Pinsa, dopo il boom l’obiettivo è diventare l’alternativa alla pizza
Il giro d’affari supera i 63 milioni: solo nell’ultimo anno le vendite nei supermercati tra prodotto fresco e surgelato sono aumentate del 40%
di Maria Teresa Manuelli
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La pinsa, tipico lievitato di forma ovale realizzato con diversi tipi di farina (frumento, riso e soia) e caratterizzato da alta digeribilità, continua la sua corsa in Italia e fa volare i consumi anche oltre confine. Negli ultimi tre anni nel nostro Paese le vendite del prodotto fresco e surgelato sono aumentate a doppia cifra nei canali della grande distribuzione.
«Oggi il mercato della pinsa vale 63 milioni di euro, secondo i dati forniti da Niq-Nielsen a fine ottobre la crescita è stata pari al 43% rispetto all’anno precedente – afferma Mauro Dalle Vacche, ceo e direttore commerciale di Pinsami –. È un business che in pochi anni ha avuto un’esplosione incredibile tanto da richiamare a sé un numero sempre crescente di player».
L’azienda reggiana, tra i primissimi produttori di basi pinse e attualmente leader di mercato con una quota dichiarata del 21% nel canale Gdo, in pochissimi anni è riuscita a implementare nuove linee di produzione e a raddoppiare la capacità produttiva (oltre 100mila pinse al giorno, che entro la fine del 2024 è prevista aumentare di oltre il 100%). Tutto questo si è tradotto anche in aumento del livello occupazionale che è passato da 14 dipendenti nel 2017 a 194 nell’agosto di quest’anno.
Il mercato è ancora in piena espansione e le previsioni di crescita per questo prodotto sono ancora doppia cifra. «Proiettando al 2025, ci si aspetta un ulteriore aumento, con stime che indicano un valore non inferiore a 150 milioni di euro», afferma Alberto Di Marco, ceo dell’azienda capitolina che fa capo all’omonima famiglia.
«Anche nel canale horeca – prosegue Di Marco – la pinsa sta emergendo come un vero e proprio prodotto alternativo alla pizza, guadagnando sempre più popolarità sia in Italia che all’estero». Al punto da scatenare lo scorso anno gli appetiti del fondo francese Abenex, entrato nella società romana con una quota del 30%

