La partita

Salario minimo, niente voti su emendamenti, testo va in Aula. Meloni: «Apriamo a confronto con opposizione»

La proposta di legge sul salario minimo presentata dalle opposizioni andrà direttamente all’esame dell’Aula di Montecitorio giovedì 27 luglio

Articolo aggiornato il 25 luglio, ore 21:30

Aggiungi Il Sole 24 Ore
ai preferiti su Google
Salario minimo, dialogo in salita tra Meloni e Schlein

2' min read

2' min read

La proposta di legge sul salario minimo presentata dalle opposizioni andrà direttamente all’esame dell’Aula di Montecitorio giovedì 27 luglio. Il tutto senza mandato al relatore. In commissione Lavoro alla Camera il presidente Valter Rizzetto (FDI) ha infatti proposto di non votare gli emendamenti presentati, e dunque anche la proposta interamente soppressiva del centrodestra. «Si va in Aula con il testo base dell’opposizione», ha spiegato il dem Arturo Scotto -. È una nostra vittoria, la destra ci insegue».

La maggioranza ha pertanto scelto di non votare l’emendamento soppressivo della proposta di legge a prima firma Conte ma si prepara, una volta che il testo arriverà in Aula giovedì, a proporre una sospensiva per riprendere in mano il dossier in autunno.

Loading...

È giunta, intanto, un’apertura, fino a ora solo sussurrata nei retroscena, della premier Giorgia Meloni e a sparigliare le carte è scesa in campo Forza Italia con una proposta per adeguare tutte le retribuzioni agli standard della contrattazione nazionale. Nelle stesse ore al Senato, però, è stata bocciata una mozione M5s per l’introduzione di un salario minimo legale di almeno 9 euro lordi l’ora.

Meloni: disposta ad aprire confronto con l’opposizione

«Il salario minimo è un bel titolo, funziona molto bene come slogan, ma nella sua applicazione rischia di creare dei problemi». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni intervenendo a Non Stop News su Rtl 102.5 aggiungendo subito di essere disponibile «ad aprire ad un confronto con l’opposizione» pur sottolineando che la via da seguire è quella della contrattazione collettiva «da rafforzare». Le accuse di voler rinviare? «Non stiamo rimandando alcuna posizione», è la risposta: «hanno chiesto un confronto e per confrontarsi serve tempo ma poi si sa: come si fa si sbaglia».

L’emendamento soppressivo presentato dalla maggioranza

Al centro della partita, l’emendamento soppressivo presentato in Commissione Lavoro della Camera dalla maggioranza, che se approvato dalla commissione Lavoro avrebbe compromesso il futuro della proposta. Pd, M5s, Azione, Avs e Più Europa avevano chiesto che l’emendamento venisse ritirato.

Il tentativo di mediazione del centrodestra

Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, dopo una fitta discussione interna, avevano ribadito la contrarietà alla richiesta delle opposizioni. E avevano messo sul piatto una mediazione: «non votare nessun emendamento ed arrivare in Aula» per rinviare la discussione a dopo l’estate, aveva spiegato il presidente di Commissione Walter Rizzetto. Un modo per prendere tempo e affrontare la discussione nel merito a settembre. La maggioranza aveva tentato così la via d’uscita per evitare lo scontro frontale in Commissione.

Le divisioni nella maggioranza

Dopo l’“apertura” della premier Giorgia Meloni sul salario minimo, sono in molti, in Transatlantico, a evidenziare le fratture interne alle forze di governo sulla questione. Con un fronte “aperturista”, da una parte, e un fronte meno disposto a cedere, ben rappresentato dalle recenti dichiarazioni degli esponenti di Forza Italia contro il salario minimo.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti