Petrolio, contro la Russia sanzioni Usa mai così severe: Brent a 80 dollari
Nella lista nera entrano due grandi compagnie, società di assicurazioni e oltre 180 petroliere. Un giro di vite drastico, che se non verrà revocato da Trump potrebbe avere pesanti impatti sul mercato.
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A dieci giorni dal passaggio del testimone alla Casa Bianca, gli Stati Uniti stringono la morsa delle sanzioni sul petrolio russo con una forza senza precedenti. E le quotazioni del barile si spingono ai massimi da tre mesi, fino a bucare la soglia psicologica degli 80 dollari.
Il mercato – che era già in tensione anche per l’ondata di gelo in diverse aree di Europa e Nord America – ha intensificato i rialzi fin dalle prime indiscrezioni sulle nuove misure approntate da Washington e il Brent è arrivato a guadagnare fino al 5% nel corso della seduta di venerdì 10, raggiungendo un picco di 80,75 dollari al barile, su livelli che non si vedevano dai primi di ottobre.
Il documento pubblicato dal dipartimento del Tesoro Usa ha confermato in sostanza le anticipazioni che erano state diffuse dalla Reuters. A questo punto molto dipenderà dal rigore con cui le sanzioni saranno applicate e la maggiore incognita in proposito è legata all’ormai prossimo insediamento del presidente eletto Donald Trump, in calendario il 20 gennaio. Ma è apparso subito evidente che le misure contro Mosca – subito replicate anche dalla Gran Bretagna – sono davvero molto severe: addirittura le più severe che abbiano mai colpito l’industria petrolifera russa nei quasi tre anni di guerra in Ucraina. L’impatto, almeno in teoria, potrebbe essere tanto forte da capovolgere gli equilibri sul mercato, spazzando via l’eccesso d’offerta contro il quale l’Opec+ sta lottando invano da anni.
Le compagnie in blacklist
Nella blacklist degli Stati Uniti, tanto per cominciare, sono entrate due tra le maggiori compagnie russe: Surgutneftegas e GazpromNeft, che insieme hanno esportato via mare ben 970mila barili al giorno di greggio nel 2024, e una ventina di società da queste controllate.
In tempo reale c’è già stata una prima ricaduta, con il presidente serbo Aleksandar Vucic che ha dichiarato che GazpromNeft dovrà cedere entro 45 giorni la partecipazione del 50% in Nis (Naftna Industrija Srbije), compagnia che possiede l’unica raffineria del Paese balcanico. Ordine di Washington, ha spiegato Vucic: «Ci chiedono una completa uscita dei russi, non una riduzione della quota».


