Stefano Azzi: «La Serie A è di grande interesse, Dazn pronta alla gara sui diritti»
Intervista al ceo di Dazn Italia Stefano Azzi a un anno dal suo arrivo nella società che gestisce i diritti audiovisivi della Serie A. Da Lotta alla pirateria e miglioramento dell’experience il futuro di un prodotto i cui diritti si apprestano a essere messi a bando per il prossimo quinquennio
di Andrea Biondi
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«Va bene parlare del prezzo, ma prima mi concentrerei sul menu e sulla pirateria. È da lì che bisogna partire». Stefano Azzi, ceo di Dazn Italia, non si nasconde alla domanda e conferma: «Sui diritti della Serie A per i prossimi cinque anni siamo pronti a giocare la nostra partita con determinazione. Ma l’importante è anche migliorare il prodotto come experience. Cosa assolutamente possibile». Azzi è arrivato alla guida di Dazn Italia un anno fa. E guarda ai 12 mesi alle spalle «in maniera positiva. In questo periodo abbiamo cambiato passo. Sulla sostenibilità finanziaria, nel rapporto con le istituzioni, negli investimenti in tecnologie, nel rapporto con i clienti con il nuovo customer care».
Beh, se parliamo di sostenibilità finanziaria non lo trova in contraddizione con il bilancio 2021 del gruppo Dazn che a livello globale si è chiuso con un perdita di 2,17 miliardi di euro?
Il gruppo è in crescita corposa. I ricavi sono saliti del 70% e Dazn si sta ritagliando sempre di più il ruolo di leader europeo dello sport in streaming. Il gruppo si è posto l’obiettivo di arrivare alla profittabilità per la fine del 2023. E anche noi in Italia siamo in linea con la strategia del gruppo. Questa fase per noi è ancora quella degli investimenti per creare valore. Lo abbiamo fatto con la Serie A, ma anche con l’acquisizione di Eleven Group e con tutto l’impegno sulle infrastrutture e sulla tecnologia.
Anche in questa stagione Dazn ha dovuto fronteggiare la famigerata rotella per i consumatori.
Sempre meno. In un anno e mezzo abbiamo trasmesso 640 partite. In questo novero le criticità ci sono state in circa l’1% dei match. Ce ne siamo sempre scusati, assolutamente, rileviamo che sono criticità appartenenti a episodi passati e in molti casi neanche riferibili a noi. Da Ott responsabile quale siamo, abbiamo rimborsato proattivamente in pochi giorni. Ma abbiamo lavorato sodo, investito e guardato in avanti.
Cosa pensa del fatto che molti osservatori ancora oggi ritengono che lo streaming non sia in grado di supportare lo sport live?
Lo streaming non è il futuro, è il presente. I numeri sulla crescita nella fruizione ci convincono del fatto che sia cambiato il paradigma. Abbiamo circa 15 milioni di device unici registrati. Il 30% circa di chi utilizza il servizio lo fa in mobilità. E l’audience ci sta dando risultati positivi
Questa è stata una
A gennaio siamo andati sopra i 7 milioni di spettatori, ma poi anche 7,4. Auditel oggi ci misura con la Total Audience e con dati che confermano anche quelli che rendevamo pubblici noi stessi lo scorso anno. Sono dati certificati e confermati. Che confermano l’appetibilità della Serie A.


