Proteine alternative, Bcg: accelerano investimenti e consumi
I capitali investiti sono passati da 1 a 5 miliardi di dollari in due anni. I miglioramenti nel gusto e nei valori nutrizionali uniti alla diminuzione di prezzo e alle semplificazioni normative motivate da logiche green, ne aumenteranno la diffusione.
di Emiliano Sgambato
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Aumentano gli investimenti sulle cosiddette “proteine alternative”, cioè su tutta quella gamma di prodotti a base vegetale (o, ma in questo caso siamo ancora in fase sperimentale, a base di cellule coltivate in vitro) che ha come scopo quello di sostituire carne, pesce, formaggio e altri alimenti proteici.
La convinzione degli investitori è da un lato che questo tipo di produzioni siano sempre più sostenute dalla politiche pubbliche e dall’altro che siamo in vista di un’accelerazione nel cambio delle abitudini alimentari (i consumi sono già in aumento). In entrambi i casi la motivazione sarebbe la medesima: il minor impatto ambientale di questi prodotti, dato che gli allevamenti intensivi sono tra i principali imputati per l’aumento dell’effetto serra con conseguente surriscaldamento globale.
A indagare lo scenario in trasformazione del “plant based” è un nuovo report di Boston Consulting Group (Bcg) e Blue Horizon: “Food for Thought: The Untapped Climate Opportunity in Alternative Proteins”. La società di consulenza già lo scorso anno aveva stimato che le proteine alternative potranno rappresentare l’11% di tutto il consumo di proteine entro il 2035 per un fatturato globale di 290 miliardi di dollari.
Secondo la nuova indagine, condotta su 3.700 intervistati in 7 Paesi, oltre il 30% del campione ritiene che avere un impatto positivo sul clima sia la ragione principale per passare alle proteine alternative. Il 60% ha già avuto esperienze di consumo (il 50% le ha incrementate durante la pandemia), il 55% frequentemente e il 13% in modo esclusivo o quasi. Quest’ultima quota potrebbe però raddoppiare «se venissero affrontate le maggiori inibizioni dei consumatori verso questi prodotti». Dovrebbe cioè diminuire il prezzo, migliorare il gusto e dovrebbero essere fornite maggiori garanzie sui valori nutrizionali.
«Se supportate dalla tecnologia, dagli investimenti e dalle autorità di regolamentazione, le proteine alternative hanno margine per raddoppiare la propria quota di mercato, sempre entro il 2035. Questo non ci stupisce considerando i passi da gigante fatti da questo tipo di prodotti in termini di accettazione da parte dei consumatori», spiega Lamberto Biscarini, managing director e senior partner di Bcg.
Secondo il Good Food Institute, il capitale di rischio investito nelle proteine alternative è passato da 1 miliardo di dollari nel 2019 a 5 miliardi di dollari nel 2021, con un aumento del tasso annuo del 124%. Inoltre, stanno crescendo gli investimenti in aziende specializzate in nuove tecnologie come le proteine da fermentazione (+137% dal 2019 al 2021) e a base di cellule animali (+425%).


