Medio Oriente

«Non lasciate che il mondo distolga lo sguardo»: le ultime parole del giornalista di Al Jazeera ucciso a Gaza

Il 23enne Hossam Shabat è il 208esimo giornalista ucciso nella Striscia dall’ottobre 2023.

di Silvia Martelli

Giornalista palestinesi piangono il giovane collega ucciso lunedì in un attacco aereo israeliano a Gaza. (Photo by Omar AL-QATTAA / AFP)

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Ventitré anni e una profonda dedizione alla verità. Hossam Shabat, giornalista di Al Jazeera che negli ultimi due anni si è distinto per i suoi racconti della guerra tra Israele e Hamas, ieri è stato ucciso nel nord di Gaza. Dei testimoni hanno raccontato che la sua auto è stata presa di mira da un attacco aereo israeliano nella parte orientale di Beit Lahiya.

In collegamento da Deir el-Balah, nel centro di Gaza, Tareq Abu Azzoum di Al Jazeera ha detto che Shabat era stato già ferito in un altro attacco israeliano “ma ha insistito per continuare a fare il giornalista” a Gaza. “L’esercito israeliano ha preso di mira il suo veicolo senza dare alcun preavviso”, ha detto Abu Azzoum.

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Su Instagram, i colleghi di Shabat hanno condiviso le sue ultime parole.

“Se state leggendo questo, significa che sono stato ucciso - molto probabilmente preso di mira - dalle forze di occupazione israeliane”, dice il post.

Shabat ha scritto che negli ultimi 18 mesi di guerra ha dedicato “ogni momento” al suo popolo. “Quando tutto questo è iniziato, avevo solo 21 anni, uno studente universitario con sogni come tutti gli altri. Ho documentato gli orrori nel nord di Gaza minuto per minuto, determinato a mostrare al mondo la verità che hanno cercato di seppellire. Ho dormito sui marciapiedi, nelle scuole, nelle tende, ovunque potessi. Ogni giorno era una battaglia per la sopravvivenza. Ho sopportato la fame per mesi, ma non ho mai abbandonato il mio popolo”.

Shabat ha aggiunto di “aver compiuto il mio dovere di giornalista per Dio”.

“Ho rischiato tutto per raccontare la verità e ora, finalmente, sono in pace, cosa che non ho saputo fare negli ultimi 18 mesi. Ho fatto tutto questo perché credo nella causa palestinese. Credo che questa terra sia nostra, ed è stato il più alto onore della mia vita morire per difenderla e servire il suo popolo”.

Il giovane giornalista ha infine chiesto di “non smettere di parlare di Gaza”.

“Non lasciate che il mondo distolga lo sguardo. Continuate a lottare, a raccontare le nostre storie, finché la Palestina non sarà libera.

- Per l’ultima volta, Hossam Shabat, dal nord di Gaza.”

Il fratello del reporter ha detto che Hossam aveva sempre desiderato lavorare per Al Jazeera e che per adempiere al suo compito di giornalista non aveva visto la sua famiglia per 400 giorni. Il mese scorso era finalmente riuscito ad incontrare brevemente il fratello e la madre.

Le accuse di Israele

L’esercito israeliano da tempo accusava Shabat di essere un membro attivo di Hamas. A ottobre, l’Idf ha pubblicato informazioni su sei giornalisti di Gaza che riteneva essere anche membri di gruppi terroristici, tra cui Shabat. Al tempo, aveva dichiarato di aver scoperto documenti nella Striscia di Gaza che dimostravano come Shabat fosse un cecchino del battaglione Beit Hanoun di Hamas.

“Durante la guerra, Shabat ha compiuto attacchi e partecipato ad attività terroristiche contro le forze dell’Idf e i cittadini dello Stato di Israele. Questa è un’ulteriore prova dell’impiego di terroristi di Hamas da parte della rete mediatica Al Jazeera”, ha affermato lunedì l’Idf.

Crimini contro la stampa a Gaza

Shabat è il 208esimo giornalista ucciso da Israele a Gaza dall’ottobre 2023, secondo l’Ufficio governativo per i media (GMO) della Striscia. La scorsa settimana, un attacco dell’esercito israeliano a Khan Younis, nel sud, ha ucciso anche il giornalista Mohammad Mansour, che lavorava per Palestine Today. Abu Azzoum ha detto che Mansour è stato ucciso “nella sua casa insieme a sua moglie e a suo figlio” in un altro attacco che è stato effettuato senza alcun preavviso.

In una dichiarazione, l’Ogm ha affermato di “condannare fermamente la presa di mira, l’uccisione e l’assassinio di giornalisti palestinesi da parte dell’occupazione israeliana” e ha invitato i gruppi di difesa della stampa a denunciare “questi crimini sistematici contro i giornalisti palestinesi e i professionisti dei media a Gaza”.

L’Ogm ha aggiunto di ritenere Israele e il suo principale alleato, gli Stati Uniti, così come “i Paesi che partecipano al genocidio – come il Regno Unito, la Germania e la Francia – pienamente responsabili di aver commesso questo crimine atroce”.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha condannato l’uccisione di Shabat e Mansour e ha chiesto un’indagine indipendente per verificare se siano stati colpiti deliberatamente.

“L’uccisione deliberata e mirata di un giornalista, di un civile, è un crimine di guerra”, ha dichiarato Jodie Ginsberg, direttore generale del CPJ, aggiungendo che l’organizzazione sta indagando su diversi casi in cui Israele sembra aver deliberatamente preso di mira un giornalista.

La risposta di Al Jazeera

In una dichiarazione pubblicata sul proprio sito, Al Jazeera ha detto di “condannare fermamente” l’uccisione di Shabat e degli altri corrispondenti del network colpiti precedentemente, tra cui Samer Abu Daqa, Hamza Al-Dahdouh, Ismail Al-Ghoul e Ahmed Al-Louh.

“Al Jazeera afferma il suo impegno a perseguire tutte le misure legali per perseguire gli autori di questi crimini contro i giornalisti,” si legge. “Al Jazeera rinnova il suo fermo impegno a coprire gli eventi nella Striscia di Gaza, nonostante i continui attacchi e le molestie subite dai suoi corrispondenti e giornalisti”.

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