Coronavirus, perché così tanti morti in Lombardia? La grande distanza tra casi confermati e reali
L’alta percentuale di vittime e di pazienti ricoverati fa pensare che il numero reale di contagi sia nettamente più alto di quello ufficiale
di Federico Mereta
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Il bollettino dal Ministero della Salute di giovedì 12 marzo parla chiaro. Sono 12.839 gli individui attualmente positivi, 1.016 i morti e 1.258 i guariti. In questo quadro nazionale colpiscono le cifre relative alla Lombardia, la regione più colpita con oltre la metà dei casi: i positivi al coronavirus sono 8725, 1445 più di ieri, e i decessi sono in totale 744
La percentuale appare ben più elevata rispetto alla media attesa, confrontando la situazione con quella della Cina dove si viaggia intorno al 3 per cento e della Corea, dove il tasso di letalità non arriva all'1 per cento.
Sia chiaro, non esiste ancora la possibilità di spiegare del tutto questa discrepanza, che probabilmente però deriva da una ragione: le persone che hanno contratto il virus, magari del tutto inconsapevolmente o con sintomi che non hanno richiesto l'assistenza medica, dovrebbero essere molte di più rispetto a quelle ufficialmente registrate.
Casi sottostimati, di molto
Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano e Direttore Sanitario dell'Irccs Galeazzi, ipotizza soprattutto questo meccanismo “matematico” per tentare di far luce sulla situazione. «L'età media della popolazione da sola non può spiegare la letalità, pur se sicuramente incide visto che proprio negli anziani, specie se con diverse patologie, tendono a concentrarsi i casi mortali – fa sapere Pregliasco.
Ma credo che all’origine delle percentuali di letalità ci sia soprattutto la fondamentale sottostima dei casi reali, che porta quindi ad avere un numeratore più basso rispetto alla realtà nella frazione tra decessi e numero di casi.

