacità di coinvolgimento e di ascolto per relazionarsi tra individui prima ancora che con dipendenti è un fattore chiave per il successo
di Gianni Rusconi
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“Chi ha un ruolo apicale, chi deve guidare e prendere decisioni, spesso in solitudine, si veste di una corazza. Ma siamo persone, con le nostre debolezze e fragilità, e vale la pena fare ogni tanto una sosta di manutenzione per valutare se abbiamo perso quella sensibilità di fondo che ora è necessaria per governare la complessità”. Scorrendo la prima frase dell’introduzione al libro “Leadership di cura” di Valeria Cantoni Mamiani (docente e formatrice, nonché presidente di ArtsFor, società di consulenza culturale e sviluppo organizzativo), che riprende testualmente le parole di una manager che a gennaio 2021 partecipò a un suo webinar, si entra immediatamente nella dimensione di una questione al centro del dibattito ben prima che scoppiasse la pandemia.
Una questione la cui importanza, nell’economia del percorso di crescita di un'organizzazione, è però sensibilmente cresciuta nel corso degli ultimi due anni.“Non è stato il lockdown a dare direttamente vita a questo testo - racconta al Sole24ore.com - ma è indubbio che abbia molto contribuito a sedimentare queste tematiche. E la raccolta delle narrazioni individuali e collettive nelle sessioni tenute con i manager necessariamente online è stata decisamente utile per raccogliere materiale preziosissimo sul quale lavorare per definire le linee guida del leader di oggi e di domani”.
Chi dirige un’azienda, come si legge ancora nell'introduzione, è a un bivio: da una parte ha l’opzione di mantenere uno stile e un’idea di leadership verticale, patriarcale e assertiva; dall’altra ha la possibilità di aprirsi a forme inclusive e a un modo di vivere il ruolo senza troppo identificarsi in esso, procedendo orizzontalmente in mezzo ai cambiamenti. Alla natura autoritaria della prima scelta, basata sul principio della forza muscolare e sull’imposizione delle decisioni prese dall’alto, si contrappone un approccio votato a convertire la cultura organizzativa dal sacrificio alla soddisfazione condivisa, facendo dell’ascolto dei reali bisogni delle persone un punto focale e partendo dal presupposto che il benessere non è un traguardo a somma zero.
La “leadership di cura”, per l’appunto, è la ricetta che Cantoni Mamiani descrive in modo approfondito con l’intento (riuscito) di mettere a fattor comune il principio che solo grazie a valori come rispetto, fiducia, empatia, responsabilità e cooperazione si può attraversare (tutti insieme) questa fase storica contrassegnata da incertezza e vulnerabilità.
“La pandemia - aggiunge in proposito l'autrice - ha ribaltato molti criteri e modelli operativi, mettendo a nudo diverse criticità di gestione delle persone costrette a lavorare da remoto. Si è però aperta una grande opportunità di trasformare elementi negativi come la destabilizzazione, l’opacità, la perdita di controllo e la confusione in valori positivi e in un setting di capacità soft. Ma serve un profondo esercizio di autovalutazione e di autoconsapevolezza”.

