Interrogatorio di garanzia martedì

Omicidio Cecchettin: Filippo Turetta nel carcere di Verona, la direttrice: è tranquillo

In cella sarà sorvegliato 24 ore su 24. Il legale Caruso: è molto provato. L’avvocato Emanuele Compagno ha rinunciato alla difesa

di Nicoletta Cottone

Aggiornato il 25 novembre alle ore 21

Delitto Cecchettin, Turetta sabato in Italia

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Filippo Turetta, accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin, è arrivato nel carcere Montorio di Verona, scortato dai carabinieri, proveniente dall’aeroporto di Venezia. Gli è già stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare per omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. Filippo Turetta, il 22enne arrestato con l’accusa di aver barbaramente ucciso Giulia Cecchettin, è stato estradato oggi dalla Germania. É stato prelevato questa mattina dal carcere tedesco di Halle e portato a Francoforte, per salire su un volo dell’Aeronautica militare che lo ha riportato in Italia. É atterrato a Venezia con un’ora d’anticipo rispetto al programma. Tuta e scarpe da ginnastica, giubbotto blu e barba incolta. Silenzioso, dimesso, è apparso disinteressato a quello che gli stava accadendo intorno. Il giovane è stato scortato dagli agenti dello Scip fino agli uffici della Polizia di frontiera. Lì gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare. Poi martedì l’interrogatorio di garanzia.

Condotto in carcere a bordo di una Lancia Delta con i vetri oscurati

Poi i Carabinieri lo hanno condotto fino al carcere di Verona. Trasportato a bordo di una Lancia Delta con i vetri oscurati, preceduta e seguita da automobili di scorta, è entrato nel carcere Montorio di Verona dopo quasi una settimana dal suo arresto in Germania, in autostrada vicino a Lipsia, dove è finita la sua fuga dopo l’omicidio dell’11 novembre. L’area di accesso al carcere è stata transennata dalla Polizia penitenziaria poco prima del suo arrivo, data la presenza di numerosi cronisti e troupe tv, e anche di alcuni curiosi.

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Palazzo Chigi: «sorprendente» la polemica sul rientro di Turetta

Intanto fonti di Palazzo Chigi definiscono «sorprendente» la polemica sul rientro in Italia di Filippo Turetta con un volo dell’Aeronautica Militare. Si tratta infatti «di una modalità consueta che garantisce la sicurezza del trasporto e il superamento degli ostacoli derivanti dal possesso delle armi degli agenti attraverso vari Stati». Ricorrere a un automezzo o volo di linea «significherebbe affrontare non minori spese di missione», rimarca ancora la Presidenza del Consiglio.

L’avvocato Caruso: Filippo è molto provato

Arrivato in carcere intorno alle 14.25, Filippo Turetta è stato sottoposto a «tutte le lunghe procedure» previste per i ‘nuovi’ detenuti: «É stato sottoposto a visita medica, a indagini di carattere psichiatrico per escludere eventuali rischi di carattere autolesionistico. Le condizioni sono accettabili, se così si può dire, - ha spiegato l’avvocato difensore Giovanni Caruso - certamente è molto, molto provato». Il 21enne «è adeguatamente assistito e protetto in un carcere di grande sicurezza», una situazione «tranquillizzante dal punto di vista della sorveglianza contro eventuali situazioni suscettibili di essere degenerate o di degenerare», cioè sia nel caso di ipotesi di aggressioni da parte di altri detenuti sia di possibili gesti autolesionistici. Non risulta ci siano stati cambi di imputazione.

L’avvocato Compagno rinuncia alla difesa di Turetta

L’avvocato Emanuele Compagno ha rinunciato alla difesa di Filippo Turetta. «Oggi pomeriggio ho rinunciato al mandato - ha detto l’avvocato Compagno - Con l’arrivo in Italia di Filippo considero concluso il mio lavoro di difensore d’ufficio. E anche se oggi mi aveva nominato difensore di fiducia ho preferito rinunciare a tale nomina. Avevo annunciato fin dal primo giorno ai familiari la necessità di un difensore di fiducia, nulla c’entrano le polemiche che qualcuno ha sollevato sul mio conto».

La direttrice Gioieni: procedure standard, è tranquillo

«Stiamo lavorando, si stanno applicando tutte le procedure di cautela che normalmente facciamo per tutti i detenuti. Lui è tranquillo», ha detto la direttrice del carcere di Verona, Francesca Gioieni, parlando con i cronisti di Filippo Turetta. «É stato accompagnato qui e ora stiamo applicando la normativa prevista, le procedure normali - attenzione, cautela, visita medica, immatricolazione, visita psicologica - quelle che si applicano per i nuovi giunti», ossia chi arriva per la prima volta dietro le sbarre. L’amministrazione penitenziaria «ha delle normative molto chiare - ha piegato la direttrice Gioieni - per la prevenzione dei suicidi», quindi, dopo la visita medica e dallo psicologo, viene portato in cella. Poi una cella del reparto protetti, una precauzione che si prende per motivi di sicurezza per evitare possibili ritorsioni o disordini all’interno del carcere data anche l’attenzione della stampa sul caso.

Turetta, direttrice carcere Verona: "È normale e tranquillo"

Nel carcere di Verona sorvegliato 24 ore su 24

Sarà in isolamento, sorvegliato 24 ore su 24 per evitare gesti autolesivi, in una cella spoglia di due metri per tre. In carcere ha incontrato il suo legale, l’avvocato Giovanni Caruso, che era già arrivato nell’istituto penitenziario. I genitori dovranno invece essere autorizzati prima di varcare l’ingresso della casa circondariale, il che avverrà probabilmente dopo l’interrogatorio di garanzia in programma all’inizio della prossima settimana.

Ha ammesso di aver ucciso Giulia, ma la prova non può essere usata in Italia

Il giovane dopo una fuga lunga mille chilometri è stato arrestato dalla polizia tedesca a bordo della Grande Punto nera. Quella dell’omicidio e della fuga. Intercettato per un controllo dalla polizia lungo la corsia d’emergenza dell’autostrada A9 a Bad Durrenberg, a pochi chilometri da Lipsia. Mille chilometri percorsi dopo aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin e averla gettata in un canalone vicino al lago di Barcis. Quando Turetta è stato arrestato non ha opposto resistenza. L’auto della fuga non poteva ripartire: aveva finito metano e benzina. E Turetta non aveva più soldi. «Si è avvicinato agli agenti e si è lasciato arrestare», ha reso noto la polizia tedesca. Filippo ad Halle ha ammesso di aver ucciso la giovane studentessa. Una prova che però non potrà essere usata in Italia per l’assenza dell’avvocato difensore. Ha dichiarato di aver tentato di farla finita senza riuscirci.

Il gip: Turetta disumano contro l’ex fidanzata

Filippo Turetta accusato di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin deve stare in carcere per la sua pericolosità sociale «evincibile dall’inaudita gravità e manifesta disumanità» che ha mostrato contro la «giovane donna con cui aveva vissuto una relazione sentimentale», ha scritto il gip di Venezia Benedetta Vitolo nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. C’era una nitida volontà di uccidere secondo il gip. Per Filippo Turetta c’è un «grave quadro indiziario» da cui emerge una volontà omicidiaria «resa palese dalle modalità dell’aggressione», si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Filippo Turetta per il gip deve stare in carcere, perché potrebbe uccidere altre donne. Si legge in uno dei passaggi dell’ordinanza con cui il gip di Venezia Benedetta Vitolo ha disposto l’arresto, poi diventato mandato europeo di cattura eseguito in Germania. Intanto si moltiplicano in Italia le iniziative per ricordare Giulia Cecchettin.

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Un Falcon 900 lo ha riportato in Italia

Un aereo dell’Aeronautica militare - un Falcon 900 dell’Aeronautica Militare, lo stesso che sette anni fa riportò in Italia il fuciliere di Marina Salvatore Girone - è partito alle ore 8 da Roma con arrivo a Francoforte alle 10 per prelevare Turetta. La partenza dallo scalo tedesco è avvenuta alle 10.45, con destinazione Venezia, dove è giunto alle 12. Per decisione del Dipartimento amministrazione penitenziaria il giovane sarà recluso nel carcere di Verona, che ha una struttura per protetti. Un carcere con celle per detenuti, come “sex offender” e autori di reati a forte riprovazione sociale, che escludono qualsiasi contatto con altri detenuti. Insieme a Turetta verrà consegnata anche l’auto sotto sequestro, che sarà riportata in Italia.

La premeditazione: comprò prima lo scotch

Sempre un maggior numero di elementi fa avanzare l’ipotesi della premeditazione, per la quale è prevista come pena massima l’ergastolo. Sotto la lente l’acquisto di shotch on line qualche giorno prima dell’uccisione della ragazza.Lo scotch è stato trovato nella zona dell’ultima aggressione alla giovane vittima. La premeditazione è una variabile decisiva che nel futuro processo a Filippo Turetta, perchè lo porterebbe fino a una condanna all’ergastolo, senza poter chiedere il rito abbreviato. Per arrivare a contestare l’aggravante della premeditazione gli inquirenti stanno lavorando su numerosi elementi, tra cui pure l’acquisto on line pochi giorni prima dell’11 novembre di quel nastro adesivo che l’ex fidanzato avrebbe usato per impedire alla 22enne di urlare durante l’aggressione in due fasi, durata circa 25 minuti.

Il legale della sorella Elena: lavoriamo anche per l’aggravante di motivi abietti

Filippo Turetta «è un uomo senza empatia», che ha «lucidamente eliminato la sua ex», Giulia Cecchettin, «per punirla da quello che lui ha considerato un atto di insubordinazione subito, poiché, ormai, la nostra Giulia non rispondeva più alle sue aspettative». Per questo l’avvocato Nicodemo Gentile, legale di Elena Cechettin, sorella della 22enne uccisa, ha dichiarato: «lavoreremo affinché la Procura prima e i Giudici poi riconoscano a carico del Turetta l’aggravante del ’motivo abietto’». Un’altra aggravante assieme a quelle della premeditazione e della crudeltà che potrebbero essere contestate a Turetta. «Nessuna gelosia ma solo spirito punitivo», chiarisce il legale Gentile, anche presidente dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. «Turpe è la causale dell’omicidio e spregevole è tutta la condotta complessiva - aggiunge l’avvocato anche in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne -. La laurea di Giulia ha costituito il punto di rottura, di non ritorno. Infatti, questo traguardo della ragazza avrebbe reso Filippo sempre più piccolo e comportato il definitivo distacco della giovane, pronta a voltare pagina anche nel mondo delle sue relazioni». «Le donne - si legge nel comunicato del legale - devono smettere di fare ’le curatrici’ di uomini affetti da analfabetismo emotivo, devono pensare a loro e alle prime avvisaglie di comportamenti abnormi e morbosi da parte del partner, uscire in modo definitivo da dinamiche di controllo militare, comportamenti intrusivi e molesti anche quando non si usano le mani». La famiglia di Giulia è rappresentata anche dal legale Stefano Tigani, sempre dell’associazione Penelope.

L’interrogatorio di garanzia lunedì

I pm potrebbero presentare nuove accuse a carico di Turetta, tra cui l’occultamento di cadavere per aver nascosto il corpo in una zona montuosa in provincia di Pordenone, vicino al lago di Barcis, a due ore circa di macchina da Vigonovo. Per ora l’ordinanza da cui è scaturito il mandato d’arresto europeo si basa sui reati di omicidio volontario aggravato dalla relazione affettiva terminata, perché Giulia lasciò Filippo la scorsa estate, e di sequestro di persona. Sarebbe possibile, però, per i pm integrare gli atti con la nuova aggravante e l’altro reato già quando il 22enne si troverà davanti al giudice. Si va da un presunto sopralluogo nella zona industriale di Fossò dove, dopo averla colpita a coltellate, verso le 23.40 l’avrebbe inseguita fino a “scaraventarla a terra”, facendole sbattere la testa “sul marciapiede”, fino ai coltelli che avrebbe portato con sé e a quei teli di plastica messi sopra il corpo nascosto, oltre all’acquisto del nastro adesivo.

Non è stato trovato il cellulare della studentessa

Dagli atti dell’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal procuratore Bruno Cherchi e dal pm Andrea Petroni, risulta che il telefono di Giulia, che allo stato non risulta essere stato ritrovato, agganciò come «ultimo dato disponibile», verso le 22.45, una cella di Marghera, vicino al centro commerciale dove i due giovani avevano cenato. Da quel momento in poi sarebbe risultato spento (quello di Turetta ancora alle 23.29 agganciava la cella di Fossò), anche quando la studentessa, prossima alla laurea, fu aggredita la prima volta nel parcheggio a 150 metri da casa. Scena che un vicino vide in parte allertando il 112, senza riuscire, però, a segnalare il numero di targa dell’auto, tanto che non venne inviata alcuna pattuglia.

Omicidio Cecchettin, papà di Giulia: "Sacrificio di mia figlia non sia vano"

Il padre di Giulia temeva per l’incolumità della figlia

Il papà della vittima, Gino Cecchettin, nella prima denuncia di scomparsa, esprimeva già timori per l’incolumità della figlia. Il giorno successivo alla sparizione della ragazza il papà di Giulia presentò denuncia di scomparsa mettendo nero su bianco che temeva per la «incolumità di mia figlia». Giulia, ha detto il padre, l’aveva lasciato anche per la sua «eccessiva gelosia». E nonostante la fine della relazione era «insistente e possessivo al punto che Giulia - si legge - aveva deciso di troncare definitivamente anche il loro rapporto di amicizia». Tuttavia, continuava a frequentarlo «poiché, a dire di mia figlia, l’ex fidanzato nell’ultimo periodo era depresso e pertanto, per paura che potesse attuare qualche gesto inconsulto, cercava di stargli vicino». Lui che, ha scritto il gip, si era nascosto dietro «una vita all’insegna di un’apparente normalità», prima di compiere quel «gesto folle». Potrebbe decidere di parlare davanti al giudice, mentre la sua difesa, col legale Giovanni Caruso, studierà gli atti e valuterà un’istanza di perizia psichiatrica.

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