Partiamo dal lavoro per costruire la parità
L’autonomia e l’indipendenza finanziaria permettono alle donne di autodeterminarsi e di lottare per i propri diritti e per il proprio futuro
di Monica D'Ascenzo
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Evento dedicato agli Istituti tecnici superiori (Its). Entra un gruppo di studenti, tutti con la stessa felpa dell’istituto, tutti maschi. Chiedo: «Dove avete lasciato le compagne?». Uno di loro risponde spavaldo: «Non ci sono ragazze. Studiamo meccatronica, è una questione di selezione naturale». Gli altri sorridono compiaciuti.
Nel 2024 è ancora normale che in un’aula di quella branca dell’ingegneria che riunisce in sé teorie e tecniche afferenti alla meccanica, all’elettronica, all’informatica e la scienza dell’automazione non ci siano studentesse. Non sembra passato il tempo da quando Amalia Ercoli Finzi, classe 1937, prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, frequentava il Politecnico di Milano e si ritrovava solo con uno sparuto numero di compagne di studi in aule tutte al maschile.
I numeri lo confermano: le ragazze difficilmente scelgono di studiare discipline Stem. Una perdita per loro perché si tratta dei settori a maggior crescita nei prossimi decenni e con migliori possibilità di carriera. Ma anche per la società che si trova ad affrontare l’incognita della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e non si può permettere di lasciare in panchina metà dei suoi talenti. Lo ripetiamo ormai da oltre un decennio e sul banco degli imputati ci finiscono sempre gli stereotipi, come fossero un’entità con vita propria: si generano, si sviluppano, si espandono, si tramandano.
Ma gli stereotipi siamo noi con la nostra cultura patriarcale, con la scuola che crea differenze di genere, con il mondo del lavoro che fatica a cambiare, con una narrazione in cui gli scienziati e gli astronauti sono ancora tutti uomini. Gli stereotipi sono quei ragazzi del corso di meccatronica e quei figli che tornano a casa dicendo che i maschi sono più intelligenti, le femmine vogliono fare solo le parrucchiere e le ballerine. Gli stereotipi camminano sulle nostre gambe, parlano attraverso le nostre parole, si manifestano con le nostre espressioni.
Anche in questo 8 marzo, giornata internazionale dei diritti delle donne, ripeteremo le statistiche che conosciamo e le ragioni che dovrebbero portarci a cambiare questa nostra società, a cominciare dal lavoro: perché la parità passa dall’indipendenza e dall’autonomia e il lavoro può assicurare l’una e l’altra. Se sono autonoma e indipendente posso autodeterminarmi e posso permettermi di combattere per i miei diritti e per il mio futuro. Solo da qui possiamo partire per cercare di dare un senso a quest’unico giorno all’anno in cui sembra finalmente possibile mettere fine alla discriminazione più lunga della storia ai danni di metà della popolazione mondiale.


