Atto di indirizzo

Sanità, nel contratto aumenti da 125 euro e misure anti esodo

Il documento lancia un circostanziato allarme ufficiale sui rischi strutturali che incombono sul sistema sanitario, che «potrebbe non essere in grado di far fronte ai cambiamenti» determinati dall’invecchiamento della popolazione

di Gianni Trovati

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Ci sono 1,501 miliardi per il rinnovo contrattuale dei 581.148 infermieri e tecnici della sanità. Tradotta in busta paga, al netto degli oneri riflessi, la cifra propone un aumento lordo annuo intorno ai 1.628 euro, cioè circa 125 euro al mese spalmati su 13 mensilità.

I numeri arrivano dalla bozza dell’atto di indirizzo per il contratto 2022/24 del personale non dirigente della sanità (quindi tutti tranne medici e vertici amministrativi). Ma oltre a occuparsi dei soldi, assessori e presidenti di Regione che compongono il comitato di settore utilizzano l’occasione del documento per lanciare un circostanziato allarme ufficiale sui rischi strutturali che incombono sul sistema sanitario, che «potrebbe non essere in grado di far fronte ai cambiamenti» determinati dall’invecchiamento della popolazione.

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Liste attesa, fuori tempo massimo 1 visita urgente su 2

Al tema è dedicato il lungo capitolo introduttivo dell’atto di indirizzo, che si impegna a dettagliare i contorni della crisi prodotta dalla «carenza di personale sanitario». Il problema, si legge nel testo che nel suo carattere piuttosto irrituale conferma la gravità della situazione percepita dagli amministratori, è comune a «molti Paesi europei». Ma in Italia la questione assume contorni più critici, per l’incrocio di due fattori: «A differenza di altri Paesi, il nostro servizio sanitario ha lo scopo di garantire a tutti i cittadini, in condizioni di uguaglianza, l’accesso universale all’erogazione equa delle prestazioni sanitarie, in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione», sottolinea l’atto di indirizzo, e questo obiettivo va perseguito in un Paese con «una delle popolazioni più anziane al mondo», perché «quasi il 20% degli italiani supera i 65 anni di età e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l’8% avrà più di 85 anni».

Carenza infermieri anche a causa burn out

Ad azzoppare la già affannosa rincorsa del sistema sanitario ai bisogni in evoluzione intervengono «fenomeni di burn out e un aumento dei tassi di intenzione di lasciare il lavoro», che aggravano una «carenza di infermieri» causata da turn over e dalla «scarsa attrattività del corso di laurea».

Una sfida così epocale non può essere affrontata con le sole armi del contratto. Che però può mettere in campo strumenti, non solo monetari, per provare a migliorare la situazione. Le priorità vanno dall’ampliamento dei casi di flessibilità oraria, tempo parziale anche per brevi periodi collegati a particolari esigenze personali e ferie solidali fino a un argine più solido contro il dilagare delle prestazioni aggiuntive. Con un organico spesso molto stiracchiato il problema è ormai endemico, e il negoziato sul nuovo contratto promette di tornare a occuparsene provando a limitare il lavoro extra ai casi «eccezionali e temporanei» in cui occorre «ridurre le liste di attesa» in un quadro di «impossibilità momentanea di coprire i relativi posti con personale in possesso dei requisiti di legge, nelle more dell’espletamento delle procedure per la copertura dei propri fabbisogni di personale». Per evitare il Far West va poi individuata una tariffa oraria omogenea e «un limite di spesa sulla base del costo complessivo sostenuto per l’istituto in un anno di riferimento». Per l’indennità di pronto soccorso, poi, a disposizione ci sono i 140 milioni di euro annui finanziati dalla legge di bilancio 2023.

Mancato allineamento all’inflazione

In questo scenario, i fondi messi a disposizione per assicurare un aumento medio del 5,78% segnano un salto netto rispetto agli 1,015 miliardi del contratto 2019/21, ma come negli altri comparti della Pa sono lontanissimi dal tenere il passo dell’inflazione del periodo.

Migliorare organici e condizioni di lavoro mentre non è possibile assicurare le maxirisorse che servirebbero a pareggiare la corsa dei prezzi non è facile, e impone di sfruttare di più gli istituti non monetari del welfare aziendale, «in analogia con le esperienze già da tempo in atto nel settore privato».

Le possibilità reali di tradurre in regole questi obiettivi si cominceranno a vedere a breve, con l’avvio dei negoziati in calendario per il prossimo 20 marzo che, come promesso dal Governo, farà partire dalla sanità la macchina dei rinnovi contrattuali 2022/24 del pubblico impiego.

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