Quanto conviene il nuovo BTp Italia? Analisi del bond che protegge dall’inflazione
Dal 20 al 23 giugno parte il collocamento del bond governativo italiano agganciato all’inflazione. Il Tesoro ha comunicato un tasso minimo cedolare dell’1,6%. A cui aggiungere premio fedeltà e inflazione. Ecco pro e contro
di Vito Lops
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Dopo aver saltato il 2021 il Tesoro torna quest’anno con il BTp Italia. Si tratta della 17esima edizione dello speciale bond governativo agganciato all’inflazione italiana che compie 10 anni di vita (il primo risale al marzo del 2012). Si parte da un tasso minimo garantito dell’1,6% a cui aggiungere, semestre dopo semestre (è questa la finestra temporale scelta per lo stacco delle cedole), il livello del caro-vita. Allo stesso tempo il meccanismo del premio fedeltà (0,4% per chi detiene il titolo per i primi quattro anni e un ulteriore 0,6% per chi lo porta a scadenza fino all’ottavo) porta il rendimento medio offerto all’1,7% sui quattro anni e all’1,725% sulla durata completa. Tecnicamente non c’è possibilità di confrontarlo ad altri prodotti presenti sul mercato, come ad esempio il BTei, perché quest’ultimo è calcolato sulla base dell’inflazione generata nell’Eurozona.
In ogni caso il piccolo risparmiatore che in queste ore sta valutando se prendere parte al collocamento dal 20 al 22 giugno può comunque effettuare dei calcoli e dei ragionamenti attingendo a quanto offre il mercato secondario sui BTp tradizionali. Dato che il nuovo BTp Italia ha due finestre temporali significative, quattro e otto anni appunto, proviamo a confrontare il nuovo prodotto con i rendimenti oggi prezzati dagli investitori dai BTp a delle stesse durate, ma non indicizzati all’inflazione. Nel primo caso il rendimento del mercato è pari al 2,7%, nel secondo al 3,5%. Vale a dire che chi vuole esporsi su queste durate in partenza ottiene rendimenti superiori di 100 punti base e di 177 rispetto al BTp Italia. Ipotizzando che l’inflazione non esista.
Oppure potremmo anche vederla in quest’ottica: i due prodotti (BTp Italia e BTp tradizionali già quotati sul mercato ai valori attuali) avrebbero lo stesso rendimento finale qualora la media dell’inflazione in Italia si attestasse per i prossimi quattro anni all’1% annuo e per i prossimi otto all’1,775% annuo. Nel caso l’inflazione dovesse risultare superiore il BTp Italia vincerebbe il confronto con i BTp tradizionali.
È questa la vera valutazione da fare, ed è tutta basata sulle aspettative di inflazione. Sappiamo che attualmente l’inflazione in Italia viaggia al 6,9% e che difficilmente rallenterà il passo a breve, considerato che i fattori che l’hanno fatta decollare (aumento dei prezzi delle materie prime energetiche ed agricole) hanno ancora un’elevata forza relativa anche a causa del perdurare della guerra tra Russia e Ucraina oltre che per gli strascichi della carenza di commodities alimentati dalla pandemia.
Quindi è pressoché matematico che nella prima parte di vita il BTp Italia batterà nettamente i più bassi livelli di inflazione indirettamente incorporati dai BTp tradizionali (il cui rendimento risulta inoltre ovattato dallo scudo anti-spread e dal sostegno, per quanto calante, della Bce). Di conseguenza i BTp tradizionali potrebbero risultare competitivi solo qualora l’inflazione crollasse repentinamente negli anni successivi.


