Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
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A pochi giorni dal caso dell’iraniano Mohammed Abedini Najafabadi, un altro straniero arrestato in Italia è stato scarcerato. Si tratta del comandante della polizia giudiziaria libica Najeem Osema Almasri Habish, sul quale pendeva un mandato della Corte penale internazionale per «crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella prigione di Mitiga, puniti con la pena massimo dell’ergastolo». L’arresto non è stato convalidato per un errore procedurale e l’uomo già nella serata di martedì 21 gennaio è stato rimpatriato su un aereo diretto nella capitale libica.
Si è concluso con un colpo di scena, dunque, un giallo che per tre giorni ha tenuto col fiato sospeso apparati giudiziari, di polizia e dell’intelligence. Perchè Almasri non è un cittadino qualsiasi, come non lo era l’uomo dei droni Abedini, fortemente reclamato da Teheran. Ed anche in questo caso da Tripoli erano partite proteste per l’arresto - definito “arbitrario” - del comandante, membro di lunga data dell’Apparato di deterrenza per il contrasto al terrorismo e al crimine organizzato. Milizia che, rileva Amnesty, ha commesso «terribili violazioni con totale impunità nella prigione di Mitiga».
Intanto si muove la Cpi. La Corte penale internazionale (Cpi) sta cercando, e deve ancora ottenere, chiarimenti da parte delle autorità italiane a proposito del rilascio del comandante della polizia giudiziaria libica Almasri. Lo ha scritto oggi la Corte sul suo sito.
La Corte ricorda nello stesso comunicato il dovere di tutti gli Stati membri di cooperare pienamente con la Corte nelle sue indagini e nei procedimenti giudiziari dei crimini. La Cpi il 18 gennaio ha emesso un mandato di arresto a carico del libico. L’indomani l’uomo era stato arrestato dalle autorità italiane prima di essere rilasciato il 21 gennaio.
Intanto monta lo scontro politico. «La premier Meloni deve venire urgentemente» in Aula alla Camera «a riferire» sulla vicenda che ha coinvolto Njeem Osama Elmasry, noto come Almasri. Lo hanno chiesto tutte le opposizioni (AVS, Pd, Più Europa, Italia viva, M5S e Azione) prima delle comunicazioni alla Camera del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sull’invio delle armi all’Ucraina.