Storie d’impresa

Per Herno una nuova sede a Milano e ricavi a 175 milioni

Tremila mq per il marchio che punta a una crescita a doppia cifra e sta intraprendendo il percorso per ottenere la certificazione B Corp

di Marta Casadei

Herno AI 24-25

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«La nuova sede di Milano non è solo uno showroom: diventerà il quartier generale a livello mondiale della distribuzione, fisica e digitale, della comunicazione e del marketing, del financing. Abbiamo anche dedicato uno spazio alla nuova divisione legal: l’azienda è sempre più grande e abbiamo bisogno di assistenza legale su più fronti, dai contratti ai negozi». Claudio Marenzi parla dalla nuova sede milanese di Herno, tremila metri quadrati su più piani in via Vespri Siciliani 9, ma il discorso va ben oltre lo spazio in sé e per sé dove è stata allestita la presentazione della collezione donna A-I 2024-25.

La nuova sede esprime appieno l’evoluzione del brand: fondato nel 1948 da Giuseppe Marenzi e dalla moglie Alessandra Diana come marchio di capispalla, dopo un primo boom internazionale è finito nel cassetto fino al 2005, quando l’ha preso in mano il figlio Claudio Marenzi, attuale presidente. Che ne ha accelerato lo sviluppo puntando su un mix tra stile e innovazione e ne ha fatto un marchio total look. Attualmente Herno ha 400 dipendenti e un fatturato 2023 pari a 175 milioni circa (+16%), mentre quello del gruppo, di cui fa parte anche il marchio di abbigliamento tecnico Montura, si è attestato a 235 milioni.

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L’interno del nuovo spazio Herno a Milano

L’obiettivo 2024 per Herno è arrivare intorno ai 190 milioni di ricavi: «Puntiamo a una crescita a doppia cifra – spiega Marenzi –. La campagna vendite attuale è faticosa, ma il nostro approccio alla moda ci ha premiato: Herno è diventato un brand globale e i prodotti sono molto ricercati anche dal canale wholesale. Certo, la situazione contingente è complicata a livello generale: le vendite invernali sono state basse, i magazzini sono pieni». Tra i mercati chiave Marenzi cita «il Giappone, sebbene con lo yen debole esportare là non è semplice» e poi «la Corea, che sta andando molto bene, e la Cina, che sta vivendo una serie di alti e bassi e al momento è un mercato focalizzato sui top brand. Non è escluso che qualcosa cambierà e ci sia spazio anche per marchi come Herno: per questo investiremo più del solito in Cina, anche sul fronte retail». Il retail sarà oggetto di investimenti con aperture di negozi diretti in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa. Gli investimenti riguardano inoltre l’headquarter di Lesa, sul lago Maggiore.

«Stiamo rifacendo tutta la parte degli spogliatoi, della mensa, aggiungendo nuovi servizi per chi ci lavora», precisa Marenzi. Che conferma l’impegno dell’azienda sul fronte della sostenibilità, sociale e ambientale: «Abbiamo iniziato un percorso interno per avere le caratteristiche per diventare una B Corp – conclude –. Seguiamo da vicinissimo tutto quello che sta succedendo in Europa e consideriamo tutto quello che verrà previsto dalle normative».

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