Snam lancia piano da 12,4 miliardi al 2029. Focus su infrastrutture e transizione verso lo zero netto
Il gruppo alza dell’8% l’asticella dell’impegno messo in campo per consolidare la propria leadership nel trasporto e nella decarbonizzazione
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I punti chiave
- L’ammontare degli investimenti
- Lo stoccaggio
- Il business della transizione energetica
- L’idrogeno
- Il biometano
- L’efficienza energetica
- Il contributo delle partecipate
- Lo sforzo sull’innovazione
- La sostenibilità
- La crescita degli indicatori finanziari
- La guidance
- La politica dei dividendi
- Il capitolo debito
- Le opportunità di investimento al 2034
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Un incremento dell’8% rispetto alla strategia presentata un anno fa per un impegno complessiva che vale, nei prossimi cinque anni, 12,4 miliardi di investimenti con un focus forte sul potenziamento dell’infrastruttura di trasporto, di stoccaggio e Gnl (gasl liquefatto), a cominciare dal completamento della Linea Adriatica entro il 2027, snodo cruciale per potenziare ulteriormente il passaggio del gas lungo l’asse nord-sud, e l’attenzione puntata ovviamente su sicurezza energetica e transizione verso lo zero netto, traguardo su cui il gruppo non intende rallentare. Sono questi gli assi principali del piano strategico di Snam che oggi sarà illustrato dal numero uno del gruppo, Stefano Venier, alla comunità finanziaria, e che prevede altresì fino a 14,7 miliardi di euro di opportunità di investimento tra il 2030 e il 2034 in aggiunta agli investimenti contenuti nel business plan.
L’ammontare degli investimenti
Lo sforzo messo in campo dal gruppo, che punta a consolidare la propria leadership anche a livello europeo, risulta, come detto, incrementato rispetto al passato e il più alto mai predisposto nella storia di Snam. Una parte consistente degli investimenti, pari a 10,9 miliardi di euro (rispetto ai 10,3 miliardi del piano precedente) sarà dedicata allo sviluppo sostenibile delle infrastrutture gas con il grosso dell’impegno destinato ai progetti legati al trasporto, a partire dalla nuova dorsale lungo l’asse adriatico (che aumenterà la capacità di trasporto di 10 miliardi di metri cubi l’anno).
Lo stoccaggio
Altri 2 miliardi di euro (rispetto agli 1,4 miliardi del piano precedente) saranno, invece, riservati all’ampliamento e al potenziamento dei siti di stoccaggio, all’installazione di tre stazioni di compressione dual-fuel e agli investimenti relativi agli asset di Edison Stoccaggio, la cui acquisizione dovrebbe essere finalizzata nel primo trimestre del 2025, previa approvazione dell’Antitrust. A questi si affiancano gli 0,9 miliardi che serviranno a rafforzare il capitolo del Gnl e che saranno finalizzati prioritariamente al commissioning della nave rigassificatrice di Ravenna (la cui entrata in servizio è attesa per aprile) e alla costruzione di infrastrutture small-scale a Panigaglia e Pignataro.
Il business della transizione energetica
Gli investimenti nei business della transizione energetica ammontano a 1,5 miliardi di euro (rispetto agli 1,2 miliardi di euro del piano precedente) e risultano così ripartiti: 500 milioni di euro per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (900 milioni di euro al lordo dei finanziamenti pubblici) che saranno investiti nell’arco del Piano per sviluppare il trasporto di CO2 a livello nazionale e l’infrastruttura di stoccaggio a Ravenna, in partnership con Eni. Il progetto è fondamentale per la decarbonizzazione delle industrie italiane hard-to-abate, con l’obiettivo di sviluppare il più grande hub offshore multimodale open access di CO2 nell’area del Mediterraneo, con una capacità stimata a vita intera fino a 500 milioni di tonnellate. Le attività di iniezione sono iniziate lo scorso agosto con ottime performance.
L’idrogeno
Altri 380 milioni sono invece riservati alla dorsale per l’idrogeno (Hydrogen Backbone) e qui il focus sarà rappresentato dal SoutH2 Corridor, una pipeline dedicata al trasporto di idrogeno, inserita nei Progetti di Interesse Comune (PCI) dell’Unione Europea e nella Global Gateways List. Il segmento italiano del SoutH2 Corridor si estenderà per 2.300 chilometri e l’inizio delle operazioni è previsto dopo il 2030 con il benestare delle istituzioni che ieri, a Roma, hanno firmato un ulteriore step con la sigla della dichiarazione congiunta tra i paesi interessati (Italia, Germania, Austria, Algeria e Tunisia).
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