Il via libera del Parlamento europeo

Migranti, ecco come funziona il nuovo patto dell’Unione europea

Una volta approvate formalmente anche dal Consiglio, le leggi entreranno in vigore dopo essere state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Ue

Patto per la Migrazione e l'Asilo, Von Der Leyen: "Solidarietà per gli Stati di confine"

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Il parlamento europeo con 322 voti favorevoli, 266 contrari e 31 astensioni ha dato il via libera finale al nuovo Patto di migrazione e asilo dei 27 portando a compimento un lungo lavorio diplomatico, con oltre tre anni di negoziato comunitario. Si compone di nove diversi provvedimenti legislativi. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen chiude così il suo mandato portando a casa uno dei dossier cruciali di questa legislatura. Presentato da Bruxelles nel settembre del 2020, a dicembre è stata raggiunta un’intesa provvisoria. Ora la parola passa al Consiglio: il via libera è atteso entro la fine del mese.

L’obiettivo del nuovo accordo è superare l’approccio nazionale e stabilire regole e procedure uguali in tutti gli Stati membri dell’Ue. Il sistema prevede identificazioni e rimpatri più veloci, e una maggiore solidarietà nei confronti degli Stati di primo arrivo.

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Ecco in dieci domande e risposte le principali novità dell’intesa.

Cosa cambia per lo Stato di primo approdo dei migranti?

Al centro della riforma c’è l’equilibrio tra responsabilità (da parte dei Paesi di primo approdo) e solidarietà (da parte degli altri). Le soluzioni approvate dall’Eurocamera non modificano nella sostanza il principio alla base del regolamento di Dublino, in base al quale la richiesta di asilo va presentata al paese Ue di primo approdo. A questo è ancora richiesto di raccogliere la domanda di asilo, gestire la persona e la pratica in tempi rapidi, ma può contare sull’aiuto degli altri, o in termini ricollocamenti o contributi finanziari.

Come funziona la procedura di screening?

La procedura di screening prevede che i migranti arrivati alle frontiere dell’Ue o salvati in mare (operazioni SAR, “Search and rescue”) vengano identificati entro sette giorni in centri appositi, dove verranno sottoposti anche a controlli di salute e di sicurezza. I dati biometrici (volti, impronte digitali) saranno raccolti nella banca dati Ue Eurodac (gli arrivi SAR saranno registrati separatamente per scopi statistici). È previsto un meccanismo di monitoraggio forte e indipendente in ogni Stato membro per proteggere i diritti fondamentali delle persone sottoposte a screening.

In che cosa consiste la nuova “Procedura rapida”?

I migranti che provengono dai Paesi che hanno una bassa percentuale di richieste di asilo accolte (il 20%) saranno incanalati nella nuova “Procedura Rapida” - in modo che tutti abbiano comunque la possibilità di avere la protezione internazionale - e saranno ospitati in Centri di permanenza speciali senza avere formalmente accesso al territorio comunitario. La domanda in questo caso dovrà essere evasa entro tre mesi. Chi non avrà diritto all’asilo dovrà essere rimpatriato entro altri tre mesi. Dalla procedura saranno escluse famiglie con bambini (se non ci sarà capacità adeguati nei centri) e minori non accompagnati (a meno che non pongano un rischio per la sicurezza). La capacità viene fissata al momento in 30mila posti l’anno, in grado dunque di trattare fino a 120mila persone.

In che cosa consiste la “solidarietà obbligatoria”?

Il Patto introduce una quota standard di 30mila ricollocamenti l’anno. Ma gli Stati membri potranno contribuire con misure finanziarie (20mila euro a migrante; l’importo viene determinato sulla base di due variabili: popolazione e prodotto interno lordo) o altre misure, come la presa in carico del rimpatrio di un migrante. In caso di crisi si prevede una possibile deroga temporanea alle procedure standard di asilo e la Commissione potrà intervenire per far sì che i Paesi in questione siano ulteriormente sostenuti. Sul piatto 600 milioni di finanziamenti all’anno, di cui possono beneficiare gli stati soggetti a maggiore pressione migratoria.

Sono previste delle sanzioni per i Paesi non solidali?

No. Fonti del parlamento europeo spiegano che si tratta di legislazione, quindi non ci sono sanzioni specifiche per un paese che non la rispetta. Esiste, come per qualsiasi legislazione europea, la procedura di infrazione della CE, che include anche sanzioni nel caso di inadempienza, mancata ricezione o violazione (esempi). Come sempre, sono i tribunali, nazionali e europei, che dovranno fare applicare le nuove leggi. Saranno possibili ricorsi come per qualsiasi legislazione nazionale e Ue, tanto più - concludono le fonti consultate - che si tratta nella maggioranza di regolamenti che non richiedono misure legislative ulteriori per essere applicati. Inoltre il nuovo accordo lascia la responsabilità dei rimpatri ai Paesi di primo approdo.

Quando viene riconosciuto lo status di rifugiato?

Gli Stati membri avranno il compito di valutare la situazione nel paese di origine sulla base dei dati forniti dall’Agenzia Ue per l’asilo. Una volta concesso, lo status di rifugiato sarà sottoposto a verifiche regolari. Chi ha richiesto protezione dovrà rimanere nel territorio dello Stato membro responsabile di esaminare la domanda o dello Stato che ha concesso la protezione.

Cosa accade in caso di pressione migratoria forte nei confronti di un solo o più paesi?

In caso di crisi, come è accaduto ad esempio nel 2015, si prevede una possibile deroga temporanea alle procedure standard di asilo e la Commissione europea potrà intervenire per far sì che i Paesi in questione siano ulteriormente sostenuti.

È previsto il coinvolgimento dei Paesi di origine e di transito nella gestione dei flussi migratori?

Nasce un nuovo paradigma basato su partenariati globali con i Paesi di origine e di transito verso l’Ue. Questo nuovo approccio inserisce la migrazione nei partenariati internazionali per prevenire le partenze irregolari e la perdita di vite umane, per combattere il traffico di essere umani e promuovere la migrazione legale verso l’Europa. Questa soluzione è criticata dalle associazioni che operano per la difesa dei diritti umani, che hanno denunciato «la fine del diritto d’asilo».

Come hanno votato gli italiani?

I deputati italiani del parlamento europeo hanno votato in maniera diversa. A favore quelli di Fratelli d’Italia, contrari quelli di Lega e Pd.

Quando entrano in vigore le nuove regole?

Una volta approvate formalmente anche dal Consiglio, le leggi entreranno in vigore dopo essere state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Ue. L’applicazione dei regolamenti è prevista dopo due anni. Per quanto riguarda la direttiva sulle condizioni di accoglienza, gli Stati membri avranno due anni di tempo per introdurre le modifiche nelle loro leggi nazionali.

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