Spese per la difesa fuori dal deficit, la Ue apre, cosa vuol dire per l’Italia
La scelta di attivare la “clausola di salvaguardia” per le spese della difesa va nella direzione di quanto chiede il governo italiano, che da tempo propone di scorporare le spese della difesa dal Patto di stabilità. Il precedente dell’emergenza Covid
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I punti chiave
- Verso la presentazione del Libro bianco per la difesa
- I due tipi di clausole di salvaguardia
- Crosetto: grande soddisfazione per annuncio von der Leyen su investimenti Difesa.
- Chigi: bene la clausola sulle spese in difesa, primo passo
- Il prossimo step
- Le spese dell’Ue per la difesa
- L’Italia destina l’1,49% del Pil
- Sguardi puntati al vertice Nato dell’Aia
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Dopo una trattativa non facile, durata mesi, la Commissione europea ha aperto all’ipotesi di adottare una clausola di salvaguardia per le spese della Difesa. Una soluzione che avuto un precedente durante l’emergenza della pandemia Covid. Questa soluzione è stata proposta in più di un’occasione dall’Italia, sia attraverso il presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia tramite il ministro della Difesa Guido Crosetto.
«Dovremo aumentare ancora una volta in modo considerevole questo numero - ha detto ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in occasione della Conferenza di Monaco -. Perché passare dal 2% a oltre il 3% significa centinaia di miliardi di investimenti in più ogni anno. Quindi, abbiamo bisogno di un approccio coraggioso. Posso annunciare che proporrò di attivare la clausola di salvaguardia per gli investimenti nella difesa». La scelta di attivare la “clausola di salvaguardia” per le spese della difesa va nella direzione di quanto chiede il governo italiano, che da tempo propone di scorporare le spese della difesa dal Patto di stabilità. Il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, ha proposto di alzare l’asticella oltre il 3%. Ma arrivare al 3% del Pil per la difesa per l’Italia significa aggiungere 33 miliardi a quello che spende allo stato attuale. L’apertura di Bruxelles rappresenta comunque un passo in avanti, una prima boccata di ossigeno.
Il nuovo Patto di stabilità, che conserva una forte impronta tedesca ed è in vigore da meno di un anno, è infatti un po’ meno rigido del precedente ma aumentare le spese militari per gli Stati membri ad alto debito resta complicato e politicamente rischioso. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato in più di un’occasione che le regole Ue sui conti pubblici impediscono all’Italia di spendere per la difesa come vorrebbe. Occorre dunque alzare l’asticella senza mandare in affanno i conti pubblici. Anche perché il nuovo presidente Usa Donald Trump ha chiesto di portare al 5% il contributo all’Alleanza Atlantica.
Verso la presentazione del Libro bianco per la difesa
Il Libro Bianco per la difesa - che verrà presentato fra circa un mese, il 19 marzo - sarà chiamato a proporre alcune soluzioni. Non ci saranno però assegni in bianco. «Naturalmente - ha chiarito von der Leyen - l’aumento delle spese avverrà in modo controllato e condizionato e proporremo anche un pacchetto più ampio di strumenti ad hoc per affrontare la situazione specifica di ciascun Paese, dall’attuale livello di spesa per la difesa alla situazione fiscale».
I due tipi di clausole di salvaguardia
Ci sono due tipi di clausole di salvaguardia previste dal Patto di stabilità e crescita utilizzabili in questo caso. Da una parte quella “generale” - con una deroga per tutti all’applicazione delle regole - e dall’altra quella “nazionale”, dove in pratica ogni Paese fa per sé. Con le nuove regole, arrivate dopo il Covid, la clausola generale può essere attivata per una “grave recessione” e “quindi legalmente l’uso non sarebbe proprio appropriato”, spiegano fonti a Bruxelles. Più realistica appare invece l’attivazione della clausola nazionale.


