Cereali

Riso, produzione in crescita ma i rischi vengono dalle importazioni

L’Italia si conferma leader con il 50% del raccolto europeo, nonostante il recupero della Spagna (+83,5%) falciata lo scorso anno dalla siccità, che porta il dato Ue a 2,6 milioni di tonnellate (+14%)

di Alessio Romeo

3' min read

3' min read

Cresce, anche se meno del previsto, la produzione nazionale di riso nel 2025, con il maltempo che ha fortemente ridotto i benefici attesi dall’aumento degli investimenti dei produttori. Sono sempre le varietà da risotto, unicum del Made in Italy nel panorama produttivo del cereale più coltivato al mondo, a salvare i bilanci, anche industriali.

I dati dell’Ente Risi

L’Ente Risi ha rivisto al rialzo nell’ultimo bollettino previsionale le stime sulla nuova campagna, indicando un raccolto di poco inferiore a 1,45 milioni di tonnellate, in aumento del 5% rispetto al risultato di 1,38 milioni di tonnellate certificato nel 2024, a fronte però di una superficie seminata complessiva superiore del 7,5%, pari a 226mila ettari. Il sondaggio condotto presso i risicoltori conferma quindi un taglio delle rese del 2,6% circa soprattutto a causa delle piogge, con una media produttiva di 6,41 tonnellate per ettaro, contro i 6,58 del 2024.

Loading...

Il calo dei rendimenti dovrebbe tradursi quest’anno in una minore crescita anche della produzione di riso lavorato, stimato in 841mila tonnellate (+3%), che salgono però a un milione considerando le scorte, dato sostanzialmente in linea con lo scorso anno.

Leadership italiana e import in crescita

L’Italia si conferma comunque di gran lunga il primo produttore europeo con oltre il 50% del totale, nonostante il recupero della produzione spagnola (+83,5%), falciata lo scorso anno dalla siccità, che porta il dato Ue (stime della Commissione) a 2,6 milioni di tonnellate, in aumento di oltre il 14 per cento.

In uno scenario di mercato complessivamente positivo, con i listini ancora su livelli storicamente elevati, le minacce per il settore continuano invece ad arrivare dalle massicce importazioni di risi confezionati extra-Ue, decuplicate negli ultimi dieci anni e cresciute ancora la scorsa campagna del 15% a un quantitativo record di 470mila tonnellate.

I dazi Ue per il prodotto confezionato pronto per la vendita al consumo sono gli stessi del riso sfuso; anche per questo motivo, sia le organizzazioni agricole che l’Airi, l’associazione degli industriali, chiedono al governo di avviare un negoziato europeo per la revisione delle regole tariffarie in tempi rapidi, per scongiurare la perdita di importanti quote di mercato, a danno soprattutto del riso italiano.

Secondo i dati presentati dal direttore dell’Ente risi Roberto Magnaghi nell’incontro con i produttori promosso questa settimana dalla Cia al centro sperimentale di Castello d’Agogna, nel Pavese, cuore della risicoltura nazionale (Lombardia e Piemonte concentrano il 93% della produzione), il 33% del riso prodotto in Italia viene esportato sul mercato Ue, mentre il 13% è destinato ai mercati extracomunitari, Stati Uniti in testa, dove l’Italia esporta circa il 6% della produzione. Varietà pregiate da risotto come Carnaroli, Arborio e Vialone Nano, difficilmente sostituibili con coltivazioni locali.

Pac da rivedere

L’attenzione del settore quindi, ha spiegato il presidente della Cia, Cristiano Fini, più che al pericolo dazi è rivolta innanzitutto alla nuova Politica agricola comune, «che dovrà essere adeguata nelle risorse e di facile attuazione e ai possibili impatti degli accordi di libero scambio con i Paesi del Mercosur e Eba, Cambogia e Myanmar».

Il settore, un tempo tutelato da un sistema di aiuti specifici smantellato con le ultime riforme, rischia, con l’aumento dell’import arrivato a coprire metà dei consumi nazionali, anche un impoverimento varietale, con la proliferazione di varietà con standard sempre meno distintivi, come denunciato anche in occasione dell’ultima assemblea dell’Airi.

Una beffa, alla luce dell’aumento dei consumi nell’Unione europea, oggi coperto dall’import, e in generale dello squilibrio di un mercato globale in deficit da tre campagne consecutive. Una situazione che ha determinato una marcata erosione delle scorte. Mentre nella Ue e in Italia in particolare la produzione fatica a tenere il passo della domanda, con prezzi in aumento fino al 40 per cento per le varietà di pregio Made in Italy.

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti