Scudo Ue anti-Cina, stop all’ingresso di aziende di Stato
La Commissione ha proposto un regolamento per limitare o bloccare le acquisizioni da parte di imprese cinesi o arabe sostenute da sussidi pubblici
di Beda Romano
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In un contesto internazionale più instabile, la Commissione europea ha presentato mercoledì una proposta di regolamento che se approvata le permetterà di bloccare l’ingresso nella Ue di aziende di Paesi terzi finanziate dalla mano pubblica - lo sguardo è rivolto soprattutto alle imprese cinesi o arabi. L’obiettivo è di garantire parità di accesso al mercato unico. In buona sostanza, la storica iniziativa mette in pratica la decisione di perseguire una nuova sovranità europea.
«I vantaggi sleali concessi attraverso i sussidi sono stati a lungo una piaga della concorrenza internazionale – ha spiegato a Bruxelles il vicepresidente dell’esecutivo comunitario Valdis Dombrovskis -. Ecco perché vogliamo fare della repressione di tali pratiche sleali una nostra priorità. Queste ultime distorcono i mercati e forniscono vantaggi competitivi sulla base del sostegno ricevuto, piuttosto che sulla qualità e l’innovazione dei prodotti».
Tre strumenti
La proposta di regolamento prevede tre strumenti. Prima di tutto, nel caso di fusione o acquisizione da parte di una azienda straniera, ci sarà l’obbligo di notifica se la società acquisita in Europa ha un giro d’affari di almeno 500 milioni di euro e se l’intervento finanziario dall’estero è di almeno 50 milioni. Ci sarà anche l’obbligo di notifica quando in una gara pubblica del valore di almeno 250 milioni interviene una società straniera sostenuta dalla mano pubblica.
Infine, il testo legislativo, che dovrà essere approvato dal Consiglio e dal Parlamento, stabilisce che Bruxelles avrà il potere di indagare d’ufficio su qualsiasi operazione, anche di valori inferiori a quelli appena precisati. «Oggi stiamo colmando una lacuna nel nostro codice regolamentare per assicurarci che tutte le aziende competano su un piano di parità», ha detto il commissario all’industria Thierry Breton in una conferenza stampa con la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager.
Si tratta quindi di colmare lacune nel difendere la parità di accesso al mercato unico, mentre imprese cinesi o arabe riescono a entrare in Europa forti di sostegni pubblici. Oggi le regole sugli aiuti di Stato riguardano solo gli Stati membri, non i Paesi terzi; mentre il meccanismo di controllo degli investimenti dall’estero introdotto nel 2020 riguarda solo settori ritenuti strategici. Nella proposta, sono previste sanzioni per le società che non collaboreranno nella notifica delle proprie operazioni.


