Reddito di cittadinanza, 500mila famiglie non avranno obblighi di lavoro
di Francesca Barbieri
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Oltre un terzo delle famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza - 500mila su poco più di 1,3 milioni - non dovrà sottoscrivere né il Patto per il lavoro, né quello di inclusione. Lo calcola l’Upb nelle risposte scritte inviate alla Commissione Lavoro del Senato in seguito all'audizione sul decretone, mentre continua il confronto a distanza tra le due anime del Governo sulle possibilità di rinnovo del sussidio di contrasto alla povertà.
Da un lato il sottosegretario all'Economia della Lega, Massimo Garavaglia, commenta così la decisione di accantonare l’emendamento della Lega che prevede che il reddito possa essere rinnovato una volta sola: «È evidente che questo tema va chiarito. Abbiamo sempre detto che non può essere sine die, per il singolo. Per definizione le politiche attive sono fatte per trovare lavoro». Dall’altro, la replica del sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi (M5s): «Il reddito di cittadinanza è una misura strutturale necessaria per fare fronte alla diffusa e crescente piaga della povertà, che di certo non si combatte in un anno o in un anno e mezzo. Detto questo, va tenuto ben presente che l’idea di un reddito di cittadinanza che non fosse di per sé “illimitato” è già ben presente nel disegno di legge depositato al Senato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle».
PER SAPERNE DI PIÙ / Dossier reddito di cittadinanza
L’identikit delle famiglie tratteggiato da Upb
Secondo le elaborazioni di Upb, le famiglie che potranno accedere al reddito di cittadinanza si dividono - in base ai criteri previsti dalla normativa e delle caratteristiche dei propri componenti - in tre diverse “categorie”: il 37%, circa 500mila famiglie, risulterebbe senza obblighi di alcun genere, il 26% (poco più di 330mila) verrebbe inizialmente inserito nel percorso lavorativo e il restante 37% in quello di inclusione gestito dai Comuni.
Un’analisi della composizione delle diverse tipologie di nuclei familiari - si legge nel testo dell’Autorità indipendente - evidenzia comunque una forte eterogeneità interna dei componenti (circa 3,6 milioni), eccezion fatta per le famiglie senza obblighi.
In particolare, nelle famiglie assegnate al percorso lavorativo come punto di ingresso si riscontrano il 40% di individui «prontamente attivabili» (almeno uno per famiglia; nel complesso risulterebbero circa 450.000 individui, il 13% del totale), il 46% di persone escluse da obblighi e il 14% di persone «non immediatamente attivabili» nel mercato del lavoro.
Le famiglie assegnate al percorso di inclusione sono invece composte per il 47% da individui «non immediatamente attivabili» e per il 53% da persone «escluse da obblighi».
Il quadro cambierebbe in misura significativa, sottolinea l’Ubp, se la definizione di occupato (e quindi escluso da obblighi) fosse precisata nel senso di includere gli occupati poveri nei processi di condizionalità dei centri per l’impiego. In questo
caso, gli individui «prontamente attivabili» potrebbero raggiungere le 850.000 unità.

