In Senato

Sicurezza, il Ddl verso l’Aula. Ma spunta l’ipotesi di un decreto stralcio con le misure per le forze dell’ordine: ecco quali

Oggi nelle commissioni si vota il mandato ai relatori. Governo al lavoro per verificare la fattibilità di un provvedimento urgente e stemperare le liti nella maggioranza

(Imagoeconomica)

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Superare le tensioni nella maggioranza sul disegno di legge Sicurezza stralciando dai 38 articoli del testo le norme ritenute più urgenti e meno divisive dai partiti della maggioranza, a cominciare dal pacchetto di tutele rafforzate per le forze dell’ordine, e facendole confluire in un decreto legge da approvare subito. È questa l’ipotesi al vaglio nel Governo, che stamattina sarà esaminata in un vertice tecnico a Palazzo Chigi.

Oggi è atteso il mandato ai relatori

La decisione dovrà arrivare presto. Nel pomeriggio di mercoledì 26 marzo, infatti, è atteso il voto finale nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato, con il mandato ai relatori Erika Stefani (Lega) e Marco Lisei (Fdi) a riferire in Aula, dove il provvedimento dovrebbe approdare nella prima settimana di aprile. La terza lettura alla Camera, notoriamente invisa alla Lega per i tempi lunghi che comporta, è ormai data per assodata: non solo perché dovranno arrivare gli emendamenti necessari per accogliere i rilievi del Colle, ma anche perché il parere della commissione Bilancio, che giungerà stamattina, imporrà di intervenire sulle coperture per correggere gli impegni di spesa che erano stati previsti per il 2024.

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Il giro di vite panpenalistico

Il testo è rimasto finora identico alla versione varata dalla Camera il 18 settembre scorso, con la sua articolazione in quattro macroaree: un giro di vite panpenalistico fatto di circa venti nuovi reati e numerosi aumenti delle pene; un deciso potenziamento delle tutele e delle garanzie per le forze dell’ordine; una stretta alla droga, con la misura simbolo dell’alt alla cannabis light; un irrigidimento sull’ordine pubblico, attraverso la stretta sulle manifestazioni No Ponte e no Tav e sulle rivolte nelle carceri e nei centri di accoglienza per i migranti. Con un ulteriore intervento che non ha mai smesso di generare proteste: l’articolo 31 che amplia i poteri dei servizi segreti. Per le opposizioni, il via libera a «schedature di massa».

La valanga di nuovi reati

Tra i nuovi reati previsti figurano la «detenzione di materiale con finalità di terrorismo», l’«occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui» (o delle relative pertinenze), il blocco stradale o ferroviario attuato mediante ostruzione fatta col proprio corpo. Oltre a rendere più incisiva la repressione delle truffe agli anziani con una specifica ipotesi di truffa aggravata, il Ddl inasprisce le pene per il delitto di danneggiamento in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico qualora il fatto sia commesso con violenza alla persona o minaccia, amplia l’ambito di applicazione del Daspo urbano contro i borseggi, eleva da 14 a 16 anni l’età per cui viene punito l’impiego di minori nell’accattonaggio.

Le osservazioni del Quirinale

Le disposizioni più controverse, finite nel mirino dei tecnici del Quirinale proprio per la loro criticità, sono diverse. La prima, voluta dalla Lega ma da sempre indigesta per Forza Italia, è quella che rende facoltativo, e non più obbligatorio, il rinvio dell’esecuzione della pena per le condannate incinte o madri di figli di età inferiore a un anno. La seconda è quella che vieta la vendita delle Sim ai migranti che non esibiscono una copia valida del titolo di soggiorno. Di dubbia compatibilità con il nostro ordinamento, come rilevato da molti giuristi durante le audizioni, anche la norma che include la resistenza passiva tra le condotte che integrano il nuovo delitto di rivolta all’interno di un istituto penitenziario. Previsione che ha fatto parlare le opposizioni di norma incostituzionale, «un attacco allo stato di diritto».

Le norme che potrebbero accelerare per Dl

Ma quali disposizioni potrebbero viaggiare per decreto legge, in modo da accelerarne il varo definitivo? Si tratta in primis di quelle contenute al capo III del Ddl, interamente dedicato a misure per la tutela del personale delle forze di polizia, delle forze armate e del corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Tante le novità: si va dall’aumento della pena di un terzo se i delitti di violenza o minaccia e di resistenza a pubblico ufficiale sono commessi nei confronti di un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza all’introduzione della nuova fattispecie di «lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni» punita con la reclusione da 2 a 5 anni nel caso di lesioni semplici; da 4 a 10 anni nel caso di lesioni gravi; da 8 a 16 anni nel caso di lesioni gravissime. Più difficile che entri nel Dl la norma ribattezzata dai detrattori “anti no-Ponte”, ossia l’introduzione di un’ulteriore aggravante in virtù della quale la pena è aumentata fino a un terzo se la violenza o la minaccia è commessa al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica.

Bodycam sulle divise e benefici per le spese legali

Si punta, invece, a trasferire nel decreto l’articolo 21 che consente alle forze di polizia, stanziando 23 milioni di euro fino al 2026, di utilizzare dispositivi di videosorveglianza indossabili nei servizi di mantenimento dell’ordine pubblico, di controllo del territorio, di vigilanza di siti sensibili, nonché in ambito ferroviario e a bordo treno. Un’altra norma molto attesa dagli agenti è il riconoscimento di un beneficio economico fino a 10mila euro in ogni fase del procedimento a fronte delle spese legali sostenute da chi è indagato o imputato per fatti inerenti al servizio.

L’incognita dello “scudo penale”

Qui il provvedimento potrebbe ospitare la novità ventilata già a gennaio, tra le polemiche: l’introduzione di una forma rafforzata di protezione legale per quanti agiscono nell’esercizio delle loro funzioni. Il Guardasigilli Carlo Nordio aveva già sottolineato che non si tratterebbe di uno scudo penale per gli agenti, ma di un meccanismo utile a tutti per evitare l’iscrizione nel registro degli indagati in caso di atto dovuto e procedere, dopo una prima istruttoria, direttamente all’archiviazione per scongiurare sospensione dal servizio e stop allo stipendio. Bisognerà capire anche il destino dell’attuale articolo 28 del Ddl, che autorizza gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza alcune tipologie di armi, tra cui rivoltelle e pistole di ogni misura, quando non sono in servizio.

L’obiettivo? Placare le tensioni tra Lega e Forza Italia

Il pacchetto per le forze dell’ordine mette effettivamente d’accordo tutte le anime della maggioranza ed evita di aggiungere legna sul fuoco dello scontro in atto tra i vicepremier Antonio Tajani, leader di Forza Italia, e Matteo Salvini, numero uno della Lega: è caro al Carroccio e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ma anche a FdI con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e al presidente degli azzurri a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che da sempre lo invoca.

I nodi del perimetro e dei tempi

Se l’operazione dovesse andare in porto, secondo fonti parlamentari che spingono in questa direzione nel decreto potrebbe confluire già al Consiglio dei ministri di venerdì anche la trasformazione in Cpr delle strutture per i migranti in Albania (per evitare un decreto legge separato). Stamattina è in programma una riunione tecnica a Palazzo Chigi che servirà a verificare la percorribilità di questa strada e a delimitare il perimetro dell’eventuale nuovo Dl, che dovrà comunque superare l’esame del Quirinale e si preannuncia molto più light rispetto al Ddl. Una via impervia. Per questo non si può escludere neanche che alla fine si decida di procedere secondo il vecchio schema: nessun nuovo provvedimento urgente, ma correttivi minimi in Aula e poi una terza lettura rapida a Montecitorio. Una soluzione che però non consentirebbe di disinnescare sul nascere le proteste dei leghisti.

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