Riforma Csm, domani nuovo round Cartabia-maggioranza: dal sistema elettorale alle porte girevoli, i nodi da sciogliere
I tempi sono stretti: l’esame è calendarizzato per l’Aula della Camera il 19 aprile; martedì 5 si comincia a votare in commissione Giustizia
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I punti chiave
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Martedì 5 aprile ci sarà un nuovo round sulla riforma del Csm. L’appuntamento per un nuovo faccia a faccia tra la ministra della Giustzia Marta Cartabia da una parte e i capigruppo di maggioranza in commissione Giustizia della Camera dall’altra, dopo l’incontro di queste ore, è alle nove.
Al centro del confronto il sistema elettorale del Csm, con l’ipotesi di un sorteggio delle sedi di corte d’appello nella formazione dei collegi elettorale, ipotesi presente in alcuni subemendamenti e sulla quale la Guardasigilli aveva invitato a riflettere nell’ultimo incontro. In quella occasione Cartabia aveva confermato la sua contrarietà al “sorteggio temperato”, sostenuto da Fi, Iv e Lega, perché esso solleverebbe dubbi di costituzionalità. Alle 13 la commissione si riunirà per riprendere l’esame della riforma dell’organo di autogoverno della magistratura. A quanto si è appreso, si cominceranno a votare i primi 11 articoli.
Costa: riunione maggioranza positiva, stop porte girevoli per magistrati
Secondo il deputato di Azione Andrea Costa quella che si è tenuta nella mattinata di lunedì 4 aprile «è stata una riunione positiva con tutte le forze di maggioranza. Abbiamo analizzato quasi tutti gli argomenti - ha spiegato Costa -. Si sono fatti passi avanti importanti, anche per un clima costruttivo, con capacità da parte di ciascuno di dare degli spunti per andarsi incontro e trovare le migliori soluzioni. Tutti hanno la consapevolezza che non ci può essere una riforma timida. Ci vuole una riforma coraggiosa. Oggi siamo entrati tutti in quest’ottica. Domani alle 13 (martedì 5 aprile, ndr) cominceremo a votare». Non si è parlato di legge elettorale per il Csm: «D’altronde -ha contionuato Costa - è un articolo molto avanzato, mentre sulle porte girevoli si è definito il tutto: non si rientra nell’attività giurisdizionale se si è stati eletti o comunque designati all’interno di giunte regionali o di incarichi di governo».
Tempi stretti per raggiungere un’intesa
Il confronto su questo dossier va avanti da giorni e il tempo stringe, in quanto la riforma sulla giustizia è stretta da tre scadenze: quella del 19 aprile con l’esame calendarizzato per l’Aula della Camera (martedì 5 aprile si comincia a votare in commissione Giustizia alla Camera), quella del 12 giugno con il voto dei referendum e, infine, quella degli inizi di luglio quando si dovrebbero tenere le elezioni del Csm.
La connessione con il Pnrr
Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha assicurato che il governo non avrebbe posto la questione di fiducia sul provvedimento. Un segnale di apertura apprezzato dai partiti, che però ha avuto come conseguenza un allungamento dei tempi della trattativa. Gli ostacoli principali sono, allo stato attuale, principalmente due: il “sorteggio temperato” per eleggere il Csm, e la questione delle “porte girevoli”. Occorre raggiungere un’intesa su tutto, testo ed emendamenti, per non costringere il governo a rivedere la sua posizione e, mettere la fiducia. Quella della giustizia è, assieme a quelle sul fisco e sulla concorrenza, una delle tre riforme strategiche per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell’ambito del quale il Governo ha incassato il secondo sì da parte della Commissione europea.
