Il provvedimento

Sicurezza, riparte in Senato l’iter del Ddl. Perché la maggioranza lo invoca dopo gli scontri di sabato

Per ministri e maggioranza è urgente rafforzare le tutele per le forze dell’ordine. Ma sul testo nel dialogo con il Colle era emersa la necessità di modifiche

Morte Ramy, scontri tra manifestanti e polizia al corteo a Roma

5' min read

5' min read

Da Matteo Salvini a Guido Crosetto, dopo gli scontri di sabato a Roma e a Bologna tra manifestanti e polizia, nel Governo e nella maggioranza si è levato quasi un coro: «Approvare in fretta il disegno di legge Sicurezza». Domani nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato l’iter del provvedimento dovrebbe riprendere, dal punto in cui prima di Natale si era interrotto: i senatori hanno votato fino all’articolo 15 del testo, respingendo tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni (oltre 1.500 complessivi). Ma la pausa era stata dettata da un altro dilemma: come recepire, senza passi indietro eclatanti, i rilievi emersi nel dialogo con il Colle? E come impedire che una terza lettura alla Camera dilati oltre misura i tempi per il varo del Ddl?

Pene inasprite per i danneggiamenti durante i cortei

Questa è la strettoia da cui l’Esecutivo vuole uscire in fretta. Consapevole che i sindacati delle forze dell’ordine premono per un’approvazione rapida, guardando in particolare ad alcune norme. La prima è l’articolo 12, introdotto in commissione alla Camera, che inasprisce le pene (reclusione da 1 anno e 6 mesi a 5 anni e multa fino a 15mila euro) per il delitto di danneggiamento in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico qualora il fatto sia commesso con violenza alla persona o minaccia.

Loading...

Il Daspo urbano e l’alt ai blocchi stradali

Molto atteso è anche il Daspo urbano (articolo 13), con cui si estende l’ambito di applicazione della misura di prevenzione del divieto di accesso alle aree urbane, disposta dal questore, anche nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, pure con sentenza non definitiva, nei cinque anni precedenti, per uno dei delitti contro la persona o contro il patrimonio previsti dal libro secondo, titoli XII e XIII del Codice penale, qualora siano commessi nelle aree interne delle infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze. L’osservanza dell’alt è ulteriore condizione al cui rispetto può essere subordinata la concessione della sospensione condizionale della pena. Chi organizza sit-in di protesta lungo binari ferroviari, strade e autostrade impedendo la circolazione di mezzi o persone rischia il carcere da 6 mesi a 2 anni se il blocco è commesso con più persone. La sanzione amministrativa diventa fattispecie penale.

Le tutele rafforzate per gli agenti

La stessa disposizione estende l’ambito di applicazione dell’arresto in flagranza differita anche al reato di lesioni cagionate a un pubblico ufficiale in servizio in occasione di manifestazioni (e individua le sanzioni nei casi di lesioni cagionate al personale sanitario a causa delle funzioni o del servizio). Ma è il capo III del disegno di legge quello più caro alla Polizia e ai militari, perché è interamente dedicato a misure per la loro tutela. Tante le novità: si va dall’aumento della pena di un terzo se i delitti di violenza o minaccia e di resistenza a pubblico ufficiale sono commessi nei confronti di un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza all’introduzione di un’ulteriore aggravante in virtù della quale la pena è aumentata fino a un terzo se la violenza o la minaccia è commessa al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica. Un altro passaggio controverso, ribattezzato dai detrattori “anti no Ponte”.

Le bodycam sulle divise

Viene poi introdotta la nuova fattispecie di reato di «lesioni personali a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni» punita con la reclusione da 2 a 5 anni nel caso di lesioni semplici; da 4 a 10 anni nel caso di lesioni gravi; da 8 a 16 anni nel caso di lesioni gravissime. E l’articolo 21 consente alle forze di polizia, stanziando 23 milioni di euro fino al 2026, di utilizzare dispositivi di videosorveglianza indossabili nei servizi di mantenimento dell’ordine pubblico, di controllo del territorio, di vigilanza di siti sensibili, nonché in ambito ferroviario e a bordo treno.

