Sicurezza in autostrada, un uomo solo controlla 1.700 ponti e gallerie
Doveva esserci una superagenzia con 500 tecnici, istituita dopo il crollo del Ponte Morandi. Invece c’è un ingegnere, che finirà il lavoro tra 10 anni. Nonostante un ritmo di lavoro forsennato. Ma c’è ancora qualche speranza
di Maurizio Caprino
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Un uomo solo sul ponte. Non quello di comando di una nave, ma uno qualsiasi dei 1.200 tra ponti e viadotti delle autostrade a pagamento italiane. Dopo la tragedia del Ponte Morandi lo Stato ha promesso solennemente di controllarli, aggiungendoci le oltre 500 gallerie della rete. Ma ci ha messo solo un uomo. Non la superagenzia creata in quel momento, con l’impervio nome di «Ansfisa» (agenzia nazionale per la sicurezza di ferrovie e infrastrutture stradali e autostradali) e un organico teorico di circa 500 tecnici.
Chi è «il giapponese»
L’uomo è Placido Migliorino, ingegnere della vigilanza autostradale del ministero delle Infrastrutture (il Mit, ora ribattezzato Mims, omaggio del governo Draghi alla mobilità sostenibile) che da anni ha un peso sempre più insostenibile: dirigere l’Uit, ufficio ispettivo territoriale di Roma, competente sui circa 2.000 chilometri del Centro-Sud, cercando di capire se ponti, gallerie e barriere stanno in piedi. Dunque, non limitandosi a ciò che la vigilanza ministeriale ha fatto per anni, anche in base a norme opache: vedere se ci sono buchi nelle reti di recinzione, siepi non potate e altre inadempienze non gravi quanto lasciare le strutture senza manutenzione.
Intendiamoci: al Mit c’era anche qualcun altro che si poneva il problema, ma sono eccezioni. Non a caso, tra i soprannomi affibbiati a Migliorino da top manager e tecnici delle concessionarie autostradali intercettati da varie Procure dopo crolli o mancati crolli, c’è anche quello di «giapponese». Come il soldato rimasto pronto a proseguire la Seconda guerra mondiale su un’isoletta del Pacifico senza sapere che in patria si erano già arresi da tempo.
La superagenzia del Gattopardo
Al Mit la guerra l’hanno iniziata solo dopo che la “pace” aveva già mietuto un centinaio di vittime in cinque anni, solo tra le stragi dimenticate di Avellino e Verona e quella del Ponte Morandi. E si sono arresi in un annetto: il tempo di trasformare la neonata Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali) in un soggetto che promuova la sicurezza delle strutture anziché prendersi la responsabilità di garantirla.
Senonché subito dopo, fra crolli e indagini, è emerso che perlomeno in Liguria e Abruzzo occorreva un intervento tecnico pubblico. Unica soluzione pronta: dare a Migliorino la vigilanza strutturale anche sul territorio dell’Uit di Genova (Liguria e Piemonte). Quindi controlli quotidiani sul campo, con risultati preoccupanti che portavano quasi sempre a chiusure e limitazioni e al caos ligure del 2020 che durerà ancora anni.
