Reddito di cittadinanza, tutti i lavori che si possono rifiutare senza perdere il sussidio
di Michela Finizio e Valentina Melis
4' min read
4' min read
Lavori stagionali, part-time, da apprendisti o a chiamata. Impieghi in agricoltura o nell’artigianato, nel commercio o nella ristorazione. È ampio il ventaglio delle offerte di occupazione che potranno essere rifiutate dai percettori del reddito di cittadinanza, senza perdere il sussidio: sia per il tetto minimo di stipendio di 858 euro introdotto al Senato durante l’esame del Dl 4/2019, sia per il riferimento all’offerta «congrua», cioè a tempo pieno e indeterminato.
GUARDA IL VIDEO / Settimana clou per il reddito di cittadinanza
Salvo modifiche al provvedimento - all’esame della Camera per la conversione in legge - le tre offerte che i centri per l’impiego sottoporranno ai beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno essere congrue. Solo dopo il terzo rifiuto, decadrà il beneficio. Un meccanismo simile che ricorda quello per i percettori di disoccupazione (Naspi o Dis-coll): in questo caso, però, basta non accettare una sola proposta congrua per perdere l’indennità.
I tre paletti della congruità e il tetto minimo
Ma quando un’offerta di lavoro è «congrua»? I requisiti sono tre e devono essere presenti tutti insieme (come prevede il Dm 10 aprile 2018 del ministero del Lavoro): tempo indeterminato (o a termine o di somministrazione di almeno tre mesi); a tempo pieno o con un orario non inferiore all’80% dell’ultimo contratto di lavoro; retribuzione non inferiore ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

