Germania

Accordo Cdu, Spd e Verdi sull’extra debito per difesa e infrastrutture

Dopo lo scontro al Bundestag, superate le resistenze dei Verdi, sui quali Cdu e Spd contano per far passare le riforme costituzionali. Respinti i ricorsi di legittimità presentati da Linke e Afd per bloccare la convocazione del “vecchio” Bundestag, dopo le elezioni del 23 febbraio

di Gianluca Di Donfrancesco

Aggiornato il 14 marzo 2025, alle 16:11

Il leader della Cdu Friedrich Merz (AFP)

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Il cancelliere tedesco “in attesa”, Friedrich Merz, ha raggiunto un accordo con il partito dei Verdi sul piano di riforme costituzionali per i maxi investimenti nelle infrastrutture e nella difesa, secondo quanto riportato da Handelsblatt. I Verdi hanno confermato.

Sono state superate le resistenze, emerse chiaramente il 13 marzo al Bundestag, durante il primo passaggio alla Camera, dove serve una maggioranza dei due terzi e quindi un accordo più ampio di quello raggiunto tra i conservatori dell’Unione (Cdu-Csu) e i socialdemocratici (Spd). I Verdi si erano messi di traverso, sommando i loro no a quelli di Liberali, Linke, Alternative für Deutschland (Afd) e Alleanza Sahra Wagenknecht (Bsw).

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Il compromesso

Il tempo a disposizione è poco. Su iniziativa dell’Unione e della Spd, il Bundestag si è riunito in via straordinaria, tre settimane dopo le elezioni che l’hanno rinnovato, proprio per evitare gli ostacoli che si alzeranno dal 25 marzo, quando si insedierà la nuova Camera, dove Die Linke e Afd avrebbero la minoranza di blocco necessaria a fermare tutto.

Il compromesso sulla difesa era il più facile, ma era anche il punto più osservato a Bruxelles: le ambizioni di riarmo della Ue non possono prescindere dalla capacità di spesa di Berlino. Unione ed Spd hanno proposto di escludere tutta la spesa che eccede l’1% del Pil dal computo dell’indebitamento sottoposto al tetto dello 0,35% del Pil (un punto di Pil vale circa 44 miliardi).

I Verdi avrebbero voluto alzare l’asticella all’1,5%. La mediazione lascia la soglia all’1%, ma amplia le voci di spesa considerate, in modo da includere protezione civile, servizi di intelligence, aiuti all’Ucraina e protezione dei sistemi di informatici.

Sul fondo speciale da 500 miliardi per le infrastrutture, i Verdi criticavano soprattutto la scarsa attenzione alla transizione energetica. Soluzione: 100 miliardi dovrebbero confluire nel fondo per il clima già esistente. Inoltre, le risorse potranno essere usate solo per investimenti «aggiuntivi» e in un periodo di 12 anni anziché 10. Secondo Merz, gli investimenti sono considerati aggiuntivi «quando superano il 10% delle spese del bilancio federale per gli investimenti». La soglia sarebbe quindi di circa 50 miliardi: tutti gli investimenti che la superano (entro il limite dei 500 miliardi in 12 anni) sfuggono al freno al debito.

Completa il pacchetto, la misura pensata per i Länder, che potranno prendere in prestito fino allo 0,35% del Pil all’anno e liberarsi così dal vincolo del pareggio di bilancio, un paletto più rigido di quello in vigore per lo Stato federale.

Con il sostegno dei Verdi, la maggioranza dei due terzi al Bundestag potrebbe essere superata con un margine di 31 voti.

I ricorsi respinti

Su tutto pendeva la scure della Corte costituzionale: Linke e Afd avevano presentato ricorsi per bloccare la convocazione del “vecchio” Bundestag, che tornerà in plenaria il 18 marzo per votare le riforme. Il 14 marzo, tuttavia, queste istanze sono state respinte.

C’è un solo precedente di sessione straordinaria dopo le elezioni: nell’ottobre del 1998, quando fu adottata la decisione di coinvolgere le forze armate tedesche nelle operazioni Nato in Kosovo. Una decisione storica, si trattava del primo intervento militare della Germania dopo la Seconda guerra mondiale, ma che non richiedeva la modifica della Costituzione.

Il 21 toccherà al Bundesrat, l’assemblea dei Länder, dove sarà necessario un ulteriore sforzo per costruire una maggioranza qualificata, che per ora non è scontata.

Debito e crescita

Il debito pubblico tedesco, oggi attorno al 63% del Pil, potrebbe salire verso l’80% nel 2030 con le proposte di Merz. Molti economisti ritengono ormai l’allentamento del freno necessario anche per portare il Paese fuori dalla stagnazione economica. Secondo un report di Deutsche Bank, «un indebitamento netto annuo del 4% del Pil, investito saggiamente in difesa e infrastrutture fino alla fine del decennio, in concomitanza con riforme strutturali, non solo sosterrebbe l’economia a breve termine, ma riporterebbe il tasso di crescita potenziale al 2% annuo». In queste condizioni, il debito pubblico tedesco nel lungo termine non supererebbe «il 75% del Pil».


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