Giornata mondiale del cuore

Prevenzione e calcolo del rischio cardiovascolare: gli strumenti per proteggere il cuore

La Giornata mondiale del cuore ci invita a prendere in mano la nostra salute cardiovascolare e a utilizzare gli strumenti disponibili per prevenire l’infarto e calcolare il rischio

di Barbara Gobbi

Screening obbligatori e focus sugli stili di vita: la ricetta per tutelare il cuore

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Prendere per mano il nostro cuore per sottrarlo alle insidie: dei fattori di rischio, delle malattie ereditarie, dello stress, dell’inquinamento ambientale. Imparando a controllarci e a monitorarlo. È in definitiva questa la call to action della Giornata mondiale del cuore che il 29 settembre ci presenta il conto: 20 milioni di decessi nel mondo ogni anno per malattie ischemiche, cerebrovascolari e altre ancora. Prima causa di morte nei Paesi occidentali e anche qui da noi, con un’Italia che nel 2021 - ultimo dato disponibile certificato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) - totalizza 217mila decessi, il 30,8% del totale. E allora non a caso il claim della Giornata è “Use for action”, cioè “agisci”. Una richiesta ai governi ma anche ai singoli, perché moltissimo si può fare.

Il Progetto cuore che calcola il rischio

Da noi sono molteplici gli input per arrestare la corsa di malattie e decessi cardiovascolari, destinati ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione se non si correrà ai ripari.

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Il primo: l’Istituto superiore di sanità mette a disposizione con il suo Progetto cuore un “calcolatore di rischio” on line che permette a ciascuno in pochi click di valutare la probabilità di avere un infarto del miocardio o un ictus nei successivi dieci anni. Una chiamata alla consapevolezza da cui pochi possono sentirsi esclusi: il 41% degli italiani tra 18 e 69 anni, ricorda l’Iss, ha almeno tre fattori di rischio e il 98% ne presenta almeno uno, tra ipertensione, colesterolo alto, diabete, fumo, vita sedentaria, scorretta alimentazione.

Un quadro allarmante. Ma moltissimo si può fare per arrestare o invertire la tendenza: agendo sui fattori di rischio cardio-metabolici modificabili, sarebbe evitabile ben l’80% dei decessi legati a queste malattie. E allora prevenzione è la prima parola-chiave. Lo ricorda il presidente Iss Rocco Bellantone: «Tutti possiamo fare molto per il nostro cuore, i medici e in particolare quelli di famiglia, i più vicini ai pazienti a cui vanno sempre più comunicati i buoni stili di vita. Come cittadini, dobbiamo tutti impegnarci a prendere nelle nostre mani la prevenzione».

Candidature aperte per il maxi studio sulle persone sane

Inizierà a gennaio il reclutamento di 30mila cittadini sani tra i 40 e gli 80 anni che aderiranno volontariamente a CvRisk-It, la più importante iniziativa mai promossa in Italia sul tema delle malattie cardiache coordinata dalla Rete cardiologica degli Irccs, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico del ministero della Salute. Lo studio, finanziato dal ministero con 20 milioni per il quadriennio 2023-2026, mira a rivoluzionare l’approccio alla prevenzione cardiovascolare perché introdurrà tre nuovi modificatori di rischio nei protocolli di valutazione: la componente ereditaria, la presenza e quantità di calcio coronarico e l’analisi dell’arteria carotidea.

«Elementi che - sottolinea Lorenzo Menicanti, Presidente della Rete cardiologica - permetteranno di identificare con maggiore precisione i soggetti a rischio e di proporre interventi preventivi mirati e personalizzati».

Chi pensa di partecipare al progetto può iscriversi alla community dove sono disponibili tutte le informazioni. Pre requisito per poter accedere, non aver avuto precedenti di malattie cardiovascolari o diabete di tipo 2.

Il primo Piano nazionale contro le malattie cardiovascolari

«L’Italia si colloca a un livello di rischio cardiovascolare moderato, a differenza di Paesi “cugini” a basso rischio come Francia e Spagna, che si traduce in un numero ancora allarmante di decessi che superano i 220mila l’anno, con una prevalenza più elevata della media europea, pari a 7mila casi ogni 100mila abitanti, e un impatto economico a carico del Servizio sanitario nazionale e del sistema previdenziale equivalente a circa 20 miliardi di euro nel 2021, tra costi diretti e indiretti». A tracciare lo scenario è Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia (Fic) che in collaborazione con le società scientifiche Sic (Società italiana di cardiologia) e Anmco (cardiologi ospedalieri), sostenute dalla Società europea di cardiologia, ha prodotto il primo Piano nazionale contro le malattie cardiovascolari nell’ambito di un’azione di promozione della salute del cuore in corso nella Ue.

Del resto, anche in Europa le malattie cardiache restano la causa più comune di mortalità, con una prevalenza di 113 milioni di persone, oltre 12,7 milioni di nuovi casi e una spesa complessiva che tocca i 300 miliardi di euro, pari al 2% del Pil europeo. Dati monstre e allora intervenire con decisione diventa anche questione di sostenibilità.

Anche in questo caso la prevenzione - sia “medicalizzata” sia passando per gli stili di vita - è cruciale: nelle circa 90 pagine del Piano svetta tra le altre la proposta alle istituzioni di screening obbligatori per tutti i cittadini già dai 18 anni per la valutazione del colesterolo e della pressione arteriosa, elettrocardiogramma una volta l’anno per gli over 65, aree pubbliche nelle città che incoraggino l’attività fisica come piste ciclabili e spazi in parchi pubblici, percorsi di cura chiari e omogenei. E ancora: digitalizzazione per snellire la burocrazia, campagne educazionali per i cittadini dalle scuole ai luoghi di lavoro, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale.

Nel documento ampio spazio è dedicato anche a cure più continuative e omogenee, a partire dalla presa in carico dei pazienti, che purtroppo non ha gli stessi standard su tutto il territorio nazionale. «Per questo il Piano si propone di agire anche sulle difformità regionali, per ridurre le disuguaglianze e garantire equità – spiega Fabrizio Oliva, presidente Anmco -. L’accesso all’innovazione tecnologica tra il 1990 e il 2020 ha permesso una riduzione del tasso di mortalità per queste patologie ma il nostro Paese presenta ancora criticità rilevanti. Basti pensare che il 60% dei pazienti candidabili non ha accesso alla Tavi, cioè l’impianto valvolare aortico transcatetere, e che prodotti innovativi contro il colesterolo, come il Pcsk9, rappresentano solo lo 0,5% del consumo dei farmaci».

L’obiettivo è anche quello di una continuità di assistenza che non lasci spiazzato il paziente: il Piano esplicita la necessità di rivedere il rapporto tra ospedale e territorio, di dotare il sistema di risorse umane, infrastrutturali e tecnologiche, più adeguate ai bisogni di salute e i servizi socio-sanitari sempre più integrati e prossimi al cittadino. Infine, il grande tema dell’AI, determinante in ambito sanitario: «Dovremo ripensare ai nostri processi diagnostici e terapeutici alla luce della grande e non ancora esplosa innovazione dell’Intelligenza artificiale», conclude Indolfi.

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