La lettera

Risparmio, così il dipendente 30enne pianifica il suo portafoglio di Etf molto diversificato

Una strategia di diversificazione efficiente opera simultaneamente su più dimensioni: geografica, per mitigare i rischi specifici di singole aree e cogliere opportunità in mercati con differenti stadi di sviluppo; settoriale, sfruttando le diverse sensibilità ai cicli economici tra settori difensivi e ciclici; valutaria, particolarmente rilevante per gli investitori europei nell’attenuare l’impatto delle fluttuazioni dei tassi di cambio; e infine per tipologia di titolo

Illustrazione di Fabio Buonocore

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Sono un lavoratore dipendente trentenne, con buon stipendio ed alta capacità di risparmio. Il mutuo residuo è di 130mila euro, la propensione al rischio è medio-alta. Ho avviato investimenti previdenziali versando il Tfr al fondo pensione.

Vi scrivo per chiedervi cosa ne pensate della mia intenzione di impostare il mio portafoglio prevalentemente in Etf, così suddivisi per asset class in un portafoglio 70/30 tra azionario e obbligazionario: 32,50% azionario mondiale (di cui 2,50% azionario ad alto dividendo),15% azionario Usa, 12,50% azionario Europa (di cui il 2,50% azionario con alto dividendo), 5% azionario Paesi Emergenti, 5% azionario mondiale Small Cap, 15% obbligazionario governativo (distribuito tra globale, Europa e Usa), 7,50% obbligazionario societario alto dividendo (distribuito tra Globale, Europa e Usa), 4% monetario, 2,50% oro, 1% Bitcoin.

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Gli Etf sono tutti ad accumulo tranne le componenti ad alto dividendo (12,50% del totale) che ho scelto a distribuzione per avere un minimo di entrate cedolari.

Visto che ho ancora una componente “satellite” del portafoglio fatta prevalentemente di azioni domestiche (Intesa, Unicredit, Enel) che vorrei liquidare a seguito dei guadagni dell’ultimo anno in favore della nuova asset allocation sopra indicata, volevo chiedere una vostra valutazione della distribuzione impostata, anche in ottica di sovra o sottopesare alcune componenti in ottica tattica per l’anno 2025.

P.S.

Risponde Marcello Rubiu, amministratore unico Norisk Scf

Il lettore presenta un’allocazione strategica aggressiva e strutturata dal punto di vista della diversificazione che rappresenta un elemento chiave nella gestione sistematica del rischio e nell’ottimizzazione del rapporto rischio-rendimento.

Una strategia di diversificazione efficiente opera simultaneamente su più dimensioni: geografica, per mitigare i rischi specifici di singole aree e cogliere opportunità in mercati con differenti stadi di sviluppo; settoriale, sfruttando le diverse sensibilità ai cicli economici tra settori difensivi e ciclici; valutaria, particolarmente rilevante per gli investitori europei nell’attenuare l’impatto delle fluttuazioni dei tassi di cambio; e infine per tipologia di titolo, elemento cardine che sfrutta le diverse sensibilità delle asset class ai fattori di rischio sistemico. Tuttavia, è fondamentale che questa diversificazione sia effettiva e non solo apparente, poiché un portafoglio può presentare sulla carta un’ampia diversificazione, ma nascondere concentrazioni di rischio significative.

Analizzando in quest’ottica il portafoglio proposto, emergono alcuni aspetti che potrebbero essere ottimizzati per ridurne la rischiosità complessiva. Per quanto riguarda la componente azionaria, è necessario evidenziare come l’azionario mondiale includa già una significativa esposizione al mercato statunitense. Suggeriamo pertanto di ridurre l’esposizione Usa, riallocando parte di questa esposizione su un Etf come il JPMorgan Global Equity Premium Income, adatto per un mercato “laterale”. Per la rimanente esposizione al mercato americano, riteniamo opportuno l’utilizzo di Etf equally weighted, strategia che permette di ridurre la concentrazione sulle big cap. Data l’elevata rischiosità complessiva del portafoglio, raccomandiamo inoltre una significativa riduzione dell’esposizione alle small cap. Un punto di attenzione particolare riguarda la componente high dividend yield (Hdy): questi prodotti, nel loro tentativo di massimizzare il dividendo, tendono a creare significative distorsioni settoriali nel portafoglio, compromettendo i benefici della diversificazione.

Sulla componente obbligazionaria, raccomandiamo l’eliminazione dell’esposizione high yield, considerando che questa asset class viene tipicamente utilizzata in alternativa all’azionario. Di conseguenza, l’allocazione di 7,5 punti percentuali al comparto high yield andrebbe a distorcere la ripartizione originale del portafoglio. Suggeriamo di utilizzare una parte del capitale liberato in una posizione sul debito dei Paesi emergenti che offre interessanti benefici di diversificazione. Per quanto riguarda la componente governativa, al momento sono preferibili bond a breve-medio termine, considerando un eventuale allungamento solo quando i rendimenti effettivi dovessero aumentare.

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In merito alle prospettive di mercato, riteniamo importante calibrare le aspettative: difficilmente vedremo performance paragonabili a quelle degli ultimi anni, specialmente sul mercato americano. L’analisi storica evidenzia come, dopo due anni fortemente positivi dello S&P 500, il terzo o quarto anno abbiano tipicamente registrato correzioni significative. Il mercato europeo, d’altro canto, presenta oggi interessanti opportunità, con molti titoli e settori a sconto, elemento che limita il potenziale ribasso in caso di ulteriore rallentamento.

La sua solidità finanziaria personale e l’orizzonte temporale di lungo termine supportano il mantenimento di un’esposizione azionaria significativa e consentono di sostenere la volatilità di breve termine, ma è fondamentale ottimizzare la struttura del rischio come suggerito.

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