Piano Roccella: centri per la famiglia e supporto ai neogenitori nei primi 1.000 giorni
Il Piano Roccella propone l'implementazione di Centri per la famiglia come hub del territorio e l’introduzione di figure di supporto per i neogenitori nei primi mille giorni di vita dei bambini
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I punti chiave
- Il focus del sostegno alla natalità
- Centri per la famiglia al centro del sistema
- «Hub di una nuova governance territoriale»
- Un curriculum per il family welfare manager
- Gli angeli per i neogenitori nei primi mille giorni
- Uno studio d’impatto su assegno unico, bonus nidi e congedi
- Agevolazioni per chi incoraggia il rientro dopo la maternità
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Centri per la famiglia come hub del territorio, family welfare manager e “angeli” per i neogenitori nei primi mille giorni di vita dei bambini. Sono questi i pilastri del Piano per la famiglia 2025-2027 firmato dalla ministra Eugenia Roccella. Un documento di 49 pagine che approda oggi all’esame della Conferenza unificata e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.
Il focus del sostegno alla natalità
Il programma segna una netta discontinuità rispetto al Piano precedente che portava la sigla della ex ministra del Governo Draghi, Elena Bonetti, e che poggiava sul Family Act, ormai in buona parte archiviato, e sul Pnrr, in chiave di contrasto alla denatalità e sostegno al lavoro delle donne. L’impostazione della strategia dell’esecutivo Meloni punta invece dritto al supporto delle famiglie sui territori, in un’ottica di sussidiarietà che rispetti le competenze delle Regioni e valorizzi le risorse già esistenti. «Il focus del Piano è il sostegno alla natalità», mette subito in chiaro il documento.
Centri per la famiglia al centro del sistema
Da qui la scelta di campo: puntare sullo strumento dei Centri per la famiglia, sperimentati in alcune aree della penisola sin dagli anni Novanta, ma nominati in una norma soltanto con la Finanziaria del 2007. Al 2023 la mappatura realizzata dal Dipartimento Politiche per la famiglia ne contava 613, di cui 137 soltanto in Lombardia.
Si tratta di strutture prive della connotazione sanitaria dei consultori, anche se in alcune Regioni, come il Veneto (che ne vanta 61), spesso sono sportelli “gemmati” proprio dalle realtà consultoriali. Finora i Centri non avevano alcuna funzione riconosciuta e finanziata a livello nazionale, ma con il decreto Caivano sono stati individuati come responsabili dei programmi di alfabetizzazione digitale e mediatica a tutela dei minori. In Conferenza Stato-Regioni è stato da poco varato il riparto di 28,7 milioni.
«Hub di una nuova governance territoriale»
La quinta delle 14 «schede-azioni» del Piano - «Il Centro per la famiglia come hub di una nuova governance territoriale» - è definita la «scheda madre» da cui si generano e articolano tutte le altre. «Il Centro per la famiglia - si legge - diventa il centro gestionale e operativo di tutti gli interventi realizzati per promuovere il benessere della famiglia su uno specifico territorio». Lo fa interfacciandosi sia con le famiglie sia con tutti gli operatori del welfare familiare. Perché «è stato immaginato che sia il centro fisico e operativo che raccorda tutte le azioni in favore delle famiglie, siano esse realizzate dalle imprese, dal terzo settore o dagli enti locali».



