Porsche, rivoluzione ai vertici: via il cfo Meschke e il direttore vendite
Meschke, veterano dell’azienda, sarebbe entrato in conflitto con il ceo Blume, soprattutto in seguito al peggioramento delle performance finanziarie
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Rivoluzione in vista ai vertici di Porsche. Lutz Meschke, vicepresidente del board e responsabile delle finanze e dell’IT, e Detlev von Platen, direttore vendite e marketing sarebbero in fase di uscita concordata. La casa di Stoccarda ha confermato, ma non ha fornito spiegazioni ufficiali sui motivi di questa decisione. Sarà Wolfgang Porsche in persona, presidente del consiglio di sorveglianza, a gestire questo passagio molto delicato.
Porsche, gioiello della corona del Gruppo Volkswagen alle prese con un preoccupante calo delle vendite (molto dovuto all’esposizione sulla gamma elettrica) e della redditività, deve far fronte a pressioni sempre maggiori. Il ceo, Oliver Blume, è chiamato a mettere in atto strategie di contenimento dei costi per contrastare il rallentamento delle vendite e il deterioramento delle previsioni di mercato.
Lutz Meschke, 58 anni, è da tempo una figura chiave all’interno dell’azienda, essendo nel consiglio di amministrazione dal 2009. Conosce la struttura e le dinamiche aziendali meglio di chiunque altro e ha avuto un rapporto di stretta collaborazione con Blume. Tuttavia, nonostante le sue competenze, non è mai riuscito a ottenere la presidenza del consiglio di amministrazione, un ruolo che Blume, molto criticato per questo da una parte degli azionisti, ha deciso di mantenere insieme alla guida di Volkswagen.
Negli ultimi tempi, Meschke avrebbe espresso crescenti perplessità sulla direzione strategica di Porsche, soprattutto in seguito al peggioramento dei dati finanziari. Dal 2022, le performance dell’azienda si sono progressivamente deteriorate, nonostante un periodo iniziale di grande profitto post-pandemia. Ora, con l’aumento dei costi e il calo della domanda, Porsche deve affrontare una revisione delle sue strategie.
Nel 2024, la casa automobilistica ha dovuto ridurre le spese di circa 1,5 miliardi di euro, ben oltre le previsioni iniziali. Inoltre, ha abbassato le sue aspettative di margine operativo, passando da una stima compresa tra il 15 e il 17% a un più prudente 14-15%. Il titolo, che oggi ha accusato un calo del 3,99% a 59,18 euro (ha perso anche oltre il 5% ma la tregua sui dazi di un mese concessa da Trump al Messico ha permesso di ritracciare a un’ora dalla chiusura degli scambi a Francoforte), è in rosso del 38,10% dal top del 12 aprile 2024 (95,60 euro), segnando una chiara inversione di tendenza.

