Non c’è solo DeepSeek: la Cina scende in campo con tutte le sue Big tech. La partita è apertissima
La Cina ha dimostrato che è possibile sviluppare sistemi di IA avanzati con risorse limitate, contribuendo peraltro alla crescita dell’ecosistema open source
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DeepSeek rappresenta un esempio di come la Cina stia diventando un attore importante nel campo dell’intelligenza artificiale, nonostante le restrizioni commerciali. La startup dimostra che è possibile sviluppare sistemi di IA avanzati con risorse limitate, contribuendo peraltro alla crescita dell’ecosistema open source, che potrebbe avere un impatto significativo sul futuro del settore. Negli ultimi dieci anni, Pechino ha investito massicciamente in intelligenza artificiale, con l’obiettivo di diventare un leader mondiale entro il 2030. Il governo ha stanziato ingenti fondi per la ricerca e lo sviluppo, attraverso programmi come il “Next Generation Artificial Intelligence Development Plan” e creando numerosi centri dedicati, tra cui l’Accademia di Intelligenza Artificiale di Pechino e l’Istituto Nazionale per l’Intelligenza Artificiale. Il grosso è stato fatto dalle aziende private, come Baidu, Alibaba e Tencent, i cui modelli generativi possono oggi competere con quelli occidentali e, visto il caso di DeepSeek, a costi minori.
Baidu Ernie
Ernie Bot è il chatbot basato sull’intelligenza artificiale di Baidu, un’azienda tecnologica con sede in Cina considerata una delle più grandi al mondo. Il nome sta per “Enhanced Representation through Knowledge” Integration ed è in fase di sviluppo dal 2019. Tuttavia, l’iterazione attuale è, ovviamente, basata sulla tecnologia dei modelli linguistici di grandi dimensioni anche se non direttamente comparabile con ChatGpt e soci, visto che l’accesso a Ernie è delimitato alla Cina. Possiamo però basarci su ciò che afferma la stessa Baidu. Il suo modello può generare testo creativo e di alta qualità in diverse forme, come poesie, script, articoli, e-mail, lettere, ed essere utilizzato per la generazione automatica di codice. Un vantaggio, o un rischio visto il Paese di riferimento, è la possibilità per il chatbot di identificare il tono emozionale di una conversazione, monitorando l’opinione pubblica sui social media e analizzando il feedback degli utenti.
Alibaba Cloud
Verso la fine dello scorso anno, Alibaba ha rilasciato i nuovi modelli open source della serie Qwen 2.5, sviluppati dall’unità Alibaba Cloud, uno dei principali provider di cloud computing e intelligenza artificiale al mondo. Per quello che rappresentano, sono considerati la versione cinese di LLama, sviluppato da Facebook. Tra le varie capacità condivise da altri “colleghi”, spicca il modulo Coder, da 32 miliardi di parametri ad oggi uno dei più performanti per la scrittura di codice informatico. Stando a vari benchmark specifici, é superiore in alcuni aspetti a ChatGpt 4o e Sonnet 3.5 di Anthropic. Un modello basato sul cloud o installato in locale, open source e gratuito, che rende all’improvviso inutili tutti gli altri creati per lo stesso scopo.
ByteDance Doubao-1.5-pro
La società madre di TikTok, social che ogni giorno rischia di essere bannato dagli Stati Uniti, a metà 2024 ha lanciato un nuovo modello di IA generativa che vuole competere con Sora di OpenAI piuttosto che con ChatGpt. Se già il chatbot Dubao di ByteDance avrebbe in poco tempo superato in popolarità il rivale Ernie Bot, a interessare maggiormente è il lato multimediale dei sistemi di IA, quelli più indirizzati ai creativi che all’utente medio. Jimeng AI può infatti realizzare video a partire da testi e foto statiche, con un abbonamento di circa 10 euro al mese, per poco più di 150 filmati mensili (e oltre 2 mila immagini). Le clip video durano in genere meno di cinque secondi ma hanno un’ampia gamma di contenuti, dai video promozionali a immagini artistiche, tutti personalizzati in base alle specifiche richieste. Secondo la cinese, i filmati hanno movimenti della telecamera fluidi e naturali, potendo persino controllare l’inquadratura e i cambiamenti di velocità.
Huawei Pangu
E poi c’è Huawei. Il nome più famoso di Shenzen ha posizionato i suoi modelli Pangu AI in settori strategici per la Cina: usi governativi, finance, manufatturiero, analisi terrestre. Nel giro di due anni, l’Llm è passato dalla versione 1 alla 4. Durante l’Analyst Summit (HAS) a Shenzhen dello scorso aprile, Huawei aveva rivelato l’aggiornamento di Pangu con oltre 230 miliardi di parametri, oltre a integrazioni che mettono in diretta competizione il gigante cinese con quelli occidentali. Qualche esempio? L’arrivo di un “copilota” per migliorare l’efficienza dei lavoratori in ufficio e la prossima generazione di Celia, l’assistente mobile del gruppo che è pronto a trasformarsi con l’avvento degli agenti di IA, proprio come Gemini. Celia potrà percepire le intenzioni dell’utente, fornire servizi anticipatori, riassumere i contenuti, condurre ricerche di immagini e dare supporto in diversi contesti. Se consideriamo che l’Llm di DeepSeek R1 utilizza un chip Ascend 910C di Huawei per l’inferenza, ecco uniti tutti i puntini. Sullo sfondo un dragone rosso, pronto a riprendersi la scena.


