Intervista a Anton Berlin

Norilsk gigante russo dei metalli. «Le sanzioni? Problema per chi compra»

Il dirigente del gruppo minerario – fornitore chiave di nickel e di molti altri metalli per la transizione energetica – spiega perché non teme le misure minacciate contro Mosca

di Sissi Bellomo

(ozerkina - stock.adobe.com)

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La minaccia di sanzioni contro la Russia non spaventa Norilsk Nickel, gigante minerario che non solo è il primo produttore mondiale di palladio, ma è tra i maggiori fornitori dei metalli più ricercati per la transizione energetica, a partire dal nickel per le batterie, passando per rame e cobalto.

Il gruppo, a controllo privato, si sente relativamente al sicuro e comunque «anche se ci fossero sanzioni commerciali il problema non sarebbe nostro, ma dell’acquirente». Così Anton Berlin, Vicepresident Sales and Commerce di Norilsk, che si è lasciato intervistare dal Sole 24 Ore in occasione del debutto a Piazza Affari di un nuovo prodotto d’investimento: il GPF Physical Electric Vehicle ETC, un “fondo replica” basato su un paniere fisico di metalli usati nelle auto elettriche e ibride, ossia nickel, rame, cobalto, palladio e platino, che verranno custoditi nei magazzini del London Metal Echange (Lme).

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La società emittente è il Global Palladium Fund (Gpf), costituito nel 2016 dalla stessa Norilsk, mentre della distribuzione si occupa NTree, secondo lo stesso schema seguito per quotare alla Borsa italiana altri sei Etc a giugno 2021.

Il momento è delicato ma Berlin, responsabile di tutte le strategie commerciali del gruppo russo, non ha ritrosie a parlare del rischio sanzioni. «Eventuali misure non ci impedirebbero di esportare verso i magazzini Lme nel mondo: il metallo, mentre si trova in transito o nei magazzini di borsa, non violerebbe alcuna sanzione. L’impatto sarebbe solo sull’acquirente, se fosse di un Paese che ha imposto sanzioni contro la Russia e volesse farsi consegnare fisicamente il metallo. Ma in tal caso non sarebbe un problema di Norilsk e nemmeno del Lme».

C’è peraltro una scappatoia, ricorda il manager: la stessa usata da Sherritt International, mineraria canadese che produce nickel anche a Cuba e che come Norilsk è nella lista dei fornitori approvati dal Lme. «È possibile e quindi accade che clienti statunitensi comprino warrant (diritti di acquisto, Ndr) che rappresentano nickel di Sherritt estratto a Cuba. Se vogliono ricevere il metallo, sotto la loro responsabilità e sopportandone il costo finanziario, possono farselo cambiare prima della consegna con quello di un altro produttore».

La stessa Norilsk in caso di necessità potrebbe rifornire il fondo Gpf con metallo di altre società: «Vale, Bhp, Sumitomo o chissà – suggerisce Berlin – forse anche Norilsk Nickel Finland», la divisione finlandese del gruppo.

Il manager russo si sente comunque tranquillo. «La Russia è già stata colpita più volte da sanzioni in passato, ma la nostra società non è mai stata coinvolta, nemmeno nei momenti di maggiore emotività come nel 2014 (dopo l’invasione della Crimea, Ndr). D’altra parte lo Stato non è un nostro azionista, né esercita alcuna forma di influenza: siamo una società completamente privata».

Berlin non dimentica il precedente di Rusal, le cui attività furono paralizzate proprio nel 2014 dall’inserimento nella black list degli Usa del suo principale azionista, Oleg Deripaska. Washington tuttavia fu costretta a correggere il tiro. «Non avevano capito come funzionano i mercati delle materie prime, ma in breve tempo si resero conto del fatto che Rusal, con il 10% del mercato globale dell’alluminio, era un fornitore cruciale anche per gli Usa».

Norilsk non è meno importante, mette in guardia il manager russo: «Produciamo il 40% del palladio nel mondo. Sul mercato del nickel abbiamo una quota più piccola, intorno al 12-15%, ma anche qui saliamo al 40% se si guarda al nickel di alta qualità, quello più puro, che comprende anche il metallo nelle forme utilizzate per le batterie».

Sui rincari dei metalli (che di recente hanno spinto proprio il nickel ai massimi da undici anni) Berlin preferisce non fare commenti. «Non posso parlare di previsioni di prezzo, ma mi aspetto che la domanda aumenti. L’industria automobilistica in particolare è stata frenata dalla carenza di chip, problema che continua tuttora ma che gradualmente verrà risolto perché stanno costruendo nuova capacità. Siamo sulla strada della ripresa: penso che quest’anno vedremo una stabilizzazione e l’anno prossimo un ritorno ai livelli del 2019 se non superiori».

Quanto alle roboanti previsioni sul consumo di metalli per batterie, il dirigente di Norilk invita alla prudenza: «Sui volumi di cui avremo bisogno c’è un grande range di previsioni, ma personalmente mi allineo alla parte bassa della forchetta. C’è molto “whisful thinking”: la spinta alla green economy è dettata dalla politica e oggi i governi sono quasi forzati a stabilire obiettivi di decarbonizzazione, ma se vuoi davvero decarbonizzare i trasporti allora devi decarbonizzare l’energia con cui alimenti le auto elettriche. E devi costruire una rete adeguata di punti di ricarica»

«La gente – prosegue Berlin – spesso non si rende conto che le cose non avvengono per magia: servono tempo, denaro, risorse umane. Mi aspetto che la transizione sarà più graduale di come si tende a pensare. D’altra parte le case automobilistiche hanno tutte predisposto piani per l’elettrificazione della flotta, ma se si guarda nel dettaglio il 70% dei piani riguarda veicoli ibridi, non full electric».

Qual è il metallo che ha le migliori prospettive in un ottica green? «Tra quelli prodotti da Norilsk penso il rame e il nickel. Il rame serve davvero per qualsiasi applicazione, dai veicoli a batteria alla generazione e distribuzione di elettricità: ogni infrastruttura avrà bisogno di rame. Per il nickel invece la sfida sarà soprattutto trovare metallo che rispetti i criteri ESG, verso i quali c’è una sensibilità crescente».

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