Piazza Affari batte il Nasdaq: così Milano «rivede» i livelli pre-Lehman
Il Ftse Mib chiude l’anno con un +23%, Parigi al top in Europa. Banche, auto, industria e costruzioni tornano a correre e sfidano il tech. Ma l’Italia resta Draghi-dipendente
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Finché c’è Covid, c’è speranza. Parafrasare il titolo di una storica commedia all’italiana potrà apparire forse irriverente, di sicuro poco rispettoso delle milioni di vittime della pandemia, ma rende sicuramente bene l’idea di quale sia stato il comportamento dei mercati finanziari da quando il virus ha fatto irruzione nelle nostre vite quotidiane. I listini azionari, soprattutto, sono stati capaci di recuperare rapidamente lo shock iniziale e trarre da quello sbandamento la spinta necessaria per una rincorsa che dura tuttora, a quasi due anni di distanza, e che ha proiettato gli indici verso nuovi massimi pluriennali e in molti casi assoluti: risultati resi possibili in primo luogo proprio dall’enorme liquidità riversata da Banche centrali e Governi per combattere la crisi.
La classifica delle Borse
Il 2021 appena chiuso si è sotto questo aspetto rivelato la più fedele prosecuzione degli ultimi mesi dell’anno precedente e ha consegnato agli investitori guadagni ragguardevoli, forse anche insperati dodici mesi fa e nell’ordine del 20% quando si considerano le Borse a livello globale. A partecipare alla festa, a differenza dell’anno precedente, è stata anche l’Europa, i cui indici occupano i primi posti di un’ideale classifica: Parigi, con il suo +29,2%, è riuscita sotto questo aspetto addirittura nell’impresa di precedere l’S&P 500 di New York, che si è dovuto «accontentare» di un +27,8 per cento. Anche Piazza Affari si è difesa stavolta in modo egregio con un balzo del 23% che ha riportato l’indice Ftse Mib sui livelli antecedenti il crack Lehman e ha superato addirittura il Nasdaq dei record che nel 2021 si è limitato a una crescita del 22% quasi dimezzata rispetto ai 12 mesi precedenti.
Il bilancio dei settori
Quest’ultimo confronto, per molte ragioni improprio, offre l’occasione di parlare di un tema che ha attraversato larghi tratti del 2021, quello della rotazione settoriale. Se infatti il 2020 era stato caratterizzato dall’avanzata arrembante delle società in grado di trarre vantaggio dai blocchi delle attività e dal fatto che le persone fossero state costrette a vivere confinate nelle proprie abitazioni per molti mesi, e in termini generali dei titoli tecnologici, gli ultimi 12 mesi hanno visto riemergere dalla palude anche altri comparti che parevano dimenticati.
(inserire qui l’infografica, per favore)
La classifica settoriale europea vede infatti per l’anno appena terminato banche, costruzioni, auto e industriali rivaleggiare e in alcuni casi superare gli un tempo inarrivabili hi-tech. Merito senza dubbio di una ripresa a tratti anche più sostenuta rispetto alle attese, fattore chiave che ha permesso di riapprezzare i titoli più strettamente legati al ciclo economico. E che rappresenta un altro dei tratti caratteristici del periodo in esame, insieme a quel risveglio dei prezzi di petrolio e materie prime che ha ridato ossigeno alle società del comparto energetico.



