The Fair

Paris Internationale celebrates 10 years on the Champs-Élysées with new proposals

Between emerging and established artists, 66 galleries display an artistic panorama of resistance to an alienating and victimised society

by Sara Dolfi Agostini

Kenny Dunkan, «Fertilizing Temple» (2025). Courtesy l’artista e Ciaccia Levi, Parigi e Milano

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Quest’anno la settimana dell’arte a Parigi, si è aperta già domenica 19 ottobre con un furto di gioielli reali del valore di 88 milioni di euro al Louvre, il secondo mandato del primo ministro francese Sébastien Lecornu che si era dimesso dopo la crisi di governo appena un mese dalla nomina del presidente Emmanuel Macron, e pure l’ingresso in una cella di massima sicurezza dell’ex presidente Nicolas Sarkozy per corruzione. Non le migliori premesse, ma con la spinta di Art Basel Paris – giunta alla quarta edizione e già un appuntamento irrinunciabile – la capitale francese non è mai stata così internazionale e vivace, e a guadagnarne è anche Paris Internationale, la fiera non-profit che introduce sul mercato le nuove ricerche artistiche contemporanee, fondata da tre gallerie – Ciaccia Levi,

This year, Paris Internationale, which celebrated its tenth anniversary last week by launching the first Milanese edition for spring 2026, transformed a three-storey, 5,000-square-metre former shop on the Champs-Élysées - a few minutes' walk from Art Basel's Grand Palais - rented by Adidas for €12,000 a month until it closed a few months ago, into a fair. Times change, art remains and takes over empty spaces. So already on Tuesday, in the same hours as the Art Basel avant-première, the fair welcomed its first visitors by invitation among the stands of 66 galleries from 19 countries.

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Chloé Quenum, «Charlotte and François» (2025), resina, mixed media, 25 × 10 × 10 cm. Courtesy l’artista e Martina Simeti, Milano

The Emerging Artists

In fiera ci sono soprattutto artisti emergenti e riscoperte, spesso presentati durante o prima di mostre museali, a sottolineare la relazione stretta tra critica e mercato. È il caso dello stand di Martina Simeti di Milano, new entry di quest’anno con opere da 3.500 a 7 mila euro. La gallerista presenta una doppia personale, con immagini di still life sospese nel tempo e sculture ispirate a oggetti del quotidiano – poggiatesta in resina di Chloé Quenum, vista alla 60. Biennale di Venezia in rappresentanza del Benin e presto alla Fondation Pernod Ricard di Parigi, e lampade “povere” di Davide Stucchi, in mostra al Centro Pecci di Prato – che gli artisti interpretano come corpi, rappresentazioni di un’assenza e contrappunti alla frenesia del mondo contemporaneo. Ugualmente oniriche e spaes

A sinistra Xanti Schawinsky, a destra Raphaela Vogel. Courtesy gli artisti e Galerie Gregor Staiger, Zurich/ Milan. Foto: Sebastiano Pellion di Persano

The Established Artists

Tra gli artisti più affermati c’è Iza Tarasewicz da Gunia Nowik Gallery di Varsavia, collezionata dalla galleria nazionale Zachęta e protagonista tra un anno di una mostra personale alla prestigiosa Secession di Vienna. Nelle sue opere, in vendita a 10-20 mila euro, echeggiano elementi di fisica e astronomia ma anche la concretezza di macchinari rurali e vecchi satelliti sovietici, dispositivi di un progresso congelati in un tempo passato. Da Gregor Staiger di Zurigo e Milano, accanto alle enigmatiche sculture esistenziali di Raphaela Vogel, alla 59. Biennale di Venezia e di recente la personale al Museo Tamayo di Città dale Messico, ci sono i “track painting” degli anni ’60 di Xanti Schawinsky (1904-1979), da 5 a 250 mila franchi

Kaare Ruud, «Untitled clock sculptures» (2025). Courtesy l’artista e Femtensesse, Oslo. Foto: Margot Montigny


Artisti ugualmente rilevanti nel panorama artistico internazionale sono stati scelti per la sezione ♡ PI 10, un percorso curato di sculture e video proiezioni sparse tra gli stand della fiera, tra cui si trova Kenny Dunkan, presentato da Ciaccia Levi di Parigi e Milano. La sua scultura, a 60 mila euro, è un sistema di oggetti-talismani, una cosmogonia ispirata alle credenze diffuse nelle Antille Francesi, in cui è cresciuto l’artista, che sembra risuonare con evasione e contro-capitalismo. Paris Internationale espone così un panorama artistico di resistenza a una società alienante e vittima di se stessa, e lo fa simbolicamente tra gli spazi sventrati – ma dalla facciata Haussmanniana – di un negozio fallito nel cuore nevralgico dello shopping parigino e delle boutique di lusso.

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