La storia

Ponte sullo Stretto, non solo espropri, ma indennizzi anche per gli immobili in prossimità del cantiere

Secondo alcune stime, per risarcire tutti i cittadini saranno necessari oltre 100 milioni di euro, stando al valore di mercato degli immobili

di Donata Marrazzo

Ponte sullo Stretto, le espropriande: "Non ci stiamo a lasciare le nostre case"

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Pagina 871, particella 799, foglio 46: Marianna Giuffrida, residente a Messina, in un villino bifamiliare, vista mare, di via Circuito 47, scrollando sullo smartphone il documento degli espropri pubblicato dalla Stretto di Messina Spa, ha avuto conferma che la sua abitazione, situata a 10 metri da quello che sarà il pilastro del Ponte, a Torre Faro, sulla linea di confine dell’area di cantiere, subirà un asservimento per pubblici servizi. Le saranno “sottratti” 33 metri quadrati di giardino, e così al suo vicino. Nella parte esterna della sua villa, quella anteriore, tutta terrazzata, alla quale si accede dalla portafinestra della cucina, non sarà più possibile organizzare cene all’aperto o gustare un caffè di prima mattina ascoltando il rumore del mare.

Inquinamento acustico e mancanza di luce in prossimità del Ponte

Inquinamento acustico e assenza di luce colpiranno gli edifici situati in prossimità del Ponte. Un danno non da poco: forse molto peggio rispetto a chi sarà espropriato. «Tra l’altro, durante la realizzazione dell’opera, noi residenti in abitazioni vicine ai lavori, - spiega Giuffrida, docente di Diritto agrario e sicurezza alimentare all’università di Messina - con molta probabilità dovremo abbandonare le nostre case per evitare di essere esposti ai rumori e alle vibrazioni delle trivellazioni, allo spostamento del materiale di risulta, alle polveri sollevate nei cantieri». Si tratta però di notizie in attesa di conferma. La società Stretto di Messina garantisce che «tutto sarà indennizzato». «Ma il problema non si risolve solo con gli indennizzi», controbatte Giuffrida.

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Demolizioni e asservimenti

«Amo visceralmente questa città, questo territorio. Mi sento spaventata e defraudata – continua la docente universitaria -. Ho comprato la mia casa nel 2019, l’anno dopo ho finito i lavori di ristrutturazione, nel 2022 ho costruito in giardino una piscina. Da un paio d’anni me la godo appieno, estate e inverno. E adesso?». Nella sua stessa situazione, all’interno del suo stesso comprensorio, si trovano una ventina di famiglie. Le dieci ville del lato destro, invece, verranno tutte demolite.

Chiarimenti agli infopoint del Comune

«Sono politicamente vicina a questo governo - aggiunge Giuffrida - ma il ponte sullo Stretto è un’idea davvero balorda. Messina è una città stretta e lunga, complicata per la viabilità, non sopporterà interventi così invasivi. E poi, a noi chi darà un’alternativa equivalente alle nostre case?». La docente, però, ha reagito prontamente: si è prenotata per prima ai numeri indicati dalla società Stretto di Messina per avere chiarimenti. Ha preso appuntamento per l’8 aprile alle 15 presso l’ infopoint del Palacultura, messo a disposizione dal Comune: «Ascolterò le loro spiegazioni, poi li avvertirò che sono pronta a incatenarmi». Per quella data, nello stesso luogo, è atteso il presidio Noponte di Capo Peloro.

Gli indennizzi per vincoli ed espropri

Ma al momento, più ragionevolmente, la professoressa Giuffrida si è rivolta all’avvocato Antonio Saitta, esperto in diritto amministrativo, che già tutela un gruppo di cittadini messinesi che per anni non ha potuto godere pienamente dei propri beni, gravati dai vincoli preordinati agli espropri per la realizzazione del ponte sullo Stretto. Saitta avverte che «dovranno essere recuperate tutte quelle buone pratiche in materia espropriativa già previste da un accordo fra il Comune e alcune associazioni di proprietari immobiliari, come l’indennizzo per chi dalla realizzazione dell’opera non subirà l’espropriazione del bene ma un danno apprezzabile».

L’avviso dell’avvio delle procedure

La pubblicazione su quotidiani nazionali e locali “dell’avviso di avvio del procedimento volto all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e alla dichiarazione di pubblica utilità, che sarà sancita con l’approvazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina da parte del Cipess” (quindi entro l’estate?), ci dice che forse siamo agli sgoccioli. Seppur ancora in attesa della valutazione di impatto ambientale. Intanto però per circa quattromila persone - residenti, titolari di attività commerciali o proprietari di terreni agricoli – parte formalmente l’iter burocratico che li priverà dei loro beni a fronte di un indennizzo ancora da quantificare. Con gli espropri spariranno interi quartieri, condomini e lidi balneari. Per molti sarà un dramma sociale e, di certo, dovrà essere gestito. Anche gli effetti sul mercato immobiliare sono imprevedibili.

Oltre 100 milioni di indennizzi

Secondo alcune stime, per risarcire tutti i cittadini saranno necessari oltre 100 milioni di euro, stando al valore di mercato degli immobili, «compresi anche gli indennizzi che la Stretto di Messina non ha mai corrisposto, né offerto, nonostante i vincoli quinquennali apposti sulle proprietà e negli anni più volte reiterati», precisa l’avvocato Saitta.

La Stretto di Messina rende nota, inoltre, la corresponsione di «un bonus di massimo 20mila euro per favorire un proficuo rapporto di collaborazione tra l’espropriante e l’espropriando, ispirato a criteri di equità e trasparenza». Ma servono precisi requisiti, come ad esempio, il numero di anni di residenza presso l’immobile espropriato.

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