Sanremo 2025, vince Olly davanti a Lucio Corsi e Brunori Sas
Fuori dalla cinquina del ballottaggio Giorgia e Achille Lauro: il pubblico dell’Ariston contesta
3' min read
I punti chiave
3' min read
Finale a sorpresa, ma non troppo. Vince il 75esimo Festival di Sanremo Olly con Balorda nostalgia, artista urban convertito al pop. E che dovesse arrivare alto era un po’ nell’aria, nelle ultime ore. Una totale sorpresa il resto del podio: secondo Lucio Corsi con Volevo essere un duro e terzo Brunori Sas con L’albero delle noci. Ossia il cantautorato indie che resiste, resiste, resiste. Quarto Fedez con Battito e quinto Simone Cristicchi con Quando sarai piccola.
Il ballottaggio e le contestazioni
L’altra sorpresa è senza dubbio il sesto posto di Giorgia, la grande favorita della vigilia. Ma si sa che chi entra in conclave papa, spesso e volentieri esce cardinale. Il pubblico dell’Ariston non ha gradito: quando Carlo Conti e i co-conduttori Alessia Marcuzzi e Alessandro Cattelan hanno letto i nomi dei cinque artisti approdati al ballottaggio (ossia Brunori, Corsi, Olly, Fedez e Cristicchi) sono partiti fischi e buu di contestazione, in particolare per le esclusioni di Giorgia e di Achille Lauro, altro beniamino degli spettatori sanremesi. Giorgia, sesta in classifica, ha dovuto accontentarsi del premio dello sponsor Tim per l’artista più votata sulla apposita app. Lucio Corsi ha avuto il premio della critica «Mia Martini», Brunori il premio «Sergio Bardotti» per il miglior testo, Cristicchi il premio «Giancarlo Bigazzi» per la miglior composizione e il premio della sala stampa «Lucio Dalla».
Il bilancio dell’edizione
Tempo di bilanci per questa 75esima edizione del Festival della canzone italiana che aggiorna, inevitabilmente, i record Auditel delle precedenti cinque. Per usare un eufemismo: non è stato un Sanremo innovativo, ma nessuno si aspettava il contrario. Perché questa è l’«età giorgiana», c’è Giorgia all’Ariston che arriva a un soffio dal ballottaggio e c’è Giorgia pure a Palazzo Chigi. Carlo Conti si è dichiarato antifascista, ma non inviti a cena lui se vuoi organizzare la Rivoluzione, se vuoi stravolgere un format, trasformare la kermesse nazionalpopolare per eccellenza in teatro agit-prop. Perché Carlo Conti, televisivamente parlando, è una guida sicura, significa continuità con la tradizione.
L’uomo della continuità
Fu così nel precedente suo triennio (2015-2017), quando il conduttore toscano succedeva alla destrutturazione di Fabio Fazio. È stato così quest’anno, al termine di un quinquennio Amadeus di grandi numeri, ma anche grandi monologhi (Benigni nel 2020 e nel 2023), grandi polemiche (il «passo indietro», il bacio Lgbt in diretta), grandi grane (il caso Meta, il caso Travolta). Quest’anno non abbiamo visto niente di tutto questo: il Festival si è «asciugato» sul piano del racconto televisivo, arrivando a durare numerosi quarti d’ora in meno, ma non per questo sembra averne risentito in termini di ascolti e di investimenti pubblicitari. Ed è un bene.


