Energia

Petrolio e gas, forze ribassiste prevalgono sui rischi geopolitici

Gli analisti restano ottimisti su offerta e prezzi. Mercato in mano ai fondi (in gran parte algoritmici), influenzati soprattutto dalle mosse delle banche centrali

di Sissi Bellomo

(ANSA)

3' min read

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Petrolio e gas iniziano l’anno all’insegna della volatilità. Gli spunti rialzisti non mancano, dal rischio geopolitico all’ondata di freddo che sta investendo gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti. Ma le fiammate dei prezzi tendono ad esaurirsi in fretta, in un mercato in cui i fondamentali passano spesso in secondo piano rispetto ai segnali macroeconomici e alle attese sulle prossime mosse delle banche centrali.

La prospettiva di un allentamento della stretta monetaria da parte della Fed senza dubbio ha contribuito a rianimare le quotazioni del greggio nelle prime sedute del 2024. E probabilmente non è un caso che il rally giovedì 4 abbia tirato il freno, proprio quando i dati sull’occupazione Usa hanno spento l’entusiasmo su una riduzione dei tassi oltre Oceano, facendo risalire i rendimenti dei Treasuries, e poco dopo la conferma di una ripresa dell’inflazione a dicembre sia in Germania che in Francia, altro segnale che allontana l’inversione di rotta sui tassi (in questo caso da parte della Bce).

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Sono i classici segnali che fanno reagire i fondi algoritmici, la cui presenza sui mercati petroliferi oggi è massiccia, al punto da generare quasi l’80% degli ordini, come scrive Bloomberg. In generale l’orientamento degli speculatori è ribassista: gli hedge funds nel 2023 hanno mantenuto un’esposizione netta lunga (all’acquisto) che in media risulta essre la più bassa dal 2011.

Il Brent, che mercoledì 3 aveva guadagnato oltre il 3%, giovedì ha invertito la rotta concludendo la seduta in ribasso di circa il 2%, sotto 77 dollari al barile. Eppure non ci sono state schiarite sul fronte geopolitico, che oggi rappresenta la maggiore fonte allarme per il mercato.

I timori di un’escalation in Medio Oriente sono più che mai vivi, gli attacchi alle navi nel Mar Rosso continuano a fare paura. E nel frattempo anche in Libia la situazione è tornata a surriscaldarsi, con ripercussioni sull’offerta di petrolio: un’ondata di proteste ha fermato due grandi giacimenti, prima Sharara e poi El Feel (partecipato da Eni), con una capacità di produzione complessiva di 365mila barili al giorno.

Non sono riuscite a fermare la discesa del prezzo del barile nemmeno le statistiche sulle scorte Usa, che per la settimana scorsa hanno evidenziato un calo di 5,5 milioni di barili per il greggio, ma anche un accumulo di oltre 20 mb per i carburanti.

Nonostante i rischi lo scenario dei fondamentali appare rassicurante alla maggiore parte degli analisti, convinti che l’energia difficilmente tornerà ad infiammare l’inflazione. Il prezzo del petrolio – sceso di oltre il 10% nel 2023 – dovrebbe mantenersi sui livelli attuali fino a metà anno e poi diminuire ulteriormente, prevede Morgan Stanley in un report appena pubblicato, in cui giudica l’offerta più che sufficiente a soddisfare la domanda, anche con i tagli Opec Plus. Il consensus Reuters è un po’ meno ottimista, ma vede comunque il Brent in media a 82,56 dollari nel 2024, in lieve discesa rispetto agli 83 dollari del 2023.

Anche il gas non solleva particolari preoccupazioni tra gli esperti. In Europa le previsioni di freddo intenso hanno fatto rialzare la testa alle quotazioni (con un balzo di oltre il 7% mercoledì 3 al Ttf seguito giovedì da un +3%), ma a 33,8 euro/Megawattora sono più basse di circa il 60% rispetto a gennaio 2023.

Con la produzione Usa che brucia un record dopo l’altro, sia per il Gnl che per il petrolio, lo spauracchio della Russia è stato accantonato. I consumi di gas, per quanto sia freddo, restano morigerati (purtroppo anche per il rallentamento dell’economia). E le scorte Ue si riducono molto lentamente:  i depositi sono ancora pieni all’86% (dati Gie). Merito in parte dell’Ucraina che ha messo a disposizione di operatori stranieri un terzo della sua enorme capacità di stoccaggio, che un tempo veniva utilizzata da Gazprom.

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