Recluso nel carcere di Verona

Caso Turetta: genitori rinunciano all’incontro con il figlio accusato di omicidio - Analisi delle implicazioni legali e psicologiche

I genitori di Filippo Turetta, accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, dopo aver ottenuto il permesso di visita, rinunciano, citando la necessità di un aiuto psicologico

di Nicoletta Cottone

Aggiornato il 30 novembre 2023 alle ore 7.30

Caso Cecchettin, avvocato Turetta: "Dichiarazioni spontanee, ammesso omicidio"

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I genitori di Filippo Turetta, in carcere a Verona con l’accusa di aver ucciso l’ex fidanzata Giulia Cecchettin, hanno rinunciato a incontrare il figlio. Nicola Turetta ed Elisabetta Martini, dopo aver ottenuto il permesso dal pm della Procura di Venezia, hanno rinunciato al colloquio con il figlio nell’istituto di pena.

Necessità di un aiuto psicologico

La rinuncia sarebbe stata motivata con la necessità di ricorrere a un aiuto psicologico, sia per il giovane, sia per i due genitori. All’avvocato Giovanni Caruso, che aveva ottenuto il permesso di visita, non è rimasto altro che comunicare questa mattina la decisione alla direzione del carcere di Montorio.

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Filippo si è detto pronto a «pagare» per le sue responsabilità

Nelle sue dichiarazioni spontanee rese il 28 novembre, dinanzi alla giudice Benedetta Vitolo, con cui ha ammesso l’omicidio dicendosi «affranto» e pronto a «pagare» per le sue responsabilità, Filippo Turetta ha messo anche nero su bianco altri elementi che potrebbero far ritenere che la linea difensiva punterà, da un lato, a escludere la premeditazione, su cui la Procura di Venezia ha diversi indizi, e dall’altro a verificare eventuali vizi di mente del giovane.

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne uomini dimostrazione donne (Ansa/Fabrizio Zani / Pasquale Bove)

Quanti anni di carcere rischia per l’uccisione di Giulia

Sono già molte le accuse mosse allo studente universitario. Turetta è accusato di sequestro di persona (articolo 605 del codice penale che prevede una pena da sei mesi a otto anni), omicidio volontario (articolo 575 del codice penale che contempla una pena non inferiore ai ventuno anni di reclusione) con l’aggravante, si legge nell’ordinanza, della «relazione affettiva tra i due, ora cessata» (articolo 577, comma 2, pena tra i ventiquattro e i trenta anni). Se fossero riconosciute le aggravanti, come per esempio la premeditazione, la pena massima sarebbe l’ergastolo. Senza le aggravanti Turetta trascorrerebbe in carcere oltre 22 anni, che potrebbero scendere grazie all’eventuale buona condotta.

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Improbabile la perizia psichiatrica in questa fase

Per Filippo Turetta, in carcere per l’omicidio di Giulia Cecchettin, sarà difficile in questa fase del procedimento, ancora in fase di indagini, ottenere che venga disposta una perizia psichiatrica per accertare l’eventuale incapacità, anche parziale, di intendere e volere al momento dei fatti. Allo stato nessuna istanza in merito è stata depositata dalla difesa al gip. Agli atti non risultano diagnosi pregresse di problemi mentali e anche sulla base delle prime valutazioni psicologiche e psichiatriche in carcere, è improbabile che un’istanza di perizia possa essere accolta in questa fase. Servirà semmai un lavoro difensivo con una consulenza di parte, affidata a esperti, per raccogliere materiale utile, anche attraverso incontri col detenuto, per arrivare a una richiesta e a un possibile accoglimento della perizia psichiatrica. Un’istanza che potrebbe essere depositata dalla difesa più avanti, se non direttamente nel corso del processo.

Se fosse riconosciuta l’incapacità totale non sarebbe imputabile

Se nel corso del processo fosse riconosciuta un’incapacità totale Turetta verrebbe assolto per la non imputabilità, mentre un vizio parziale porterebbe a uno sconto di pena. «Sto cercando di ricostruire nella mia memoria le emozioni - ha detto il 21enne nel corso delle dichiarazioni spontanee - e quello che è scattato in me quella sera».

