Reddito di cittadinanza, arriva la norma «anti furbetti»: escluso chi si dimette
di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci
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I nuclei familiari con persone diventate disoccupate dopo aver dato le dimissioni volontarie dall’azienda sono esclusi per 12 mesi dal reddito di cittadinanza. A meno che non siano state presentate le dimissioni per giusta causa, ovvero che abbiano cessato l’attività lavorativa in seguito ad inadempimenti del datore di lavoro (mancato pagamento dello stipendio, mancato versamento dei contributi, richiesta di comportamenti illeciti). In questo caso non scatta, dunque, lo stop automatico di un anno.
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La norma “anti furbetti” contenuta nella bozza del decreto legge che sarà portato tra giovedì e venerdì della prossima settimana al consiglio dei ministri – dopo che è sfumata la possibilità di esaminarlo questa settimana, per le frizioni tra Lega e 5S ma anche per i nodi finanziari sollevati dal ministero dell’Economia – stabilisce anche che il reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della Naspi, l’indennità di disoccupazione, e con altri strumenti di sostegno al reddito a condizione che il beneficiario abbia i requisiti economici e patrimoniali per accedervi.
Quanto al rinvio del decreto, il premier Giuseppe Conte assicura che «le ragioni del differimento del reddito di cittadinanza stanno nel fatto che vogliamo fare le cose per bene: non è concessione elettorale ma manifesto di questo governo». Intervenendo agli Stati generali dei consulenti del lavoro, Conte ha sottolineato che «senza lavoro stabile non c’è dignità sociale». E sul fronte pensioni ha spiegato: «Stiamo impostando quota 100 non solo come cosa giusta, per superare la Fornero, ma soprattutto per assicurare ricambio generazionale». «Non anticipo dati - ha aggiunto - ma posso dire che Eni, e non è la sola, mi ha anticipato nel 2019 per un lavoratore che esce ne saranno occupati due/tre».


