Spread BTp-Bund, perché 250 punti base può essere la nuova «linea del Piave»
Il differenziale fra BTp-Bund continua a crescere a piccoli passi con un occhio al nuovo Governo e alle mosse Bce. E sullo sfondo la crisi dei gilt britannici resta un monito.
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Avanti a piccoli passi, giorno dopo giorno, senza creare allarmismi, ma con una continuità che diventa difficile da ignorare. Lo spread fra BTp e Bund è arrivato a 250 punti base, verso la soglia che per molti rappresenta una sorta di linea del Piave per il differenziale di rendimento dei titoli di Stato di Italia e Germania: quella che qualche mese fa avrebbe costretto la Bce a un vertice di urgenza per varare il Transmission protection instrument (Tpi), non a caso popolarmente conosciuto come «scudo anti-spread», e che alcune frange del mercato sono impazienti di testare.
Tra incognite politiche e mosse Bce
Alla base del movimento rialzista che si protrae da qualche mese c’è evidentemente l’incognita politica, prima quella dell’esito del voto e adesso quella relativa alla strada che la coalizione vincente di centro-destra intenderà prendere sul piano delle politiche economiche e fiscali e delle riforme. Ma ci sono anche fattori internazionali, che riguardano l’aria di recessione che si respira ovunque e soprattutto un altro genere di politiche, quelle monetarie che sta portando avanti la Bce.
Le parole pronunciate dalla presidente Christine Lagarde di fronte alla Commissione affari economici dell’Europarlamento due giorni fa non sono sotto questo aspetto passate certo inosservate. In particolare quel riferimento al fatto che, una volta raggiunto il «tasso neutrale», l’Eurotower deciderà se «andare oltre per raggiungere l’obiettivo di un’inflazione al 2 per cento». Il passo successivo sarebbe in effetti la riduzione del bilancio dell’istituto centrale (ormai lievitato fino a quasi 9mila miliardi di euro) attraverso la cessione dei titoli acquistati in precedenza con i diversi programmi di sostegno.
«Con i tassi ufficiali sulla via della neutralità, o su un livello anche più elevato, l’attenzione si focalizzerà sempre più sul quantitative tightening», conferma Luca Cazzulani, Head of Strategy Research di UniCredit, sottolineando anche come «la decisione di iniziare a ridurre il bilancio sarebbe negativa per i BTp». La riprova la si ottiene considerando anche l’andamento dei rendimenti di altri Paesi della «periferia» d’Europa. I titoli di Stato di Spagna e Portogallo hanno infatti allargato il divario con quelli tedeschi da inizio anno. Lo hanno fatto di circa un terzo rispetto a quelli italiani (40 punti base contro 120) e questo può dare in un certo senso la misura di quanto abbiano contato il crescente rischio politico percepito dai mercati da una parte e le decisioni di Francoforte dall’altra.
Il sorpasso (parziale) di Atene
In queste ore esiste tuttavia un altro confronto poco lusinghiero per il nostro Paese, quello con la Grecia. I rendimenti dei BTp hanno infatti di nuovo superato quelli dei titoli di Atene, almeno sulla scadenza dei 2 anni (3,29% contro 2,69%), mentre rimangono ancora al di sotto sui 5 e 10 anni (rispettivamente 4,04% contro 4,16% e 4,74% contro 4,94%). Non è appunto una novità, visto che il sorpasso si è già verificato a più riprese anche quest’anno e al di là del fatto che i due strumenti non sono immediatamente confrontabili anche per la dimensione del mercato e per la loro differente liquidità, si tratta di un campanello d’allarme da non sottovalutare.


