Caso Turetta: genitori rinunciano all’incontro con il figlio accusato di omicidio - Analisi delle implicazioni legali e psicologiche
I genitori di Filippo Turetta, accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, dopo aver ottenuto il permesso di visita, rinunciano, citando la necessità di un aiuto psicologico
di Nicoletta Cottone
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I punti chiave
- Necessità di un aiuto psicologico
- Filippo si è detto pronto a «pagare» per le sue responsabilità
- Quanti anni di carcere rischia per l’uccisione di Giulia
- Improbabile la perizia psichiatrica in questa fase
- Se fosse riconosciuta l’incapacità totale non sarebbe imputabile
- Gli inquirenti devono approfondire modalità di aggressione e fuga
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I genitori di Filippo Turetta, in carcere a Verona con l’accusa di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, hanno rinunciato a incontrare il figlio. Nicola Turetta ed Elisabetta Martini, dopo aver ottenuto il permesso dal pm della Procura di Venezia, hanno rinunciato al colloquio con il figlio nell’istituto di pena.
Necessità di un aiuto psicologico
La rinuncia sarebbe stata motivata con la necessità di ricorrere a un aiuto psicologico, sia per il giovane, sia per i due genitori. All’avvocato Giovanni Caruso, che aveva ottenuto il permesso di visita, non è rimasto altro che comunicare questa mattina la decisione alla direzione del carcere di Montorio.
Filippo si è detto pronto a «pagare» per le sue responsabilità
Nelle sue dichiarazioni spontanee rese il 28 novembre, dinanzi alla giudice Benedetta Vitolo, con cui ha ammesso l’omicidio dicendosi «affranto» e pronto a «pagare» per le sue responsabilità, Filippo Turetta ha messo anche nero su bianco altri elementi che potrebbero far ritenere che la linea difensiva punterà, da un lato, a escludere la premeditazione, su cui la Procura di Venezia ha diversi indizi, e dall’altro a verificare eventuali vizi di mente del giovane.
Quanti anni di carcere rischia per l’uccisione di Giulia
Sono già molte le accuse mosse allo studente universitario. Turetta è accusato di sequestro di persona (articolo 605 del codice penale che prevede una pena da sei mesi a otto anni), omicidio volontario (articolo 575 del codice penale che contempla una pena non inferiore ai ventuno anni di reclusione) con l’aggravante, si legge nell’ordinanza, della «relazione affettiva tra i due, ora cessata» (articolo 577, comma 2, pena tra i ventiquattro e i trenta anni). Se fossero riconosciute le aggravanti, come per esempio la premeditazione, la pena massima sarebbe l’ergastolo. Senza le aggravanti Turetta trascorrerebbe in carcere oltre 22 anni, che potrebbero scendere grazie all’eventuale buona condotta.
Improbabile la perizia psichiatrica in questa fase
Per Filippo Turetta, in carcere per l’omicidio di Giulia Cecchettin, sarà difficile in questa fase del procedimento, ancora in fase di indagini, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare l’eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Allo stato nessuna istanza in merito è stata depositata dalla difesa al gip. Agli atti non risultano diagnosi pregresse di problemi mentali e anche sulla base delle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche in carcere, è improbabile che un’istanza di perizia possa essere accolta in questa fase. Servirà semmai un lavoro difensivo con una consulenza di parte, affidata a esperti, per raccogliere materiale utile, anche attraverso incontri col detenuto, per arrivare a una richiesta e a un possibile accoglimento della perizia psichiatrica. Un’istanza che potrebbe essere depositata dalla difesa più avanti, se non direttamente nel corso del processo.


