Scienza e donne: rompere gli stereotipi e promuovere la leadership femminile
Sette operatori sanitari su 10 nel mondo sono donne ma meno di 3 ricoprono una posizione di leadership schiacciate dal soffitto di cristallo
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I punti chiave
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La scienza nel 21° secolo è dinamica, collaborativa e diversificata, nonché potente strumento per affrontare le sfide globali e aprire le porte a carriere che vanno ben oltre il laboratorio. Pioniere come Marie Curie hanno dimostrato che le donne possono plasmare e guidare le discipline scientifiche. Tuttavia, la sua posizione come una delle poche donne scienziate ampiamente celebrata rivela l’urgente necessità di promuovere l’uguaglianza di genere. Per questo l’Onu, dieci anni fa, ha istitutito l’11 febbraio la Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Superare il gender gap nella scienza richiede la rottura degli stereotipi, ricorda l’Onu, la promozione di modelli per ispirare le ragazze, il supporto al loro avanzamento con programmi mirati, nonché la creazione di ambienti inclusivi con policy e azioni che promuovano l’inclusione, la diversità e l’equità.
Iss: il 68% del personale è donna
L’Istituto superiore di sanità da anni cerca di fare la sua parte, e al suo interno la ricerca è sempre di più declinata ‘al femminile’. A livello assoluto il 68% del personale dell’Iss è donna, e la proporzione è mantenuta se si tiene conto solo di chi fa ricerca. “Sono donne il 62% dei dirigenti di ricerca - ricorda l’Istituto - il 66% dei primi ricercatori, il 77% dei ricercatori, e sono dieci le donne fra chi dirige i 26 centri e dipartimenti dell’Iss”.
Elena Cattaneo: c’è molto da fare, anche in Parlamento
La strada verso la parità, tuttavia, resta lunga e in salita. “Dieci anni dopo l’istituzione della Giornata mondiale - sottolinea la senatrice a vita e scienziata Elena Cattaneo, nel corso dell’evento ’Mind the Stem gap’, organizzato da Fondazione Bracco e Università degli studi di Milano - il tema del gap di formazione delle donne nella formazione scientifica è, purtroppo, ancora attuale. Lo confermano, tra l’altro, gli ultimi dati Istat che mostrano come in Italia, nel 2023, la quota femminile di laureate in discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) sia stata meno della metà di quella maschile: 16,8% per le donne, 37% per gli uomini”. Per risolvere questi problemi, sostiene la scienziata, è necessario agire. “Alla Camera, dal 2022, è fermo in commissione un disegno di legge presentato dall’onorevole Michela Di Biase, che elenca e promuove un insieme di iniziative pubbliche in questo senso - sottolinea -. Accelerare il suo iter in Parlamento, insieme ad altre iniziative simili, sarebbe un importante passo per dimostrare che questo Paese ha compreso la ragione per la quale oggi celebriamo le donne nelle Stem”.
Sirm: la radiologia parla sempre più al femminile
Oggi in Italia le donne impegnate nelle Stem sono 400mila, cioè il 34% del totale di chi opera in questi settori, considerati di interesse prevalentemente maschile. Una visione ormai obsoleta, a cui è necessario porre rimedio con un cambio di punto di vista e un maggiore impegno nell’inclusione. E’ uno degli obiettivi della Sirm, la Società italiana di radiologia medica e interventistica, che ha organizzato un convegno al quale è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci. “Negli ultimi anni - spiega la presidente, Nicoletta Gandolfo - stiamo assistendo a un aumento della nostra inclusione sia nelle scienze che tra le posizioni apicali. La radiologia, nello specifico, parla sempre più al femminile: le posizioni di medici nucleari, radiologi e fisici sanitari oggi sono spesso ricoperte da donne. Per questo siamo convinti dell’importanza di abbattere lo stereotipo che le vede inadatte a occuparsi di materie scientifiche, e di promuovere il loro inserimento in queste realtà e nelle posizioni dirigenziali”.
Il programma Women in Medicine
Nel settore medico-sanitario il “soffitto di cristallo” è ancora una realtà diffusa: 7 operatori sanitari su 10 nel mondo sono donne, ma meno di 3 ricoprono una posizione di leadership. Ma non solo. Nel mondo 5 miliardi di persone non hanno accesso alle cure chirurgiche e si stima servirebbero circa altri 2,2 milioni di chirurghi, anestesisti e ostetrici per soddisfare la domanda globale. Per questo la Fondazione Operation Smile Italia, che fornisce cure e assistenza sanitaria alle persone con malformazioni del volto nei Paesi a basso e medio reddito, promuove il programma Women in Medicine con l’obiettivo di formare le professioniste dei Paesi a basso e medio reddito in specialità mediche avanzate e di rafforzare la loro leadership. «Per colmare questo gap, il ruolo delle donne è cruciale - sottolinea Marcella Bianco, direttore generale della Fondazione - ma è necessario rimuovere gli ostacoli socioculturali che frenano il loro accesso in medicina. Il limitato numero di modelli e leader femminili, nonché di opportunità lavorative, di mentorship e le pressioni sociali rappresentano un ostacolo alla partecipazione e all’avanzamento di carriera. Il nostro obiettivo è incoraggiarle e supportarle concretamente nel superare queste barriere».

