Welfare

Piano Roccella: centri per la famiglia e supporto ai neogenitori nei primi 1.000 giorni

Il Piano Roccella propone l'implementazione di Centri per la famiglia come hub del territorio e l’introduzione di figure di supporto per i neogenitori nei primi mille giorni di vita dei bambini

di Flavia Landolfi e Manuela Perrone

Piano Roccella: centri per la famiglia e supporto ai neogenitori nei primi 1.000 giorni (Adobe Stock)

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Centri per la famiglia come hub del territorio, family welfare manager e “angeli” per i neogenitori nei primi mille giorni di vita dei bambini. Sono questi i pilastri del Piano per la famiglia 2025-2027 firmato dalla ministra Eugenia Roccella. Un documento di 49 pagine che approda oggi all’esame della Conferenza unificata e che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare.

Il focus del sostegno alla natalità

Il programma segna una netta discontinuità rispetto al Piano precedente che portava la sigla della ex ministra del Governo Draghi, Elena Bonetti, e che poggiava sul Family Act, ormai in buona parte archiviato, e sul Pnrr, in chiave di contrasto alla denatalità e sostegno al lavoro delle donne. L’impostazione della strategia dell’esecutivo Meloni punta invece dritto al supporto delle famiglie sui territori, in un’ottica di sussidiarietà che rispetti le competenze delle Regioni e valorizzi le risorse già esistenti. «Il focus del Piano è il sostegno alla natalità», mette subito in chiaro il documento.

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Centri per la famiglia al centro del sistema

Da qui la scelta di campo: puntare sullo strumento dei Centri per la famiglia, sperimentati in alcune aree della penisola sin dagli anni Novanta, ma nominati in una norma soltanto con la Finanziaria del 2007. Al 2023 la mappatura realizzata dal Dipartimento Politiche per la famiglia ne contava 613, di cui 137 soltanto in Lombardia.

Si tratta di strutture prive della connotazione sanitaria dei consultori, anche se in alcune Regioni, come il Veneto (che ne vanta 61), spesso sono sportelli “gemmati” proprio dalle realtà consultoriali. Finora i Centri non avevano alcuna funzione riconosciuta e finanziata a livello nazionale, ma con il decreto Caivano sono stati individuati come responsabili dei programmi di alfabetizzazione digitale e mediatica a tutela dei minori. In Conferenza Stato-Regioni è stato da poco varato il riparto di 28,7 milioni.

«Hub di una nuova governance territoriale»

La quinta delle 14 «schede-azioni» del Piano - «Il Centro per la famiglia come hub di una nuova governance territoriale» - è definita la «scheda madre» da cui si generano e articolano tutte le altre. «Il Centro per la famiglia - si legge - diventa il centro gestionale e operativo di tutti gli interventi realizzati per promuovere il benessere della famiglia su uno specifico territorio». Lo fa interfacciandosi sia con le famiglie sia con tutti gli operatori del welfare familiare. Perché «è stato immaginato che sia il centro fisico e operativo che raccorda tutte le azioni in favore delle famiglie, siano esse realizzate dalle imprese, dal terzo settore o dagli enti locali».

Un curriculum per il family welfare manager

Il Piano non immagina ancora un set di requisiti minimi validi per tutti, ma traccia un percorso verso quell’obiettivo (come avvenuto per i centri antiviolenza) partendo dall’«allineamento e potenziamento delle competenze», in particolare quelle già presenti sui vari territori. Con l’obiettivo di progettare un «percorso di qualificazione standard del family welfare manager», individuato come la figura chiave che dovrà coordinare le reti con i diversi attori.

Gli angeli per i neogenitori nei primi mille giorni

Chi invece nel Piano Roccella è chiamato a entrare in contatto diretto con i nuclei e a sostenerli fin dall’inizio della gravidanza sono «figure specifiche che affianchino la famiglia nei primi mille giorni». Una sorta di “angeli” per i neogenitori fino ai due anni e sette mesi di vita dei bambini, la fase ritenuta più delicata anche per lo sviluppo futuro dei minori.

Uno studio d’impatto su assegno unico, bonus nidi e congedi

Nella strategia rientra anche l’avvio di due studi: uno su assegno unico, bonus asili nido e nuovi congedi per verificare e valutare quanto abbiano inciso sulle scelte relative alla natalità; l’altro sui giovani della Generazione Z, sempre più lontani dai progetti di genitorialità.

Agevolazioni per chi incoraggia il rientro dopo la maternità

Infine, il Piano prevede la realizzazione di una piattaforma online suddivisa in due sezioni: le politiche di welfare familiare delle imprese e i servizi per le famiglie promossi da Pa e privati. Lo scopo è raccogliere e promuovere le buone pratiche, premiando con un “bollino” le esperienze più virtuose «per il potenziamento del welfare aziendale amico della famiglia». Il documento punta anche a definire uno strumento innovativo per finanziare gli interventi che incoraggino il rientro al lavoro delle lavoratrici dalla maternità, lo scoglio sul quale una volta su cinque si incaglia definitivamente l’occupazione femminile.


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