Automotive

Porsche: utili in caduta nel 2024, il dividendo tiene. Tagliati 3.900 posti

Un anno difficile tra costi elevati e calo in Cina. L’azienda rivede al ribasso gli obiettivi di margine operativo e rilancia sui modelli endotermici

Il logo Porsche. REUTERS/Axel Schmidt/File Photo

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Le cose cambiano, anche rapidamente. Ad esempio, solo nel 2022 Porsche puntava ad una flotta per l’80% elettrica entro il decennio. Per adesso è al 12,7%. La domanda debole e il forte calo delle vendite in Cina hanno determinato un’inversione di marcia, per cui i motori endotermici avranno vita lunga a Zuffenhausen (Stoccarda). Tuttavia Porsche scommette proprio sulla versione elettrica del suv Cayenne, ma negli Stati Uniti. Debutterà a fine anno. Questo perché gli Usa hanno sostituito la Cina come maggiore mercato del brand tedesco delle auto sportive di lusso: un quarto delle vendite.

«Le consegne e gli ordini in arrivo nel 2025 ci stanno dimostrando che stiamo toccando le corde giuste con la Macan elettrica (Cayenne e Macan sono i due modelli di maggior successo, ndr) e che l’elettromobilità ha un pubblico in Nord America», ha commentato il ceo Oliver Blume nella giornata dedicata alla comunicazione dei risultati annuali. Lo stesso Blume ha annunciato un nuovo suv compatto con motore a combustione interna entro fine decennio. La grande incognita sono i dazi al 25%, dal 2,5% attuale, annunciati da Donald Trump. Porsche, però, non ha piani per produrre in America. Volumi troppo bassi.

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La spada di Damocle dei dazi

Proprio i dazi, oltre che i costi elevati e le vendite stimate ancora più in calo rispetto al -3% del 2024 sono la spada di Damocle sui profitti nei prossimi trimestri. La casa automobilistica sta valutando come ovviare alle ripercussioni delle tariffe doganali statunitensi senza deprimere i margini: i prezzi potrebbero essere aumentati.

Basterà? Intanto Porsche - nonostante la sua grande offensiva di prodotto lo scorso anno - ha registrato un netto calo dell’utile operativo nel 2024, con una flessione del 22,6% a 5,6 miliardi di euro, rispetto ai 7,3 miliardi dell’anno precedente. L’utile netto è caduto del 30,3% a 3,59 miliardi. I ricavi sono scesi dell’1% attestandosi a 40,1 miliardi, mentre le consegne sono passate da 320.221 a 310.718 unità. La performance negativa è stata principalmente determinata dalla debolezza del mercato cinese (-28%), che ha rafforzato il sorpasso del Nord America (86mila unità contro 57mila, nel 2022 la Cina era nettamente davanti: 93mila a 79mila). Peraltro, nel comunicato, Porsche ha sottolineato nella nota «il record storico di vendite in quattro delle cinque regioni» in cui opera.

Quasi 4mila posti in meno, e nuovi tagli nell’anno

Per agire sui costi Porsche ha annunciato un ridimensionamento che porterà al taglio di circa 3.900 posti di lavoro (1.900 entro il 2029 mentre duemila contratti a termine non saranno rinnovati). Nella seconda metà dell’anno saranno avviate trattative con i sindacati per ulteriori tagli. Tuttavia, il cfo Jochen Breckner, subentrato a Lutz Meschke il 26 febbraio, ha ricordato la spesa di 800 milioni per i nuovi modelli, che avrà un impatto negativo sui risultati del 2025.

Dividendo invariato. Per il 2025 target al ribasso

In un «contesto persistentemente difficile» Porsche stima ricavi compresi tra 39 e 40 miliardi, anche inferiori a quelli del 2024. E una marginalità operativa tra il 10% e il 12%, in calo rispetto al 14,1% dello scorso anno. L’obiettivo di lungo termine, resta ambizioso, superiore al 20%. Rivisto, in compenso, il target di medio periodo, ora fissato tra il 15% e il 17%, rispetto al precedente intervallo del 17-19%. Il marchio tedesco delle auto sportive e di lusso ha deciso di mantenere il dividendo invariato a 2,3 euro per azione.

Le difficoltà del produttore guidato da Blume (che è anche al timone del Gruppo Volkswagen) derivano, come si diceva, anche da una domanda di veicoli elettrici inferiore alle attese, specialmente in Europa, e dal rallentamento dell’economia cinese, aggravato dalla crisi immobiliare. Per far fronte alla pressione competitiva, Porsche ha quindi deciso di investire fortemente nello sviluppo di nuovi modelli a combustione interna e ibridi, ridimensionando le ambizioni nel settore elettrico.

Sul mercato azionario, la reazione è stata prevedibile: il titolo ha perso anche più del 5%, chiudendo poi a -2,99% (55,04 euro), oltre il 33% sotto il prezzo del debutto in Borsa (29 settembre 2022). Il massimo storico è stato di 119,95 euro, il 22 maggio 2023. Gli analisti, in effetti, sono scettici sulla capacità dell’azienda di bilanciare il calo delle vendite con politiche di prezzo più aggressive.

In conclusione, il 2025 si prospetta come un altro anno sfidante per Porsche, che dovrà gestire la transizione verso i nuovi modelli, tenere testa alle turbolenze del mercato cinese e trovare soluzioni per mitigare l’impatto delle tensioni commerciali globali. La strategia del gruppo sarà determinante per garantire la sostenibilità della redditività nel lungo periodo.

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