Gli inquirenti devono approfondire modalità di aggressione e fuga

Bisognerà capire se nei prossimi giorni la difesa del reo confesso si renderà disponibile per un interrogatorio di Filippo Turetta davanti ai pm. Anche perché gli inquirenti devono approfondire molti punti dell’inchiesta, dalle modalità dell’aggressione alla fuga del giovane lunga mille chilometri, che lo ha portato in Germania. Non è ancora chiaro se il giovane sceglierà o no di rispondere alla domande del pm Andrea Petroni nei prossimi giorni.

Sopralluogo dei Carabinieri sul luogo della lite

Il «sopralluogo sul posto della segnalata lite», per repertare le tracce di sangue nel parcheggio di via Aldo Moro a Vigonovo, «avviene nella serata del 12, in seguito all’avvenuto collegamento tra la scomparsa di Giulia e la telefonata al 112» del testimone della sera dell’11 novembre. È una delle risposte fornite dall’ufficio stampa del Comando generale dei carabinieri alle domande poste dalla trasmissione di Rai3 ’Chi l’ha visto?’ che è tornata ad occuparsi del caso dell’omicidio di Giulia Cecchettin commesso da Filippo Turetta.

Allontanamento volontario si legge nella denuncia di scomparsa di Giulia

A un’altra domanda della trasmissione di Federica Sciarelli, i carabinieri hanno risposto che «la dicitura ’allontanamento volontario’» sulla denuncia di scomparsa presentata dal padre di Giulia la mattina del 12 novembre è «riportata in un documento con voci predefinite, è stata ’barrata’ all’inizio della denuncia e successivamente non modificata». La denuncia «riporta correttamente, nel campo libero, tutte le indicazioni fornite dal padre comprese le apprensioni per l’incolumità della figlia». Tutte le attività poste in essere «dai Carabinieri, peraltro nell’immediatezza, in conseguenza del tenore complessivo della denuncia - ha spiegato l’ufficio stampa dell’Arma - sono coerenti con un episodio di scomparsa con rischio per l’incolumità della persona (richiesta di positioning del telefono della giovane e del suo ex fidanzato; contatti con gli ospedali della zona; nota di ricerca inserita alle banche dati Sdi e Schengen; richieste alle Polizie Locali della zona e alla ’Società Autostrade’ dei transiti dei veicoli; invio immediato di rinforzi per le ricerche)».

Il cappellano: serve silenzio non pressione mediatica

«La giustizia ha bisogno di serenità, i magistrati hanno bisogno di silenzio anche loro per poter lavorare senza questa pressione mediatica», ha detto ai giornalisti padre Paolo Crivelli, cappellano del carcere di Verona, entrando nel penitenziario dove è recluso Filippo Turetta. «I processi - ha detto il religioso - si fanno nelle aule e non sui giornali. Non credo che questo tipo di informazione aiuti anche il popolo a crescere serenamente di fronte a questi drammi». L’appello del cappellano «è di far scendere il silenzio per rispettare il dolore delle persone coinvolte» e in modo che «la giustizia possa fare con serenità il suo corso». Il religioso ha inoltre ricordato che «un sacerdote non si dice nulla delle persone che incontra. È un dovere».

I funerali di Giulia la prossima settimana a Padova

Intanto dopo l’autopsia prevista per venerdì 1 dicembre, i funerali di Giulia Cecchettin, uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, si terranno la prossima settimana a Padova. L’avvocato della famiglia Cecchettin ha reso noto che non è possibile effettuarli sabato 2 dicembre, all’indomani dell’autopsia sul corpo della giovane studentessa uccisa, come era stato in un primo ommento ipotizzato. Sarà il papà Gino a decidere quando si svolgeranno le esequie - probabilmente lunedì o martedì - nella basilica di Santa Giustina a Padova, nella città dove la ragazza stava per laurearsi in Ingegneria biomedica.

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