Giornata mondiale

Prevenzione, le 5 lettere per salvare il rene

Come riconoscere la malattia renale cronica che difficilmente dà segni e sintomi clinici chiari fino a quando il danno è avanzato

di Federico Mereta

(AdobeStock)

4' min read

4' min read

Apcde. Tenete presente questa sigla, se volte proteggere i reni e cogliere presto i primi segnali di sofferenza di questi organi basilari per il benessere. Il significato dell’acronimo è semplice. La A sta per la valutazione dell’albumina nelle urine, la P per il controllo regolare della pressione arteriosa. Per la C, sono due i parametri da considerare, ovvero i valori di colesterolo (con particolare attenzione all’Ldl) e creatinina. Passando a D ed E, le lettere indicano la necessità di monitorare la glicemia (e quindi un eventuale diabete) e la velocità di filtrazione glomerulare stimata o eGfr.

A rilanciare l’importanza di questa sorta di “check-up” dedicato, segnalando anche la necessità di controlli di approfondimento ulteriore in base alle indicazioni del medico, sono gli esperti della Fondazione Italiana del rene (Fir) e della Società Italiana di nefrologia (Sin) in occasione della Giornata mondiale del rene, in programma il 13 marzo. Nell’occasione, sono previste molte iniziative di screening gratuite e di sensibilizzazione.

Loading...

L’obiettivo è semplice. Occorre impegnarsi tutti per arrivare presto per riconoscere e fronteggiare la malattia renale cronica, che sta diventando una vera e propria epidemia non infettiva anche perché questi organi, pur soffrendo, difficilmente danno segni e sintomi clinici chiari fino a quando il danno è avanzato. La patologia appare in costante aumento per il trend demografico che vede crescere in Italia l’età media della popolazione ma non solo. I dismetabolismi, in particolare sovrappeso e obesità, rappresentano un fattore che mette a rischio anche i reni, così come i mutamenti climatici tendono a ripercuotersi sul benessere di questi reni.

Le cifre sono chiare: i nuovi casi di dialisi sono aumentati del 43% negli ultimi 30 anni ed è cresciuta del 41% la mortalità legata alla malattia renale cronica. Le stime dicono che nel 2040 sarà la quinta causa di morte nel mondo.

L’importanza della diagnosi precoce

La malattia renale cronica, che un tempo si definiva insufficienza renale, viene spesso diagnosticata tardivamente, quando è già in stadio avanzato. Ed è purtroppo molto diffusa. «In Italia e nel mondo, circa il 10% della popolazione adulta è affetta da questa condizione – spiega Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene e direttore del Reparto di Nefrologia e dialisi presso l’Ospedale Grassi di Roma -. Purtroppo la maggior parte delle persone non ne è consapevole. Si può perdere fino al 60-80% della funzionalità renale prima che si manifesti qualsiasi sintomo, momento in cui l’efficacia terapeutica si riduce notevolmente e la terapia sostitutiva diventa sempre più probabile».

Insomma. il rene può soffrire, senza mostrarlo. Soprattutto in presenza di altre cronicità come l’ipertensione, il diabete oppure gravi quadri di aterosclerosi a carico delle arterie che nutrono questi organi. E non bisogna sottovalutare le infezioni che possono creare un danno tale da non poter essere riassorbito. Col tempo, quindi, l’attività dei reni cala e con essa la possibilità di assicurare i normali meccanismi di controllo dei liquidi del corpo, producendo quindi urine che non rispondono alle reali necessità dell’organismo. E a questo punto che possono comparire segnali che mettono in guardia: inizialmente si può riscontrare un aumento della quantità di urina prodotta, per la scarsa concentrazione, poi, più avanti, la produzione di urina cala drasticamente, per l’impossibilità degli organi di fare il loro lavoro. Nel frattempo, ricordate sempre di verificare se il colore dell’urina si fa più scuro e se compare una spiccata astenia, con prurito e inappetenza, oltre agli edemi, cioè ai gonfiori che si localizzano soprattutto alle gambe. Possono essere segnali che i reni faticano a eliminare i liquidi in eccesso. Ma quando si manifestano queste situazioni il danno può essere già marcato. Per questo occorre arrivare prima puntando sulla prevenzione e sull’attenzione costante alla salute renale.

Il peso economico della patologia

Il conto economico della malattia renale cronica, oltre alle condizioni di salute del singolo e all’impegno dei caregiver, basta da solo a offrire i contorni di una patologia che pesa. A fronte di quadri più o meno definiti per circa un italiano su dieci, la malattia assorbe circa il 3% delle risorse del Fondo sanitario nazionale. In particolare sono pesanti le conseguenze legate alla patologia in fase avanzata. Per chi presenta quadri di questo tipo, con necessità di dialisi, il costo diretto annuo per paziente in dialisi è stimato tra i 30.000 euro per la dialisi peritoneale e i 50.000 euro per l’emodialisi.

Anche il trapianto renale, pur rappresentando la prima scelta terapeutica nei pazienti con insufficienza renale severa, comporta spese considerevoli, tra intervento, farmaci immunosoppressori e follow-up a lungo termine. A questi costi diretti, si aggiungono anche dei costi di difficile quantificazione legati alla gestione dei pazienti con malattia renale cronica avanzata, ma non ancora in dialisi, oltre ai costi indiretti derivanti da ridotta produttività e necessità di assistenza continua.

Sulla base di questi dati, è stato stimato che ritardare di almeno cinque anni la progressione del danno renale nel 10% dei pazienti con malattia in stadio moderato-grave procrastinando, sempre di cinque anni, l’inizio della dialisi, permetterebbe un risparmio di centinaia di milioni di euro ogni anno.

«La malattia renale cronica ha un impatto crescente sulla spesa sanitaria – commenta Luca De Nicola, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin), e ordinario di Nefrologia presso l’Università L. Vanvitelli di Napoli -. Investire in prevenzione e diagnosi precoce è essenziale per contenere i costi e migliorare la qualità di vita dei pazienti».

Insomma, grazie alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al controllo delle possibili complicanze si potrebbe disporre di risorse da reinvestire in questi settori, strumenti chiave per contenere l’impatto della malattia sui pazienti e sulla spesa sanitaria.

«Come Sin ci impegniamo a promuovere strategie concrete per migliorare la gestione della salute renale nel nostro Paese e contenerne l’impatto economico – riprende De Nicola -. Abbiamo infatti lavorato al progetto di legge presentato alla Camera, che punta a integrare lo screening della patologia nella medicina generale con successivo riferimento guidato ai nefrologi. Inoltre, insieme al ministero della Salute, abbiamo contribuito alla definizione del nuovo Pdta della Mrc (malattia renale cronica, ndr), ora all’esame della conferenza Stato-Regioni. Queste azioni potranno condurre a una svolta epocale per la gestione della malattia, migliorando prevenzione, presa in carico e accesso alle cure, con particolare attenzione agli stili di vita e all’aderenza terapeutica».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti