Automotive

Sospensioni difettose? Tesla rischia un richiamo in Norvegia

Sotto la lente presunti difetti alle sospensioni, che l’assistenza del costruttore Usa avrebbe di fatto negato a fronte delle richieste dei clienti

La ruota di una Tesla Model 3.  REUTERS/James Glover II/File Photo

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Non è il maxi richiamo da 2 milioni di vetture negli Stati Uniti per i noti problemi al software di guida assistita, ma di certo è un altro episodio del momento no tra Tesla e i Paesi scandinavi. Perché mentre prosegue il braccio di ferro iniziato a fine ottobre con i sindacati sul contratto di lavoro dei 130 meccanici dei punti di assistenza in Svezia (che coinvolge per solidarietà anche Finlandia, Danimarca e Norvegia), il costruttore di automobili a maggior capitalizzazione è alle prese con un’indagine dell’agenzia norvegese per la sicurezza stradale. Questa volta si tratta di presunti difetti alle sospensioni, che l’assistenza Tesla avrebbe di fatto negato a fronte delle richieste dei clienti. Ne potrebbe scaturire un richiamo su tutti i modelli S e X in circolazione.

Tor-Ove Satren, ingegnere della Norwegian Public Roads Administration (Npra), ha dichiarato che l’agenzia ha chiesto a Tesla da oltre un anno di prendere in considerazione le richieste dei clienti in merito alla rottura dei braccetti ammortizzatori posteriori delle Model S e X, rispettivamente berlina e crossover di fascia alta della casa di Austin, Texas.

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La Npra potrebbe imporre a Tesla un richiamo per le vetture in questione allo scopo di sostituire i componenti interessati, nel caso l’indagine porti alla conclusione che il guasto espone a un rischio grave. L’indagine potrebbe anche essere chiusa senza alcun provvedimento se, al contrario, non fossero riscontrati pericoli. La decisione è attesa per Natale. La vicenda è stata svelata da Reuters.

Tesla, secondo la ricostruzione, avrebbe incolpato i conducenti per i frequenti guasti alle sospensioni e allo sterzo, pur essendone a conoscenza da tempo. In ragione dell’impennata dei costi della garanzia, Tesla avrebbe cercato di ridurre la spesa per le riparazioni attribuendo i problemi a un utilizzo scorretto. Tali conclusioni sono contenute in un rapporto basato su migliaia di documenti della stessa casa texana e su interviste a ex dipendenti, tra cui responsabili dell’assistenza Tesla e tecnici in Norvegia.

Tesla richiama oltre 2 milioni di veicoli

L’indagine ha rilevato che i guasti ai braccetti ammortizzatori erano un problema costante nel Paese nordico, uno dei maggiori mercati europei del produttore americano.

Un proprietario ha raccontato a Reuters di aver portato la sua Model S del 2017 a far controllare il braccetto posteriore destro nel giugno 2022 perché quello posteriore sinistro si era rotto nell’ottobre 2021. Un meccanico gli ha risposto che il pezzo era a posto e non presentava «danni da corrosione o crepe», secondo le fatture fornite da diretto interessato a Reuters. Il pezzo si è rotto due settimane dopo, sempre secondo quanto riferito dal proprietario.

Se l’agenzia norvegese ordinasse il richiamo, potrebbe segnalare il problema al Safety Gate dell’Unione europea, un database che serve come sistema di allarme rapido per i prodotti non alimentari potenzialmente pericolosi. In questo modo, tutti i proprietari di Tesla e gli stati membri dell’Unione sarebbero avvisati del possibile rischio derivante delle sospensioni.

Da quando è arrivata nel Paese scandinavo, nel 2013, Tesla ha dominato il mercato, che oggi vede le auto a batteria prevalere con il 91% delle immatricolazioni. I dati della Norwegian Road Federation mostrano che in Norvegia sono state immatricolate 123.642 Tesla e quasi 120mila sono in circolazione. Nel 2022 in Norvegia la casa guidata da Elon Musk ha venduto 21mila vetture, pari a una quota di mercato del 15 per cento.

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