Ponte sullo Stretto, i sindaci al ministero dell’Ambiente: «Dai cantieri all’opera, ecco tutti gli errori e le incompatibilità»
I sindaci di Villa San Giovanni e Messina dicono no alla riprogettazione in fase esecutiva. E chiedono al ministero dell’Ambiente studi, integrazioni e quantificazioni per valutare a breve, medio e lungo periodo gli effetti dei lavori sulle città e le comunità
di Donata Marrazzo
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I punti chiave
- La sindaca di Villa San Giovanni: «Un errore madornale»
- La lettera al Mase: «Criticità non risolte o non trattate»
- «Gestione delle acque e sostanze inquinanti»
- «No alla riprogettazione in fase esecutiva»
- «Ignorata l’alta sismicità dell’area dello Stretto»
- I rischi del territorio
- Villa San Giovanni, la città dell’impatto
- Il sindaco di Messina: «Cantierizzazione diffusa»
- «Prima viene la città (poi il ponte)»
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«Nel progetto del Ponte sullo Stretto c’è un errore madornale: la linea di costa calabrese tracciata è quella del 2002, pertanto il pilastro del Ponte a noi risulta più o meno a mare, in acqua, e non sulla terraferma». Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni, rispetto al collegamento stabile con la Sicilia, finora ha mantenuto una posizione laica, neutrale, slegata dalla ideologie, aderente ai fatti.
La sindaca di Villa San Giovanni: «Un errore madornale»
«E da qui deriva una serie di problemi e questioni - continua la sindaca - che ci ha portato a stilare il lungo elenco di osservazioni che oggi, alla scadenza dei termini, gireremo al ministero dell’Ambiente. Il 16 aprile, invece, si terrà la conferenza dei servizi con il ministero dei Trasporti. Ma lette le carte, abbiamo capito che sono necessari studi, integrazioni, quantificazioni. A partire da un nuovo esame approfondito della costa, dei fondali marini, delle correnti. Qui da noi solo se metti un sasso in mare cambia la fascia costiera, figuriamoci dal 2002 a oggi. E va tenuto anche in debita considerazione il fatto che siamo in aree Sic, ovvero in siti di importanza comunitaria, e in zone di protezione speciale della Costa Viola.
La lettera al Mase: «Criticità non risolte o non trattate»
Dalla documentazione del progetto del ponte «emergono diverse criticità non risolte o non trattate», come è scritto nella “relazione di accompagnamento alle osservazioni maturate in Commissione Territorio” del comune di Villa San Giovanni. L’opera coinvolge da subito, sin dalla fase dei cantieri, l’intera comunità, la sua qualità della vita, l’economia: «Il cantiere principale, con pendenza accentuata verso il mare, di fatto opera una interruzione netta della continuità territoriale della città - scrive la sindaca al Mase - suddividendola in due parti con interessamento delle due uniche vie di transito, Strada Nazionale e viabilità lungomare. Nella “relazione del progettista” manca innanzitutto una previsione delle soluzioni viabilistiche alternative che attenuino il traffico, già insostenibile per la città».
«Gestione delle acque e sostanze inquinanti»
La gestione delle acque piovane - prosegue Caminiti - derivanti da eventi atmosferici rilevanti, nel progetto non è sviluppata e non sono indicate, quindi, le soluzioni per il rischio degli afflussi a mare di acque di dilavamento del cantiere cariche di sostanze inquinanti. Risulta problematica l’installazione di un pontile di servizio davanti alla zona del cantiere, come previsto, considerata l’intensità delle correnti e le relative erosioni della costa. Impossibile esprimere un giudizio sugli impatti derivanti da polveri, rumori ed emissioni visto che sono stati rimandati alla progettazione esecutiva. Così come per gli aspetti ambientali di dettaglio».
«No alla riprogettazione in fase esecutiva»
Questo della riprogettazione in fase esecutiva è un altro problema che pone Giusy Caminiti. La considera una pratica rischiosissima ed esprime tutta la sua contrarietà: «Oggi la realizzazione dell’opera non è più solo una decisione politica, ma un fatto estremamente tecnico e scientifico che richiede rigore. Rigore da parte dei 50 tecnici della commissione di valutazione d’impatto ambientale, che però resteranno in carica fino al 24 maggio, quindi per altri 40 giorni. Entro quella data potrebbero, ma solo in teoria, bocciare il progetto se ritenessero fondate le nostre osservazioni, oppure, più probabilmente, chiedere un’integrazione documentale, compresi tutti i monitoraggi preliminari. Si riaprirebbe così la progettazione, il che eviterebbe aggiustamenti e approssimazioni in una fase successiva, quella esecutiva, come si vorrebbe invece fare. Al momento pertanto è impossibile esprimere un giudizio di merito sul progetto».
