Reddito-pensioni, slitta il decreto. Governo diviso anche su Tav e “trivelle”
di Andrea Gagliardi
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È slittato il Consiglio dei ministri che dovrebbe varare il decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100. La riunione del governo per dare il via libera alle misure, a quanto risulta, dovrebbe essere rinviata alla prossima settimana. Prima la Ragioneria generale dello Stato deve completare la stesura della relazione tecnica. E vanno sciolti gli ultimi nodi. Il cantiere del reddito di cittadinanza non è ancora chiuso.
Da Varsavia, Salvini minacciava: «Senza fondi per le pensioni di invalidità non voteremo il reddito di cittadinanza. Non è una ripicca, magari c'è stata una distrazione, ma faceva parte dell'accordo». Sul piatto ci sono poco meno di 400 milioni nel quadriennio, 140 nel solo 2019, che si liberano per la riduzione della platea di stranieri beneficiari: la bozza di decreto ha introdotto il criterio della residenza in Italia da almeno 10 anni di cui gli ultimi 2 continuativi, contro i 5 anni ipotizzati in precedenza.
Le obiezioni della Lega
Alla Lega, che al tavolo del 'decretone' su reddito e pensioni chiede un intervento per alzare le pensioni di invalidità e rendere più vantaggioso il reddito alle famiglie numerose (non ci sarebbe alcuna differenza tra il reddito di cittadinanza che riceverà una famiglia con tre figli e una con cinque o più figli, ndr), gli uomini di Di Maio replicano che il meccanismo già
prevede per i disabili «sotto la soglia di povertà» l’aumento delle pensioni. Un passo in più, aggiungono, si farà grazie al «tesoretto» ricavato dalle limitazioni del reddito agli stranieri.
Di Maio: accesso per 260.000 invalidi
Il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, parlando a Radio anch'io, ha annunciato che ci saranno «260.000 invalidi italiani che avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza». Di Maio ha sottolineato che la misura non perderà 400 milioni ma al contrario li guadagnerà perché è stata ridotta la platea degli stranieri e redistribuiti quei soldi tra pensioni minime, pensioni di invalidità e maggiore formazione per i centri per l'impiego.
Gli altri fronti caldi: stop alle trivelle e completamento Tav
Le tensioni nel governo gialloverde restano alte anche su altri fronti, non solo su reddito di cittadinanza e pensioni. Nella giornata di giovedì numerosi esponenti della Lega hanno espresso posizioni nette e diametralmente opposto a quelle dei 5 Stelle su due temi cruciali per lo sviluppo del Paese: il cosiddetto “emendamento sulle trivelle” – destinato a bloccare esplorazioni nuove e permessi esistenti e presentato dal M5S nel Dl semplificazione – e il destino della tratta ad alta velocità Torino-Lione, completamento strategico dell’asse europeo Lisbona-Kiev. L’emendamento trivelle è stato definito «sbagliato» dal senatore Paolo Arrigoni e dalla sottosegretaria all’Ambiente Vannia Gava, entrambi della Lega. Mentre il collega di partito e viceministro allo Sviluppo economico Dario Galli ha precisato: «Bisogna salvaguardare l’interesse del rispetto ambientale, ma c’è anche un paese che ha necessità di altro tipo e che in ogni modo bisogna il più possibile soddisfare al minor costo possibile». Sul fronte opposto, il capogruppo del M5S Stefano Patuanelli ha affermato: «Vogliamo un Paese diverso, lo dobbiamo alle future generazioni. L’Italia è un Paese fragile». Mentre Gianni Girotto, presidente della commissione industria e commercio del Senato ha spiegato come «fermarle – le trivelle, ndr – significa guardare avanti. I combustibili fossili rappresentano il passato».
