Genitorialità

Procreazione assistita, a 20 anni dalla legge ancora molte criticità

In Italia su 400mila nascite totali poco più del 4% di bambini e bambine - circa 16mila - nasce grazie a tecniche di pma

di Livia Zancaner

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Il consenso alla pma, la procreazione medicalmente assistita, dopo la fecondazione dell’ovulo non potrà più essere revocato e la donna potrà richiedere l’impianto dell’embrione, anche se il partner nel frattempo è deceduto o se la loro relazione è terminata. È quanto prevedono le nuove linee guide pubblicate dal ministero della Salute, come chiesto dalla legge 40 del 2004, che regolamenta l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, consentita nel nostro paese alle coppie eterosessuali.

I dati

L’aggiornamento arriva dopo nove anni di attesa e in vista l’anno prossimo del nuovo decreto che renderà operativi i lea, i livelli essenziali di assistenza, in cui rientra anche la pma. Sono le ultime novità in tema di procreazione medicalmente assistita in Italia, dove poco più del 4% di bambini e bambine - circa 16mila - nasce grazie a tecniche di questo tipo. Numeri in crescita ma ancora molto bassi, in un paese in cui ci sono meno di 400mila nascite l’anno.

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Accesso alla pma

Accedere alla pma è infatti complicato, le tariffe e la copertura da parte del servizio sanitario nazionale cambiano da regione a regione: in Lombardia, ad esempio, prima regione in Italia per numero di cicli, il ssn copre oltre il 90% delle spese; nel Lazio, invece, quasi tutti i trattamenti vengono eseguiti privatamente. Con il nuovo decreto le tariffe verranno uniformate, ma il provvedimento, rinviato al 2025, presenta una serie di criticità, viste le enormi divergenze tra Nord e Sud del paese.I dati Secondo l’ultima relazione al parlamento pubblicata a novembre 2023, nel 2021 in Italia sono nati da pma 16.625 bambini, su poco più di 400.000 nuovi nati. Dal 2005, quando i nati erano l’1,22% del totale, l’attività di pma è aumentata di quasi 2 volte, arrivando a 109.755 trattamenti nel 2022, con un tasso di gravidanza ogni 100 trasferimenti al 33% (era il 16,3% nel 2005) e più di 300 centri (194 centri di secondo e terzo livello e 118 di primo livello).

L’età delle madri

L’età media delle donne che si sottopongono a tecniche di questo tipo è salita a 37 anni (34 nel 2005 e 35 in Europa nel 2019), con le donne over 40 che rappresentano il 34% rispetto al 20,7% del 2005. «Sopra i 42 anni la possibilità di ottenere una gravidanza con i propri gameti si attesta al 4% e il 50% delle gravidanze ha esito negativo. Quindi su 100 donne over 42 che tentano la pma, due avranno figli» spiega Giulia Scaravelli, ginecologa, responsabile del registro nazionale della procreazione medicalmente assistita, istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità.

«Se noi garantissimo l’accesso alla pma a tutte le coppie che non possono avere figli, contribuiremmo in maniera sostanziale a riattivare il volano delle nascite in Italia. Al momento il divario tra il numero di persone che vorrebbero iniziare un percorso e quelli che non riescono è considerevole» continua Scaravelli.

Il costo della pma

In Italia il 62% dei cicli di trattamenti di II e III livello con gameti della coppia è erogato dal ssn attraverso centri pubblici e privati convenzionati, percentuale che scende al 27% per i gameti donati, con enormi differenze tra le regioni. La Lombardia - prima regione in Italia per numero di cicli (22.258 cicli iniziati di secondo e terzo livello, pari al 26% del totale ) prevede una copertura superiore al 90%. Al secondo posto per numero di cicli c’è la regione Lazio (12.597), realizzati quasi tutti in centri privati, al terzo la Toscana (11.244), che opera quasi interamente attraverso il pubblico. L’obiettivo del decreto tariffe è anche quello di colmare tali divergenze.

«Le maggiori criticità sono al Sud, dove le regioni non sono preparate e mancano le strutture» precisa Luca Mencaglia, coordinatore del tavolo tecnico sull’infertilità del ministero della Salute e coordinatore della rete pma della regione Toscana, spiegando che «tali regioni dovranno convenzionare i centri privati e potenziare i centri pubblici. In caso contrario i cittadini sono costretti ad andare fuori regione».

Le differenze da regione a regione

Secondo l’ultima relazione del ministero, nel 2021 la Lombardia ha effettuato il 28,9% dei cicli su pazienti residenti in altre regioni, la Toscana il 54,9%. La maggioranza dei centri (54,6%) che nel 2021 hanno svolto attività di II-III livello sono di tipo privato, tipologia più diffusa nelle regioni del centro e del sud dell’Italia, mentre i 68 centri pubblici (36,8%) sono più presenti nelle regioni del nord. I 16 centri privati convenzionati (8,6%) si trovavano solamente in 4 regioni: Lombardia, Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

«Da anni auspichiamo come società scientifiche del settore, la nascita in ogni regione di strutture pubbliche o in convenzione di grandi centri che eroghino almeno 1.000 cicli l’anno, con personale dedicato e adeguato. Molte invece, anche in Lombardia, erogano meno di 500 cicli”, sottolinea Paolo Emanuele Levi-Setti, professore ordinario dell’Humanitas University e direttore dell’Humanitas Fertility Center, che nel 2023 ha trattato 2.181 coppie, ottenendo 1.342 gravidanze, oltre il 90% in convenzione con il servizio sanitario.

In Italia i centri che hanno svolto meno di 200 cicli rappresentano circa un terzo (33%) del totale, mentre il 34% ha effettuato almeno 500 cicli di II e III livello. Nonostante il rinvio del decreto tariffe, Humanitas da gennaio 2024 ha approvato i criteri di accesso previsti, alzando da 3 a 6 il numero di tentativi di pma per coppia sia per trattamenti con gameti della coppia sia da donazione e da 43 a 46 anni l’età massima prevista per la donna. Cruciale la comunicazione. «Le informazioni sul web, spesso fuorvianti, dovrebbero essere meglio monitorate. La nascita di un registro nazionale obbligatorio dei cicli singoli, sul modello del registro statunitense e come auspicato della stessa Unione europea, darebbe certezze e sicurezza alle coppie» conclude il direttore dell’Humanitas Fertility Center.

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