Tutela legale fino a 10mila euro e armi private “libere”

Sempre durante il cammino alla Camera era stata introdotta un’altra norma voluta dagli operatori della sicurezza: il riconoscimento di un beneficio economico a decorrere dal 2024 fino a 10mila euro in ogni fase del procedimento a fronte delle spese legali sostenute da ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria, nonché dai vigili del fuoco, indagati o imputati per fatti inerenti al servizio svolto. Si prevede un’autorizzazione di spesa nel limite di 860mila euro a decorrere dal 2024. Vengono inoltre inasprite le sanzioni per chi non si ferma all’alt della polizia stradale. E l’articolo 28 autorizza infine gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza alcune tipologie di armi, tra cui rivoltelle e pistole di ogni misura, quando non sono in servizio.

Carceri e migranti, la stretta sulle detenute madri e il reato di «rivolta»

Nel mirino degli oppositori - ieri si è nuovamente riunita in assemblea la Rete No Ddl sicurezza - oltre alla controversa norma sulle detenute madri (l’articolo 15 difeso dalla Lega, che modifica gli articoli 146 e 147 del Codice penale rendendo facoltativo, e non più obbligatorio, il rinvio dell’esecuzione della pena per le condannate incinte o madri di figli di età inferiore a un anno) c’è anche l’articolo 26, che introduce l’aggravante del reato di istigazione a disobbedire alle leggi (articolo 415 Codice penale), con pena aumentata fino a un terzo, se commesso all’interno di un istituto penitenziario o a mezzo di scritti o comunicazioni diretti a persone detenute e il delitto di rivolta all’interno di un istituto penitenziario (articolo 415 bis Cp), integrato non solo da atti di violenza o minaccia o da tentativi di evasione, ma pure da «resistenza, anche passiva, all’esecuzione degli ordini impartiti». Previsione che ha fatto parlare le opposizioni di norma incostituzionale, «un attacco allo stato di diritto».

Il giro di vite sulle Sim dei migranti

La pena base è stabilita nella reclusione da 2 a 8 anni, aumentata da 3 a 10 anni se si usano armi e da 10 a 20 anni se si causano vittime. Viene punita con il carcere da 1 a 5 anni anche la mera partecipazione alla protesta. Pene severe anche per chi promuove, organizza o dirige una rivolta nei centri di permanenza per il rimpatrio o nelle strutture per l’accoglienza dei migranti. Che avranno vita più difficile anche per l’acquisto delle Sim: tra i documenti che gli operatori dovranno acquisire per poterle vendere, oltre a quelli di identità, sarà necessaria «copia del titolo di soggiorno», pena la chiusura dell’attività da cinque a trenta giorni.

Il centrodestra: «Subito in Aula»

Le tensioni alle manifestazioni indette per Ramy, il giovane rimasto ucciso a Milano nel quartiere Corvetto durante un inseguimento con i carabinieri, sono state stigmatizzate in primis dalla premier Giorgia Meloni («Ignobile»), che nella conferenza stampa di inizio anno aveva sottolineato: «Dobbiamo porci il problema che le forze dell’ordine temono di aver fatto il proprio lavoro ed entrano in un calvario». Aveva già fatto discutere il caso del maresciallo Luciano Masini, il carabiniere indagato per eccesso di legittima difesa per aver ucciso un uomo che, dopo aver ferito quattro persone a coltellate, stava aggredendo anche lui. Gli scontri del fine settimana hanno convinto il Governo che intervenire è necessario. «Dobbiamo immaginare interventi legislativi che tutelino ancor di più le nostre forze dell’ordine nello svolgimento del loro lavoro», ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Durissimo il vicepremier leghista Matteo Salvini, che ha parlato di «criminali rossi» che «assaltano le forze dell’ordine». Mentre dalla maggioranza il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha annunciato che chiederà «di far passare direttamente in Aula il disegno di legge sulla sicurezza» per superare «l’ostruzionismo delle opposizioni in commissione».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti