M&A

Tlc: Vodafone e Iliad in trattative per fondere le attività in Italia

Secondo fonti anonime, entrambe le parti stanno attivamente studiando modi per concludere un legame delle rispettive attività

di Andrea Biondi

3' min read

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Promette di non essere un anno qualsiasi il 2022 per le Tlc in Italia. E a scuotere un mercato piegato da anni di scriteriata guerra dei prezzi – e ora appeso alle speranze di un consolidamento – potrebbe essere un big deal: una unione fra operatori top.

Il Big Bang potrebbe scaturire dal matrimonio fra Vodafone e Iliad. A rilanciare l'indiscrezione è l'agenzia di stampa Reuters, segnalando l'esistenza di trattative per concludere un accordo in Italia volto a unire le rispettive attività.

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Nessun commento da parte delle società, ma secondo Reuters il processo sarebbe partito, con Lazard al lavoro sui piani strategici in Italia di una Iliad che, intanto, martedì alzerà il velo sulle sue offerte ultrabroadband nel fisso, temutissime dai competitor per il prezzo che sarà scelto. Per l’avvio, come anticipato in un’intervista all’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi, sul Sole 24 Ore del 13 gennaio, la telco userà la rete Open Fiber per poi aggiungere, in un secondo momento, anche quella di Fibercop (Tim-Kkr-Fastweb).

In quella stessa intervista, per la prima volta Levi ha aperto a un concreto interesse per un processo di consolidamento in Italia affermando che «se uno dei tre principali operatori sarà in vendita, valuteremo tutte le opzioni anche in chiave M&A»..

Sarà da vedere quali saranno i reali rapporti di forza in un eventuale deal fra queste due realtà che insieme, stando ai dati dell'ultimo Osservatorio trimestrale Agcom, a settembre 2021 totalizzavano nel mobile (unico segmento in cui per ora Iliad è attivo, da metà 2018) il 36,2% delle quote di mercato in termini di sim attive (28,5% Vodafone e 7,7% Iliad) davanti al 28,8% di Tim e al 24,8% di Wind Tre. Questo, peraltro, considerando i 105,8 milioni di sim totali, con le “machine-to-machine” utilizzate per ambiti come la domotica o la meccanizzazione avanzata. Limitandosi alle 78 milioni di schede “human”, la nuova realtà si attesterebbe al 33,8% (23,3% Vodafone e 10,5% Iliad) davanti al 26,8% di Wind Tre e al 25,7% di Tim.

I ricavi delle due società

Sul fronte ricavi, da una parte c'è Vodafone Italia che al 31 marzo 2021 metteva a bilancio consolidato un valore di produzione di 5,6 miliardi (con perdita di 1,3 milioni contro l'utile netto di 236 milioni di un anno prima). Dall'altra c'è Iliad Italia, con ricavi da vendite nel 2020 per 667 milioni (+58,1%) e in rosso per 350,6 milioni.

È da tempo che analisti e osservatori immaginano uno scossone, in chiave M&A, per le Tlc in Italia. In questa direzione spingono i fondamentali di un mercato con alle spalle 1,5 miliardi di ricavi lordi persi dal settore nel 2020 (16,3 miliardi fra 2008 e 2020) e con impegni di spesa che bussano impietosamente alla porta: investimenti sempre sopra i 7 miliardi annui dal 2017 e a quota 7,4 miliardi nel solo 2020, con un peso sui ricavi del 26%. Mai così alto.

Consolidamento in atto

Unire le forze è considerato dunque un imperativo. Un primo assaggio c'è stato a fine 2021 con la fusione cui stanno lavorando Tiscali e Linkem (quest'ultima sarà l'azionista di controllo con il 62%). Il delisting dello scorso anno di Iliad a Parigi ha però messo da subito sotto i riflettori il gruppo francese che fa capo a Xavier Niel, vecchia conoscenza di Telecom Italia di cui è stato azionista prima di iniziare l'avventura nella Penisola con la sua Iliad. Niel è anche componente del board di una Kkr che ha manifestato interesse (mettendo sul piatto 10,8 miliardi) per una Tim che da venerdì ha in Pietro Labriola il nuovo ad. Il quale si appresta a proporre in Cda, già in settimana, un piano che rappresenta una rivoluzione nell'assetto di business del gruppo: la separazione fra le attività commerciali e quelle infrastrutturali.

Anche lato Vodafone i segnali della volontà di serrare i ranghi si sono moltiplicati. Il 17 novembre il ceo di gruppo, Nick Read, ha parlato di necessario consolidamento, in particolare in Italia, Spagna e Portogallo dove «tutti i player stanno soffrendo».

L’Europa dovrà dire la sua

Certo, se la trattativa fra Iliad e Vodafone dovesse andare a buon fine, ci sarà poi da superare lo scoglio di Bruxelles. Iliad è sbarcata in Italia come “rimedio” richiesto dalla Ue per la fusione di Wind e 3 Italia. Inoltre nel 2016 il matrimonio in Regno Unito fra 3 Uk di Ck Hutchison e la O2 della spagnola Telefónica è stato stoppato dalla commissaria Margrethe Vestager. È però di fine novembre 2021 una lettera dei ceo delle principali telco europee che faceva intendere che occorre cambiare. Ne va della tenuta dell'industria delle Tlc nel Vecchio continente. E la partita è appena iniziata.

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